Antonello Venditti intervista e tour Musica e Dischi 2004

<E' un progetto carino che mi riavvicina al piacere di fare musica con vecchi amici>. Così Antonello Venditti sintetizza da una parte il divorzio dal pianoforte-feticcio che lo accompagnato sin qui in scena e dall' altra la ripresa dei concerti con la band "storica" al gran completo. Dopo i "collaudi" dicembrini a Torino, Genova e Roma il vero tour inizia adesso. <D' altronde - spiega Antonello al pubblico - quando nei primi anni Settanta giravo con De Gregori, Bassignano e Lo Cascio nei posti più sperduti mi rassegnavo per il fatto che... il pianoforte non si trovava mai! Le canzoni però venivano bene lo stesso>. Alcune poi, come "Roma capoccia", sono nate senza il pianoforte in primo piano.
Ventiquattro brani scivolano (tra i quali il rientro di "Dimmelo tu cos'è", in standby dall' 84) in due ore di spettacolo, tra voluti nostalgismi e nuove accelerazioni strumentali. Il pubblico, numerosissimo nei palasport, approva la svolta stilistica, ritrovando nel "nuovo" Antonello quasi crooner di se stesso lo spirito libertario del Venditti più politico. Che ci spiega: .
Dalle session registrate anche in video nell' intero mese di luglio 2004 Venditti ha tratto un album, e un dvd nella versione doppia. Quattordici i brani, con la grande novità degli arrangiamenti senza il pianoforte (, spiega il produttore e amico Sandro Colombini) e l' inedito "Addio mia bella addio", progetto nato nel lontano '73 proprio sull' armonia del famoso motivo risorgimentale, adattato da Antonello all' attuale drammatica situazione di guerra, con dentro pochi secondi tratti da un disco di "sample" in inglese in cui una voce femminile recita una preghiera a Buddha.
 Lo show. L' inizio è per "Che fantastica storia è la vita" a cui segue "Qui", "Il compleanno di Cristina" e "Ventuno modi... ". Antonello parte subito con grande grinta interpretativa, e quella voce "con riverbero incorporato" che arriva fino a fondo sala. Ci sono Maurizio Perfetto, il "ritrovato" Marco Rinalduzzi e il mancino Giovanni Di Caprio alle chitarre. La ritmica è di Derek Wilson alla batteria con Fabio "Goblin" Pignatelli al basso. Amedeo Bianchi è al sax mentre alle tastiere come sempre regna Alessandro Centofanti, meno "elettronico" e più "Hammond oriented" del solito. La miscela di voce e chitarre funziona. "Giulio Cesare", molto ben riuscita, "Sotto il segno dei pesci", più rock, e "Piero e Cinzia" lanciano una versione semiacustica di "Dimmelo tu cos'è" e "Roma Capoccia"; e ancora "Sara", "Notte prima degli esami", "Stella", "Peppino" e una "Ruba" che, con "Lacrime di pioggia", Venditti dedica agli amici "che non ci sono più" da De André a Berlinguer. "Alta marea", "Amici mai", "Ci vorrebbe un amico" portano al finale di "Buona domenica" e "In questo mondo di ladri". I bis: "Ricordati di me", "Lontano lontano" di Tenco, "Ogni volta" e l' inedita "Addio mia bella addio".
Bruno Marzi