Al Jarreau Il Gazzettino 1994

Milano

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Al Jarreau, il grande cantante statunitense di "fusion" tra pop e jazz, pubblica "Tenderness": un album che ripropone "Live in studio", con un pubblico di 250 persone per cinque sere, alcuni tra i maggiori "classici" della musica pop-jazz mondiale, come "Mas que nada", "Your song", "Summertime" e la beatlesiana "She's leaving home". Uscir{ anche un video e ci sar{ un tour italiano entro l'anno. La produzione dell'album } del "mitico" Marcus Miller. Il tutto } pervaso dalla grande maestr\a di musicisti come Joe Sample, Eric Gale, Steve Gadd, Paulinio Da Costa, Randy Brecker e David Sanborn. Una superband per un superartista. La copertina, in bianco e nero, ricorda molto quelle della insuperabile etichetta jazz "Blue note"

"Si sente questo odore di musica vera - racconta Jarreau - registrata in poco tempo, con i musicisti che vivono l'atmosfera dello studio di registrazione, quando... si schiaccia il bottone e la musica va! Naturalmente, il sound non } "alla Blue note", ma lo spirito } quello. In cinque giorni abbiamo avuto il tempo di scegliere tra molto materiale, perch} } stato facile e spontaneo registrare: Ho recuperato quella dimensione "live" che avevo sacrificato negli ultimi anni".

"She's leavin' home" } una perla tra le perle. Al ricorda come la scelse "da subito": "Canzone "magica", bellissima. Nel 1969 ho sentito per la prima volta la canzone. L'ho fatta mia subito e l'ho registrata una prima volta nel '75, per il mio primo album. Le armonie, e le parole, continuavano a "girarmi dentro", a prendermi lo stomaco! La nuova versione } completamente differente, grazie ai musicisti. Una cosa del genere } successa anche per "Your song" di Elton John. E' stato relativamente complicato mettere assieme la band, Joe Sample compreso, perch} alcuni di questi, che gi{ avevano suonato con me, si sono esibiti di recente in concerti di beneficenza. La "molla", comunque, } sempre il piacere di suonare assieme".

"La scelta delle canzoni che compongono l'album - conclude - doveva riflettere il mio animo e le mie sensazioni, e non certo un "greatest hits". In "Try a little tenderness" ho voluto rendere il clima della versione originale di Otis Redding e, allo stesso tempo, cimentarmi in brani che non avevo mai registrato prima. Dopo questa esperienza, potrebbe succedere che realizzi il prossimo album di canzoni inedite con la stessa tecnica "live"". Non si finisce mai di imparare.

B.M.