ATTUALMENTE IN ARCHIVIO 405 ARTICOLI


Vi chiederete perché - almeno spero - l'archivio non venga riempito con i vecchi articoli, come avevo promesso. La verità è che, per un limite di questo template (il sito, insomma) la visibilità delle notizie su Google è praticamente nulla. In pratica dovrò rifare tutto daccapo. Stiamo provvedendo a preparare il nuovo, bellissimo - pure troppo... - sito, che da una parte risolverà il problema tecnico e dall' altra aggiungerà contenuti extra di vario tipo. Grazie.


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RECENSIONE EMMA MARRONE LIVE: PREGI E DIFETTI

Emma Marrone non ha un vero repertorio. Questo è il suo più grande limite. E’ sostanzialmente il limite di questa generazione di artisti ultratrentenni, fuoriusciti dai talent, e dalla Maria in particolare, che non possono più contare sulla grande offerta autorale che fino a una ventina di anni fa permetteva di “vestirsi” di canzoni adatte alla propria voce, al proprio stile e – perché no? – alla personale visione della Società e/o della sfera affettiva. Gli iscritti Siae formavano una specie di ricco supermercato del talento, all’ interno del quale in molti trovavano la risposta alla propria fame di fama. Si sono estinti? Qualcosa del genere. Faticando a vivere di canzoni, anche per la contrazione delle vendite, si sono messi a fare altro. E i poveri cantanti di successo prettamente televisivo, accumulando errore ad errore decidono di arrangiarsi in proprio, con risultati spesso imbarazzanti. E dire che Emma, per esperienza e successo, andrebbe annoverata tra le interpreti “mature” del pop italiano. Anche per il successo di pubblico (molti giovanissimi e addirittura bambini) che comunque continua ad avere. Ecco allora il Forum di Assago bello pieno dei “soliti” Diecimila. Metto in conto che quei diecimila, e tanti altri, essendo fan appunto, non tengano in considerazione le mie parole, anzi le possano trovare ingiuste. Ma tant’è. A me tocca l’ ingrato compito di gridare che il Re è nudo… Altro problema della focosa ragazza pugliese è la voce poco “istruita”, sempre un po’ ondeggiante sull’ intonazione, più che altro perché troppo incline a “sparare” la sua consistente vocalità sempre in overclocking. Gli arrangiamenti poi sono un po’ tutti “figli naturali” di qualcos’altro. Come la lunga introduzione allo show con il riff (identico) che è marchio di fabbrica degli U2, tipo “When the Streets Have No Name” per intenderci. I pregi? Emma è una artista “sfacciata”; e prenda questa mia affermazione come un sentito complimento. Ha verve, una indubbia personalità e un potenziale artistico animalesco. Ma nessuno, finora, ha saputo – o voluto – imbrigliare tanta energia. E qui la rabbia si fa più sentita. Con la nostalgia per personaggi come Gianni Sassi, Nanni Ricordi e Ennio Melis, che di una così avrebbero fatto meraviglie.

Nella Galleria foto 94 immagini dello show 

RECENSIONE SECONDAMAREA SLOW

Finalmente, un po’ di sano artigianato. Dodici anni fa due ragazzi milanesi poco più che ventenni si sono trasferiti all’ Isola del Giglio per vivere e fare la loro musica. Sono Ilaria Becchino e Andrea Biscaro, i Secondamarea. Dal 2007, con “Chimera” ispirato a Dino Campana, in poi frequentano i premi Ciampi, De André, Biella Festival e Bianca d’ Aponte e li vincono, così come il Festival Internazionale di Monaco di Baviera. Ricchi pargoli della borghesia un po’ sopra le righe? Non ci risulta, anzi. “Viviamo di musica, di arte, e di quello che ci incuriosisce”, mi spiegano, precisando poi che sono stati solo sfiorati dal delirio del naufragio “… torni sulla nave, cazzo!”, abitando dall’ altra parte dell’ isola. Il loro nuovo album, “Slow” si permette anche un video, “Petrolio”, ben realizzato sulla dinamica di un brano che una volta si sarebbe potuto definire il “singolo”. Il cd, o su quale supporto lo vogliate, è interessante perché parte dalle canzoni e non dagli arrangiamenti, e i testi sono logici nella loro ispirazione ecologista/realista. Tra i titoli, “Slow” è forse il brano più ispirato. Un elogio alla lentezza tra castagne e amore. “Pellegrinaggio” e “Macina” potrebbero essere canzoni dei Nomadi, con quei ritmi e quelle tematiche. Lei, Ilaria, occhi azzurri e pelle già abbronzata (che invidia… ) ha una voce ben impostata naturalmente, e una buona dizione e scansione. Tecniche rarissime nell’ eccesso di scapigliatura roccheggiante dei talent. Lui, Andrea, è il fedele scudiero ma, evidentemente, anche il musicista con una buona istintività armonica e un altrettanto istintivo gusto per un piacevole e largo “terzinato”. In questi giorni sono passati da Milano per un paio di rapidi showcase voce e chitarra in spazi di movida, duellando acusticamente con tram e motociclette, eppure riuscendo a bloccare l’ attenzione del pubblico. Siamo alle solite, insomma. Se esistesse ancora una Discografia italiana, ovvero reali spazi alternativi ma di successo, i Secondamarea sarebbero delle piccole star. Ma forse a loro va meglio così. Meglio una primavera al Giglio piuttosto che un successo cementificato

