Annie Lennox intervista Di Tutto 2009


Per la presentazione della prima raccolta di successi, “The Annie Lennox Collection”, la splendida 54enne artista scozzese, già co-leader con Dave Stewart degli Eurythmics e ospite per la seconda volta (la prima diciotto anni fa con “Why?”) all’ ultimo Festival di Sanremo, ha scelto la tiepida primavera milanese. Meno tiepida, la simpatica Annie, seriamente impegnata socialmente con la sua associazione “The Sing Campaign”, è stata con le dichiarazioni di Papa Benedetto XVI, che in Africa ha tuonato contro l’ uso dei preservativi come metodo di controllo della diffusione dell’ Aids e di altre malattie a trasmissione sessuale. La risposta ha fatto subito il giro de Mondo: <Il Papa è fuori di testa. E’ un irresponsabile. Ha preso una posizione netta sull’ uso dei preservativi contraddicendo quanto avviene quotidianamente nella realtà. Va contro gli stessi Missionari che salvano tante vite grazie alla distribuzione dei condom. La gente fa sesso, è impensabile di proibirglielo; e il preservativo è fondamentale, salvifico>. Annie, nella sua dichiarazione alle Agenzie, si spiega meglio: <Ho rispetto per la Chiesa Cattolica, ma mi domando perché non prende una posizione netta anche contro la pedofilia, visto che parecchie volte la Chiesa stessa ne è stata accusata. Tutto questo mi sconvolge>.

Sembrerebbe lo sfogo di una persona irruenta. In realtà il ruolo della “pasionaria” non è quello che Annie predilige in questo momento <di grande equilibrio e serenità>.

E’ il prologo di una bella, personale e lunga intervista che la Lennox ha concesso a Di Tutto, e in cui precisa tante cose sulla sua vita privata e su quella pubblica.

Annie, confermi le affermazioni su papa Ratzinger?

<Nella sostanza, sì. Con quelle dichiarazioni, fatte in Africa, ha sbattuto indietro di trent’ anni gli sforzi di tanti volontari, medici e uomini di Fede che si battono contro la strage dimenticata dell’ Hiv. Lui ha un ruolo e una funzione, ma insomma non viviamo a Dysneyland! Tu ed io siamo persone privilegiate e, con una punta di ipocrisia, chiacchieriamo amabilmente in questa bella sala di un grande albergo mentre nel Mondo succede di tutto, e per migliorare le cose possiamo contare solo su iniziative individuali>.

Da cosa nasce il tuo impegno sociale?

<Credo da una necessità morale. Quando si diventa più vecchi, probabilmente si pensa ad argomenti più importanti, come i diritti delle donne e dei bambini. Non che la musica non lo sia, visto che è capace di arricchire la vita di ognuno di noi. Parto dal mio punto di vista di donna occidentale e privilegiata. Ad esempio diamo per scontato il diritto al voto, ma anche da noi questo esiste solo da relativamente poche generazioni>.

Quando hai deciso di fondare “The Sing Campaign”?

<E’ successo nell’ ottobre del 2003 a seguito di un viaggio, il primo, in Sudafrica. Anche ai tempi degli Eurythmics ci eravamo sempre rifiutati di suonare in un Paese che aveva leggi razziali e l’ apartehid. Con la presidenza di Nelson Mandela le cose sono cambiate. E così ho partecipato al grande concerto benefico per festeggiare l’ evento (c’ era anche Zucchero. Ndr) venendo a conoscenza diretta di una situazione a dir poco tragica. Un quinto dei malati di Aids di tutto il Mondo erano in Sudafrica, in quel momento. La situazione sociale ed educativa era tragica. L’ elezione di Mandela fu un vero e proprio miracolo. Così pensai di mettermi in gioco in prima persona, parlando con le donne e cercando di capire cosa si potesse fare in concreto. Sono esperienze che poi ho fatto anche in altri posti problematici, come Mexico City e in genere una certa parte del Sud America. Il lavoro, insomma non manca. Chi ne vuole sapere di più può andare tranquillamente sul mio sito “www.annielennox.com” e troverà tutto, compresi molti video girati nel corso degli anni>.

Cosa ti fa più arrabbiare?

<Oh… molte cose. Il disinteresse, la distanza della politica e dei governi dalla reale vita e dai bisogni primari delle persone, come salute ed educazione. Quando vedo la condizione di donne e bambini nei paesi in via di sviluppo, vedo uno stato pre medioevale>.

Ci fai un esempio?

