Alanis Morissette live Il Gazzettino 1998

Milano

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Il "Forum" di Assago è stracolmo: 12mila persone che si aggiungono alle oltre 8mila presenti la sera prima nell' ex mattatoio di Roma al Testaccio. Lei elargisce rock (Led Zeppelin del periodo indiano, per intenderci) e sorrisi, ringrazia in uno scarno italiano e "provoca" maldestramente con una specie di "nude look" sotto una personale versione del "saari" indiano, e che fa intravedere il seno, peraltro quasi sempre coperto dai lunghissimi capelli ondulati. Alanis Morissette è la vera nuova Icona del rock mondiale. Prodotta da Madonna, che in verità poco le ha dovuto insegnare (la Ciccone è molto più esperta in arti erotiche... ), ha subito raggiunto vendite discografiche stratosferiche: 26 milioni di copie tra "Jagged little pill", che conteneva la famosa "You oughta know", e il recente ed elucubrato "Supposed former infatuation junkie".

In Italia Alanis ha raggiunto le 640mila copie del primo album e le 280mila del secondo, che si vende ancora a buon ritmo. Solo tre anni fa tenne un misconosciuto showcase allo "Shocking" di Milano, per addetti ai lavori o poco più; oggi riempie le grandi arene. E con merito. Va detto subito, e malgrado suoni "osceni" all' inizio, complice un malaccorto "ingegnere del suono" a cui riesce di mettere a posto le cose solo dopo quattro canzoni, e una band poco più che onesta accompagnatrice. Lei, invece, porta in scena tutto il suo Mondo, con un grande fondale a forma di "albero della Vita" indiano, molti riferimenti al "prana" e un supporto multimediale ad ogni canzone. Il tutto fa parte del "bagaglio appresso" dai recenti viaggi in India, e dei quali ci aveva detto ampiamente mesi fa.

Lo show inizia con "Baba", "Would not come" e "Joining you". Alanis, come al solito, si mette a correre selvaggiamente per il palco, agitando corpo e capelli, fermandosi solo al terzo brano per imbracciare la chitarra elettrica, che poi sostituirà con quella acustica. Il "Forum" è pervaso da un continuo coro del pubblico, che conosce ogni strofa delle canzoni. La cantautrice canadese, però, continua a cantare a piena voce, al contrario di molti colleghi che ne approfittano per "tirare il fiato" e gigioneggiare. "Hand in my pocket", "Are you still mad" e "Sympatetic character" percedono una sentitissima "That I would be good", con un lungo applauso finale del pubblico, molto "trasversale" per età e censo, e sincera commozione dell' artista in scena.

"You learn" e "Forgiven" la vedono alle prese un una specie di versione personalizzata dell' "abbandono" sciamanico, ottenuto girando vorticosamente su sè stessa; un' incrocio tra la danza Sufi e la ricerca del Nirvana indù. Per "One" il grande schermo alle spalle del palco proietta il nome di Dio in tutte le lingue "sacre" del Mondo. Per "All I really want" la scena diventa un videogioco, con tanto di maldestro sciatore che effettua una discesa. La celeberrima "You oughta know" e "Uninvited" precedono i "bis": "Tank you", "Ironic", e poi ancora "Unsent" , "So pure" e "Head over feet". Grandissimo successo personale.

Bruno Marzi