BM

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E' ONLINE IL SITO DEGLI EURASIA: GLI AREA DEL NUOVO MILLENNIO

E' da poche ore online il sito https://www.eurasiaband.it dove potrete trovare tutte le informazioni sulla band piemontese che sta ricevendo consensi da tutto il mondo. Il loro album "Il mondo a rovescio" li ha consacrati come i legittimi eredi di "quel" sound musicale e sociale "rivoluzionario" che contraddistinse gli inarrivabili Area. Certo inarrivabili, tenendo presente anche la voce di Demetrio Stratos (infatti gli Eurasia tendono a cambiare vocalist sovente... ) ma sicuramente ripercorribili per maestria strumentale e originalità compositiva. Gli Eurasia sono Marco Cavallo alla chitarra, Paolo Cagnoni al basso, Simone Torriano alle tastiere e Diego Marzi (parente?... ) alla batteria. La loro attività live è attualmente limitata  ma la cosa si sta risolvendo. Bene.

IAN FLEMING THUNDERBALL-OPERAZIONE TUONO RECENSIONE LIBRO

Fino alla morte, nell’ agosto del ’64 a soli 56 anni (ebbe modo di seguire gran parte della realizzazione del film “Si vive solo due volte”) Ian Fleming, ossia il “vero” James Bond, collaborò con Albert Chubby Broccoli per le sceneggiature di film tratti dai suoi libri. E proprio l’ ultimo, “You Only Live Twice”, con i suoi astronauti e la famosa rampa costruita negli studi di Pinewood, è quello che si discosta di più dai libri (nello specifico, c’era un castello e la foresta con le piante avvelenate per i suicidi; e un Bond che quasi muore e ci mette un anno a riprendersi) pur con l’ autorizzazione dell’ autore, che era tutto sommato favorevole alle modernità, capendo che Bond sarebbe stato immortale e succube della tecnologia. In questo senso, pur se di difficile reperibilità in nuove edizioni, diventa esiziale leggere i libri, sia perché sono ben scritti e veloci (meno di 300 pagine, sempre) sia perché appunto spesso differenti e non poco rispetto ai film. Così, per l’ ennesima volta, a 52 anni di distanza, ho riletto volentieri “Operazione tuono” (Garzanti, 1965. 850 lire… Versione originale uscita nel 1961) che, ambientato tra la campagna inglese e Nassau, è buona sintesi di tradizione e innovazione. Va subito detto che alcuni personaggi noti dal film, come la splendida Luciana Paluzzi, la Fiona Volpe killer della Spectre che ama e ammazza con il medesimo aplomb, nel libro non esistono, e lo stesso killer Vargas viene nominato solo una volta. L’inizio con Bond che uccide “La vedova” alias killer della Spectre, è solo la scusa filmica per far vedere di nuovo l’ Aston Martin di “Goldfinger”, la slitta a getto che fa volare le persone (cioè il suo inventore nel film) e intuire che Bond questa volta ha subito danni alla schiena per un “attizzatoio nelle mani di una vedova”. Anche la storia della sostituzione con plastica facciale del maggiore Dervall della Nato (l’ attore Paul Stassino) in realtà nel libro si rivela come una semplice corruzione per denaro di Giuseppe Petacchi, pilota e viveur italiano, fratello di Dominetta (Domino) Vitali/Petacchi, amante di Emilio Largo. Ultima discrepanza, nella storia la Spectre non ha un vero capo, e i “numeri” vengono cambiati a rotazione. Così Largo ha il numero 1, mentre Ernst Stavro Blofeld ha il numero 2. Il resto si svolge più o meno come da copione (è il caso di dirlo). In alcuni casi la precisione comprende anche i dialoghi, sovrapponibili a quelli dei film. La riunione a Parigi della Spectre, il tavolo a trazione e la “cottura” del Conte Lippe, così come l’ avventura di 007 con l’avvenente e simpatica infermiera e la sfida con Largo al Casinò di Nassau. Il Disco Volante è come da film, ma non si divide in due, e non si schianta. La residenza di Palmyra non viene approfondita (e non ci sono squali affamati nella piscina) mentre la storia di copertura per la missione di Largo è quella di una caccia al tesoro. Non manca il clima caraibico ben impresso, e la naturale eleganza implicita del principale personaggio. Anche se il finale della storia è ben noto, il libro riserva alcune piccole sorprese. Per cui vi lascio la curiosità di scoprirlo.

