Andrea Mingardi intervista 1994 Il Gazzettino 1994

MIlano
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Un mese dopo. Andrea Mingardi pubblica "6- al Duemila" e si dà ai concerti nei teatri, con partenza il 9 aprile dal teatro Dragoni di Mendola (Fo), poi Arezzo, Bologna, Borgo Valsugana (Tn) -il 15 aprile al palasport - e ancora Roma, Napoli, Guastalla e Milano. E' solo l'inizio di un tour infinito e, sicuramente fortunato. Unica sosta prevista, sarà quella per allenamenti e partita, con la Nazionale cantanti. "Sarà ancora la "Partita del cuore" - spiega Andrea - e le ipotesi sono due: Napoli oppure New York, allo Yankee Stadium. In questo caso, giocheremmo contro gli attori. Hanno già aderito gente come Stallone e Swartzenegger che, naturalmente, verrebbe "marcato" da Pupo... ".
 Un mese dopo il Festival di Sanremo più fortunato, appunto, con la canzone "Amare amare", Mingardi, "la voce", collima i prossimi appuntamenti partendo da un disco molto bello e "vincente", e da una rinnovata popolarità: "L'ottavo posto al Festival - per la serie: "Facciamoci vedere a reti unificate... " - vale una vittoria. Pensa che la classifica tra i 14 e i 22 anni mi vede primo! E' una bella soddisfazione per uno come me, che è sempre stato un po' "fuori dal coro", con questa voce e questa faccia... ".
 Una faccia che piaceva anche a Salvatores, detto per inciso. Mingardi è un "multimediale": ha disegnato la copertina del disco, e la pittura è più che un hobby. Poi c'è lo sport, l'amicizia, la voglia di vivere che, anche in maniera nostalgica, pervade tutto il nuovo album. "Ho deciso di urlare di meno la mia rabbia - ci spiega - ma senza diminuire l'intensità di quello che dico e canto. Io sono sempre stato considerato o per la simpatia di canzoni come quella del "Serpente", oppure per la mia voce. Questo disco esprime anche altre modulazioni della mia sensibilità". Prova ne sono brani come "La mafia siamo noi" - che diventerà un "video" - e "200 milioni di posti", la bella ballata rap che gli ha regalato Jovanotti, "presenza" costante e creativa in studio.
 Racconta Andrea: "Lorenzo era al seguito di Demo Morselli, incredibile trombettista. Ha fatto un po' di tutto: consigliere, simpatico e gradito disturbatore, telefonista, eccetera. Poi, un giorno, è arrivato con la chitarra e mi ha detto: "Senti questa: l'ho scritta per te!". Cose rispondere a uno così, se non che gli vuoi bene?".
Bruno Marzi