Annalisa Minetti intervista 1997 Gioia 1997

Un po’ per sè, e un po’ per chi trova in lei un simbolo di coraggio e determinazione, Annalisa Minetti sta vincendo tutte le battaglie che, recentemente, l’ hanno vista in campo. Grandi occhi azzurri-verdi sul bel viso da gatta, ventuno anni a dicembre, da Pero, nella grande periferia di Milano, Annalisa ha sfiorato la vittoria a “Miss Italia”; ha sfilato a Roma per Gattinoni a “Donna sotto le stelle” e, cosa per lei più importante, certamente arriverà alla selezione per il prossimo Festival di Sanremo. Tutte le più importanti Case discografiche se la contendono. La sua, è una voce molto particolare, e lo stile non è da meno.
Da sei mesi Annalisa non vede che ombre, anzi ancora meno. <0.40 decimi da un occhio e 0.50 dall’ altro. La mia malattia è trascurata dalla ricerca perchè molto rara. Quando avevo poco meno di 16 anni si accorsero che non si trattava solo di un grave astigmatismo>, ci confessa.
La sua vista, minata da un inguaribile, attualmente, degenerazione della retina, è peggiorata drammaticamente e in breve tempo.Inutile dire che è stata lei, e per diversi giorni, al centro delle attenzioni di stampa e Rai, alla finale di “Miss Italia”. La “fiera della vanità femminile”, insomma, ha riflettuto su sè stessa e sui tempi che cambiano.
<Parlando con mia madre, Gianni Minà ha detto che a Cuba esiste uno specialista in grado di aiutarmi. Lo consulterò certamente, anche se ho già avuto numerose diagnosi in Italia e all’ estero che, per adesso, non mi danno speranze>.
Ad assisterla, quando va in scena, c’è lo staff messole a disposizione dal Gruppo sportivo dell’ Unione Italiana Ciechi, guidato da Paolo Barbieri, ingegnere trentenne di Pavia, che accompagna sulla neve le discese degli sciatori non vedenti, indicando direzione e movimenti. Con Annalisa usa una speciale auricolare. Lo hanno già soprannominato il suo “angelo custode” elettronico.
<Recentemente - spiega Annalisa - i miei sensi si sono acuiti in maniera particolare. Ho dovuto iscrivermi all’ Unione Ciechi di Milano per imparare il “Braille”... A Rho, nelle palestra dove faccio kick-boxing da anni, hanno istituito un corso apposta per me. Se non avessi il conforto di tanti amici, insomma, mi sarei lasciata andare invece di reagire!>.
Gli amici, in primis, sono i genitori. Mamma Filomena, 41 anni, e papà Salvatore, 43 anni, maresciallo della Polizia Stradale, l’ aiutano a destreggiarsi tra impegni di lavoro e interviste, e curano i suoi interessi (a Salsomaggiore ha vinto il titolo di “Miss in gambissime” che include un contratto di lavoro con lo sponsor). Le fanno buona compagnia le sorelle Valentina, 13 anni, e Francesca, 4 anni. Il terzo fratello, Fabio, di 15 anni, ha anch’ egli problemi di salute. Annalisa, insomma, si avvale dell’ aiuto di una forte famiglia pugliese, originaria di Ostuni, che certamente le ha insegnato un ottimismo di fondo e a non arrendersi mai.
Poi c’è il fidanzato Roberto. Suona il sassofono (<Devo sempre scusarmi coi vicini perchè “prova” tutto il giorno!>, confessa la ragazza) e accompagna Annalisa nelle numerose “serate” che i due tenevano in discoteche e ristoranti della Lombardia già prima dei recenti avvenimenti. La Minetti, infatti, vanta piccole esperienze nel mondo dello spettacolo: fotoromanzi in Francia e un tentativo a “Sanremo giovani” fermatosi alla prima selezione, due anni fa.
<Cantavo “Metti un lento”, un brano che si adatta molto alle mie capacità vocali. Amo il soul, Aretha Franklin e Mina, ma anche Giorgia, Bocelli... Il disco non uscì mai, ma “Radio Italia”, che aveva il nastro dei discografici, lo mise in onda molte volte. Al Sud diventò un successo!>.
Cosa vuol dire per lei cantare?
<Esprimermi, vivere. E’ la cosa più importante! Lo è diventato ancor di più dopo l’ aggravamento della vista. Mi permette di buttar fuori quello che sono dentro>.
E il Festival di Sanremo?
<Un sogno che spero si possa avverare. Già due anni fa non ho capito bene la mia esclusione... Un po’ come al concorso di “Miss Italia”, dove tutti dicevano che ero la più votata. Non che mi lamenti, per carità! Io ho sempre dichiarato che preferivo Sanremo e la musica al titolo di Miss... >.
Chi le ha fatto apprezzare la musica?
<E’ stato mio zio Michele. Lui, da ragazzo, cantava. Mi ha insegnato a “usare” il microfono, come fanno i veri professionisti. E’ una cosa molto importante: ti permette di modulare meglio il suono. Tutto sommato, poi, è stata proprio la musica a permettermi di fare “Miss Italia”... >.
Come è andata?
<Ero a Inverigo per cantare, accompagnado la sfilata delle “miss” che facevano la selezione per le “regionali”. Ad un certo punto l’ organizzatrice della serata è andata da mia madre dicendole: “Ma questa ragazza deve sfilare!”>.
Imbarazzo?
<Tantissimo! Mi trovano un costume, e un’ altra concorrente mi accompagnche, finita lagara, Frizzi l’ abbia invitata a cantare “Caruso” di Dalla, accompagnandola al pianoforte>. Una specie di dovuta riparazione per un titolo mancato.
La storia agrodolce di Annalisa Minetti, comunque, non diventerà un affare pietistico per stomaci forti, come troppo sovente è successo in passato per casi analoghi. La ragazza non lo permetterebbe, abituata com’ è a <fare tutto come le altre. Nè più nè meno>.
Per concludere, come giudica i concorsi di miss?
<Nè bene nè male. Ho trovato amicizia e simpatia, e, mi dicono, qualche assurda invidia>.
E le famigerate giurie?
<”Pensi che le altre concorrenti invidino le attenzioni che ci sono nei tuoi riguardi?”, mi ha chiesto uin “giurato” prima della finale. Io, naturalmente, ho risposto che, pur di avere la vista rinuncerei a tutto... >.
Qualcun altro ha pure sussurrato che la sua sia, per così dire, una cecità di comodo. Cosa risponde?
<Voreei che provasse un solo istante cosa vuol dire... E, comunque, che si faccia sotto! Con la kick-boxing non sbaglio un colpo! Non so se mi spiego... >.
BRUNO MARZI