RECENSIONE RON LUCIO! TOUR ESORDIO A MILANO

Dopo la ripresa di un inedito di Lucio Dalla, vincendo il premio della critica, all' ultimo Festival di Sanremo, e poi aver realizzato l' album "Lucio!", completamente dedicato al suo grande mentore bolognese, Rosalino Cellamare in arte Ron ha trasposto le sue idee e le canzoni di Dalla in un concerto-racconto, che ha esordito con successo e commozione al teatro Dal Verme di Milano, ripreso a Roma adesso e poi, dopo alcune date al centro-sud nel mese di maggio, dovrebbe essere messo in standby fino all' autunno, in previsione di un lungo tour teatrale. L'idea è bella e rigorosa; l' aplomb di Ron nel proporre arrangiamenti nuovi ma che non stravolgono le canzoni, anzi, aggiunge quel po' di magìa che a quel farfallone di Dalla avrebbe fatto sicuramente piacere. Un videowall (qualche intoppo all' esordio) ripropone immagini inedite ed edite, stralci di interviste a Pupi Avati, Arbore, Vecchioni, e via dicendo. Ron ci mette il carico alternando le canzoni a brevi ricordi. Un bel mix che è concerto con uno spruzzo di teatro. Cinquanta immagini in galleria.

RECENSIONE ROMEO SANTOS LIVE A RHO-EXPO. CANTANDO SOTTO MOLTA PIOGGIA

Guardali, caro Salvini con o senza felpa. Guardali bene i quasi quindicimila che, pazienti, hanno atteso sotto un vero nubifragio l’inizio del concerto di Romeo Santos, superstar latina nato a New York ma di origine sudamericana. Guardali bene perché sono quelli che non “rubano il lavoro” agli italiani, anzi fanno quelli che i nostri baldi giovani non prendono in considerazione. Non “violentano le nostre donne” ma a volte sono i nostri ragazzi a corteggiarle. Non rubano o si mettono nelle gang di strada, perché ogni santa mattina (sono molto credenti) si alzano presto per andare a lavorare. Stasera si portano appresso i loro bambini, le loro zie e sorelle grasse, oppure sono sexy e seminude per cercare lo sguardo del loro idolo. Esattamente come le ragazzine italiane con il tamarro del momento. Sono come noi, insomma, anzi “sono” noi. E pagano il biglietto, anche caro, per assistere allo show di un’ artista che, mutatis mutandis, potrebbe essere l’ equivalente del nostro Ramazzotti, che peraltro amano anche loro. Eccoli, con le bandiere della Repubblica Dominicana, dell’ Honduras, dell’ Equador, e via dicendo. Questa sera sono orgogliosi della loro superstar pop. E pensare che la location dell’ ex teatro dell’ Expo (quello dove il resident show è stato per un anno il Cirque du Soleil) è apparentemente comoda, essendo collegata a metro, Fs, autostrade e altro, ma all’ atto pratico è una sfacchinata, perché l’ intera zona è per metà area “cimiteriale” dell’ Expo e per metà cantiere, e non si può arrivare se non passando vari controlli e facendo chilometri a piedi. Ma questa sera non conta. E allora prendiamo il freddo, l’ acqua (ma il palco è copertissimo) e gli accidenti di rito, e attendiamo le dieci di sera perché alla fine lo show del Golden Tour 2018 abbia inizio. Lui è come deve essere. Canta bene, si muove bene, ha una band che ricorda spesso le sonorità del primo Santana. Canta i vecchi e nuovi successi, che non conosco e che, con il mio spagnolo da Mallorca e isole vicine, fatico a capire. Ma loro, i Quindicimila, sanno ogni parola, ogni riff. E anche l’ acqua dal cielo, pietosamente, ad un certo punto si fa meno intensa. E questi nostri concittadini figli degli Incas (sono buoni, ma non farli incazzare, Salvini) per questa sera si sono ritrovati senza padroni, senza nemici, senza Salvini insomma.