<In Uganda, anni fa, ho visto, le “vedove dell’ Hiv”, cioè le donne infettate dai mariti, poi morti, che erano andati con altre donne senza precauzione. Ovviamente ci sono anche i figli nati da queste situazioni. In Africa è tutto complicato, perché le cure a disposizione nei Paesi occidentali lì non esistono, così come il disinteresse verso una malattia che molti considerano scelleratamente “sotto controllo”>.

Soluzioni?

<Forse la logica dei piccoli passi. Una comunità che si mobilita con le donne, che sono molto sensibili a questi argomenti, in prima fila. Lo dico da madre: un’ esperienza che mi ha cambiato profondamente>.

Ci spieghi come?

<Per me la nascita delle mie due figlie è stato una specie di miracolo! In precedenza avevo perso un figlio maschio poco dopo la nascita, e pensavo di non provare più quella sensazione di stato di grazia, appunto. Poi è successo, e le mie priorità sono cambiate. Il lavoro è diventato meno centrale e il diritto a una vita privata piena e soddisfacente ha preso il sopravvento. Ho sempre posto attenzione ai problemi del Mondo e delle donne in particolare, ma la maternità ha certamente accentuato il processo>.

E la musica?

<E’ sempre importante e fa parte della mia vita, ma ci penso un po’ come facevo alle origini, quando a 17 anni sono arrivata a Londra per frequentare il Conservatorio. E cioè come una possibilità di libertà espressiva. Oggi è di nuovo così. Ho dei progetti e delle idee, ma non mi faccio condizionare da questo o quel genere. Cerco strade nuove>.

Ci puoi spiegare meglio? Pensi a Peter Gabriel e alle sue tante attività?

<Trovo Peter straordinario. E’ un vulcano di idee, dalla musicia alla tecnologia. Io penso a qualcos’ altro che coinvolga di più le persone. Penso alla Rete, a Internet, a forme di arte non necessariamente legate alla musica. Se mi chiedi quando farò un tour o un nuovo disco ti rispondo che non lo so, per esempio. Succederà, certamente>.

Non hai più un contratto discografico?

<No. Dovevo alla Bmg questo doppio antologico. E’ stato un piacere, e una maniera di fare “punto e a capo”, così come successo con gli Eurythmics con un “box” analogo alcuni anni fa, molto bello, di successi e registrazioni rare>.

Ne cerchi uno?

<Di certo non ora. Adesso le Case discografiche sono qualcosa di diverso da vent’ anni fa. Sono diventate delle Società con interessi molteplici, delle Corporate. Una volta era l’ artista al centro dell’ attenzione, e non si aveva fretta di lavorare in prospettiva per fare crescere un certo valore a scanso dell’ immediato ritorno commerciale. Adesso, anche attraverso programmi come “Pop Idol” o “X Factor” si cerca un modello di cantante che sia compatibile con le ricerche di mercato, da sfruttare subito e in maniera intensiva, in particolare televisivamente>.

E le nuove artiste “maledette” come Amy Winehouse e simili?

<E’ lo stesso discorso. Non discuto sulla bravura o meno, anche se ovviamente ho una mia idea che no dirò mai! Vengono tutte messe in una nicchia, o presunta tale, che comunque le sfrutta per quel tipo di immagine, ma poi vengono abbandonate al loro destino; il che è ancora peggio. Io sono stata fortunata perché ho avuto sempre un buon rapporto con la Discografia. Ma se fossi una giovane artista oggi, le cose sarebbero molto diverse. E così privilegio il divertimento, come la promozione italiana di questo cd. Anche il passaggio al Festival di Sanremo è stato divertente. Ma se dovessi scegliere tra la mia famiglia e una tournée, sceglierei la famiglia sicuramente!>.

Annie non parla volentieri degli Eurythmics e di Dave Stewart, che conobbe giovanissima a Londra e con il quale fece dapprima i Tourists (il loro successo fu “I Only Wanna Be with You”. Versione inglese di “E adesso te ne puoi andare” dei Les Surfs). La loro è stata una storia lunga, inizialmente anche d’ amore, e di rancori, terminata con due tour commemorativi negli sorsi anni. In proposito, le poniamo una sola domanda.

Se si volesse fare un film sugli Eurythmics, sarebbe una commedia, un dramma o un musical?

<Decisamente un insieme delle tre cose, e ancora altro! E’ una lunga parte della mia vita; una cosa che non si può definire. Sicuramente ne uscirebbe un bel soggetto… >.