Nella Galleria Foto ben ottanta immagini dello show

EDITORIALE

QUANTICO, L'ITALIA E BERLUSCONI

Succede che guardi per lavoro la prima puntata della terza serie di Quantico, la spy story con la former (e che “former”… ) Miss Mondo Pryanka Chopra nel ruolo della protagonista Alex Parrish, che passa da recluta a super agente Fbi in un baleno, e salva il Mondo un paio di volte; e, malgrado ciò, all’ inizio della prima delle nuove 12 puntate in programma, tecnicamente è ancora latitante per una serie di accuse federali. Succede che si nasconda in Italia, ma ci torniamo dopo. Succede che la sua migliore amica Shelby (Johanna Braddy) che nel frattempo si è sposata con l’ ex di Alex, il belloccio Ryan Booth (Jake McLauglin) proprio per causa sua (una super arma, what else?) sia prigioniera a New York di una “cattivissima” chiamata La Vedova che, mentre la tortura, ammette di sapere parlare italiano dai tempi in cui “Faceva affari con Berlusconi”, definito un attimo dopo “verme”. Ho riprodotto i due fotogrammi incriminati con tanto di traduzione, e mi chiedo, ma se lo chiedono anche i fan, se e come verrà tradotto questo passaggio in italiano. La serie inizia infatti tra pochi giorni su Sky. Sia chiaro che non sono un fan dell’ ex Cavaliere, e nemmeno pendo dalle immagini di Sorrentino, malgrado l’ evidenza di certe situazioni che hanno anche già avuto riscontri giudiziari per alcune persone. Ciò premesso, mi trovo nella posizione di difendere (intendiamoci, non ha certo bisogno di me, in questo senso) l’ onorabilità del dottor Berlusconi da quello che, a tutti gli effetti, sembra uno “script” raffazzonato di un autore distratto, o poco controllato dagli onnipresenti avvocati delle Case di produzione. Una cadute di stile, tra l’ altro ininfluente per la storia. La verità è che, more solito, quando entra l’ Italia protagonista in qualche modo di vicende americane, la tentazione del luogo comune è sempre in agguato, e l’ ignoranza degli autori è palese. Ecco allora Alex che vendemmia a Montepulciano, ha un compagno con una figlia piccola che sembra il classico vedovo benestante proprietario terriero (non è Sting ma l’ attore Andrea Bosca; lo stesso co-protagonista in Rai di Il Capitano Maria, con la Incontrada). Succedono delle cose, e lui deve scappare con la figlia, mentre Alex ne ammazza cinque o sei. Con quale macchina scappa? Una Giulietta anni Sessanta… Il taxi che riporterà poi Alex in Toscana è, come normale, una Toyota Prius ecologica? Niente affatto: è una vecchia 128 scassata. Nel mercatino di Montepulciano, sullo sfondo non manca uno sfaccendato anziano che suona la chitarra (Boh… ) mentre una signora vende braccialettini indiani fatti a mano. Vedo già la giusta protesta dell’ Associazione Venditori Abusivi pachistani… E via dicendo. L’unica cosa (che perderemo nel doppiaggio) è il discreto italiano di Pryanka/Alex. Quella che ha preso la cosa più seriamente. E nella speranza che il Berlusca faccia causa e mi dia una percentuale…

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Recensione The 100 serie tv quinta stagione

Ricorderete: l’ idea iniziale era molto buona. L’ Umanità, dopo il solito olocausto nucleare, si salva in una grande stazione spaziale, che per cinquantasette anni ruota attorno alla martoriata Terra. Varie vicissitudini portano cento ragazzi – appunto – a tornare sulla superficie facendo un po’ da cavia. Poi arrivano i sopravvissuti, vagamente mutanti, le dodici tribù, altri survivors dentro una montagna, un tentativo maldestro di mondo parallelo dentro un mega computer. Il tutto sotto l’ egida di un gruppo di bravi e noti attori; in particolare Eliza Taylor che è l’ eroina Clarke, Paige Turco che è sua madre Abby Griffin. Zach McGowan (il Vane di Black Sails) è Roan, mentre Henry Ian Cusick è Marcus Kane, il capo della Comunità. Tanti i giovani attori, tra i quali cito Lindsey Morgan nel ruolo di Raven, l’ “aggiustatutto”. Ergo: la serie piace molto ai giovanissimi, per via di ragazze e ragazzi bellocci, amorini e un paio di solide storie lesbo. La quinta stagione (mi sa anche l’ ultima) di “The 100”, dai libri di Kass Morgan, è alla seconda puntata di tredici, ma già si capisce, a grandi linee, dove la storia andrà a parare. Già da un po’ la dicotomia tra tecnologia e imbarbarimento, sociologicamente sempre intrigante, ha lasciato il posto a una specie di Mad Max perenne e impolverato, ma senza Tina Turner che canta “We Don’t Need Another Hero”. Mentre mille sopravvissuti da sei anni stanno chiusi in un bunker sotterraneo, per via di una pioggia acida e radioattiva, Clarke è rimasta fuori (ha una mutazione genetica che la rende immune) e trova dapprima un’oasi verde dove la Natura è rifiorita e poi una bimba selvaggia che crescerà con lei. La grande trovata consiste invece nell’ atterraggio di una grande astronave piena di galeotti, tutti vivi e vegeti, che nessuno – ohibò! – della stazione spaziale aveva notato in orbita nei famosi cinquantasette anni. La citazione da Star Trek “Botany Bay” e dal successivo film “L’ira di Khan” (dove Khan era il grandissimo Ricardo Montalbàn) è evidente. E’ facile immaginare cosa succederà: botte da orbi per almeno sette o otto puntate. Io amo la fantascienza e un po’ meno le saghe apocalittiche, che pare continuino invece a spaventare e intrigare il pubblico Usa. Per cui vedrò la quinta serie “per vedere come va a finire” ma mi farò una ragione se prevarrà la noia, cosa probabile. Dico questo ancora piacevolmente scosso per il finale di stagione di “Homeland”, magnifico. Dove una realtà fittizia ma mooolto attendibile la vince su una fantasia poco fantastica.

BM


Recensione The Expanse Terza stagione SyFy e Netflix

Che cos’è la protomateria? Roba aliena e pericolosa, sembrerebbe. Dopo averla scoperta nelle periferia del Sistema Solare, nel frattempo ampiamente colonizzato, con Terra, Marte e Cintura (presumibilmente degli asteroidi) che si guardano in cagnesco, sempre pronti a tirare fuori i missiloni, c’è chi ovviamente vuole farne cattivo uso, con cavie umane, bambini in particolare, trasformati in soggetti tipo Alien duri a crepare. Ci sono i politici, che ovviamente danno sempre il meglio di sé, ma ci sono anche gli eroi, volontari e involontari. Quella che ci piace di più è la super soldata marziana Bobbie Drapers, interpretata dalla brava Frankie Adams, che ha una tuta talmente potente che quella di Iron Man le fa una pippa. Intrigante e in via di chiarimento la posizione della diplomatica terrestre Chrisjen Avasarala, ben proposta – una menzione per gli abiti – da Shohreh Aghdashloo, che noi ovviamente chiameremo Gina… La terza serie di The Expanse, ripartita l’11 aprile negli Usa, riprende da dove erano rimasti i nostri Eroi, l’ equipaggio della nave da combattimento Rocinante (che nel frattempo dovrà cambiare nome e nascondersi) e appunto altri personaggi che nel corso delle due prime stagioni si sono dati sia lo status di traditori sia quello di eroi. Il tutto, realizzato splendidamente con la post produzione al computer, ruota all’ interno di una saga abbastanza credibile, diciamo duecento anni avanti nel tempo, in cui tutti vogliono menare tutti. I marziani si sentono fregati dalla madre Terra (ma hanno un esercito da sballo) e i ribelli della Cintura vorrebbero contare di più. Razzismo futuribile, insomma. La serie nasce dal serissimo e pluripremiato primo capitolo della saga “La distesa”, il candidato al Premio Hugo “Leviatan-Il Risveglio” (Fanucci editore in Italia) scritto con lo pseudonimo di James S. A. Corey da Daniel Abraham e Ty Franck. Il consiglio quasi obbligatorio è di vedere tutto dalla prima serie di dieci puntate, più le tredici della seconda, proprio mentre la terza stagione di tredici episodi ha appena preso il via. La faccenda della protomateria ha degli antefatti, delle conseguenze e dei coup de théâtre che non conviene tralasciare. L’ inizio della terza serie è infatti pressoché riassuntivo, con i dieciminuti del finale di puntata molto in stile Battlestar Galactica sparatutto. La serie ci piace perché veramente fantasiosa e allo stesso tempo ben realizzata. Ripeto di partire dalla prima puntata della prima stagione. Va cercata, in inglese (e sottotitoli dei buoni samaritani) ma vale la pena.




Dentro la mostra Immagini di Musica a Verbania

Ecco la mia mostra a Villa Giulia a Verbania. L'intero percorso, con tanto di dark room dedicata a Bowie, lo potete seguire nella sezione "Le mie mostre" testé aggiornata. La mostra continua ad avere successo di pubblico e ottime risposte sul livello della proposta. Fate ancora in tempo perché si va avanti fino a domenica 22, con il gran show finale alle 18. Giornate estive e gente che fa il bagno...


Vincenzo Zitello e la sua arpa stereo (nel senso che ne suona due) sarà in concerto per Amnesty a Villa Giulia di Verbania, all' interno della mostra "Immagini di Musica". Sabato 21 aprile alle ore 21. Ingresso a offerta libera


GIANNA NANNINI LIVE AL FORUM DI MILANO

La serata inizia subito bene. Casualmente incontro e saluto Francesca Schiavone, ovvero la tennista italiana più forte di sempre. Due battute simpatiche (spero) senza bisogno della seconda di servizio. Le strappo la conferma che la sua carriera agonistica continua ancora. Spero che ci faccia divertire con nuovi exploit. L' età è una convenzione. In proposito l' altra artista della serata, Scaramacai Gianna Nannini, è lussuosamente assisa su un trono bianco e dorato. da cui si muove quasi subito, attenta a non combinare ulteriori disastri al ginocchio della gamba sinistra bloccato dal tutore metallico modello Terminator. La vicenda è nota. Da tempo non si rompeva nulla durante uno show. E' successo una settimana fa e il ginocchio ha fatto strani rumori. Ma lei non demorde, e non delude - anzi! - un pubblico molto affettuoso che la accompagna cantando sia i nuovi sia i vecchi successi. La Gianna è ancora una rockstar con il pedigree intatto. Ogni ruga del viso abbronzato, fieramente esposta, ricorda una battaglia. Presumibilmente vinta. Un po' di foto fresche in galleria


VIDEO BELLO FRESCO

 Ieri la Cbs è entrata nella linea di produzione della Tesla Model 3 e ha parlato con il capo Elon Musk (quello che vuole andare su Marte e fa atterrare i razzi in verticale come nei B movie degli anni Cinquanta. La Nasa non ci era mai riuscita). Diamogli fiducia...


CENTO IMMAGINI DI PATTY PRAVO DAL 1977 IN POI

Le trovate nella pagina apposita. Molte sono inedite.

SADE SMOOTH OPERATOR A MONTREUX JAZZ NEL 1984

Sade Adu è ancora in attività permanente effettiva. E mi dicono che con il passare del tempo (59 anni per la fanciulla di origine nigeriana) non abbia perso fascino e sia migliorata vocalmente. perché all' epoca il suo difficile repertorio non le perdonava nulla. La ricordo simpatica per un' intervista, che prima o poi troverò. Il video è tratto dallo show del 1984 a Montreux Jazz.

Hap & Leonard recensione serie tv Terza stagione

Prodotta da Sundance, questa serie noir ma non troppo segue la cronologia della parallela serie di libri creata da Joe R. Landsdale, un scrittore a dir poco eclettico, che passa dai fumetti al pulp ed è esperto di arti marziali. Vista e piaciuta già nelle due prime stagioni, questa terza serie, basata sul libro “Il Mambo degli Orsi” del 1995, si dimostra ancora più efficace perché, riguardo al profondo Sud americano e alle grandi questioni del razzismo e della grande “palude” che ha votato prima i Bush e ora Trump, come si dice sa andare al nocciolo della questione. Hap, un perfetto James Purefoy, e Leonard, Michael Kenneth Williams, sono due amici, praticamente più che fratelli. Il primo è bianco e di animo buono, e dalla prima serie si sa che è stato in prigione per colpe non sue. Ripara macchine e ama le donne, specialmente nere ma non fa differenze. Leonard è un omone nero reduce dal Vietnam con tanto di stella al merito, ed è un gay decisamente atipico. I due, sostanzialmente, lottano a modo loro contro le ingiustizie e magari cercano anche di guadagnarci qualcosa, in una maniera o nell’ altra. La terza serie è ambientata nel 1989, tra diavoli che stipulano patti ai “crossroads” con musicisti blues che vengono impiccati dal Ku Klux Klan locale. Una amica ed ex di Hap, una avvocatessa nera e molto bella che si chiama Florida Grange, l’ attrice Tiffany Mack, si ficca in un guaio andando in una cittadina, appunto, iper razzista, e fa troppe domande sulla morte di un musicista nero e sulla sua famosa ultima canzone “maledetta”. Ad un certo punto si pensa che sia morta. Hap e Leonard la vanno a cercare e ovviamente ne passano di tutti i colori. Attualmente, con la puntata quattro in uscita, siamo a questo punto della storia, che vede molti visi famosi del cinema e dalla tv tra i comprimari. Tra questi, nel ruolo di Bacon, cuoco e chitarrista blues che la sa lunga, un bravissimo, e non potrebbe essere altrimenti, Lou Gossett Jr. Le storie che coinvolgono i due amici hanno spesso risvolti grotteschi, a volte pulp, specialmente la seconda stagione, ma hanno trovato un ritmo e una trasposizione tivù di gran classe. Consiglio vivamente di partire dalla prima stagione. In Italia Amazon Prime Video la trasmette da gennaio.


VIDEO

The Police Chronicles

Come ha fatto Sting a comprarsi castelli, ville e vigneti in Toscana? Nasce tutto da questa canzone, "Fallout", uscita come singolo nel 1977, composta e registrata praticamente da solo da Stewart Copeland (ancora lungi da diventare "Klark Kent") con l' aiuto di Harry Padovani, primo chitarrista della band, prima dell' arrivo dell' ex turnista Andy Summers. Il disco era prodotto dalla Illegal Records di Miles Copeland, fratello di Stewart e primo manager dalla band. La versione 1979 ha una linea melodica modificata da Sting e resa più aggressiva.

The Crazy World of Arthur Brown Fire

E' il 1968. Questo brano, completamente fuori di melone (come il video originale) va al primo posto in classifica in tutto il Mondo, Italia compresa. E non dite che è l' inno dei piromani, per favore... Sapete già di Vincent Crane, co-autore e tastierista.

L'immenso Rory Gallagher al Rockpalast '77

Uno dei dischi fondamentali dei primi anni Settanta è certamente "Taste Live!", registrato a Montreux. Il chitarrista irlandese Rory Gallagher ci insegna cos'è il rock blues. Prematuramente scomparso per problemi renali.

Keith Emerson & Nice live alla tv svizzera 1968

Prima di formare l' anno successivo Emerson, Lake and Palmer, il grande pianista e tastierista inglese proveniva dal trio dei Nice, che però in questo video sono in quattro... Questa è la sua versione di "America", da West Side Story. Il primo programma musicale a colori della tv emmenthal. Strepitosi i primi minuti di presentazione...

                    ARTE E DINTORNI

Una foto al giorno, più o meno

Frank Sinatra live!

Il 4 maggio la Universal pubblica un singolare cofanetto dedicato a tre live di Frank Sinatra e intitolato "Standing Room Only". SI tratta  in gran parte di materiale inedito e completamente rimasterizzato. L' idea è quella di coprire tre decadi di concerti nella lunghissima carriera del cantante e attore italo-americano. Di particolare pregio è il primo cd registrato al The Sands di Las Vegas nel 1966 con l' orchestra di Count Basie. Inedito anche lo show del 1974 alla Spectrum Arena di Filadelfia, mentre solo parzialmente edito il terzo cd, registrato nel 1987 alla Dallas Reunion Arena. Le mie due foto coprono appunto gli anni attorno alla metà Ottanta, e i concerti di Palermo, Genova e Milano, questi anche con Sammy Davis Jr. e Liza Minnelli


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