Antonello Venditti tour 2008 Musica e Dischi 2008

Antonello Venditti ripartirà dall’ Arena di Verona, 16 giugno, con la cospicua tranche di spettacoli estivi che coprirà tutta la Penisola, e a quanto pare anche le isole, e che verrà annunciata in questi giorni. La struttura dello show, anche dal punto di vista visivo, riprenderà, e se possibile amplierà, l’ organigramma di quello appena terminato nei palasport, forte di una serie di “tutto esaurito” e doppia data nella “sua” Roma, con le ospitate di Carlo Verdone alla batteria e Claudio Baglioni. “Dalla pelle al cuore”, l’ album pubblicato a novembre 2007, ha riposizionato Antonello nel cuore, appunto, della musicalità più appetita non solo dallo zoccolo duro e stratificato dei suoi fan storici ma in primis da giovani e giovanissimi. Musicalità dotata di forte inprinting e tematiche sentimental-sociali (il brano dedicato a Pantani e l’ attualità politica in sottotraccia) sanno ancora parlare forte al cuore, se proposte in maniera efficace e diretta. Non a caso sia la letteratura “dei lucchetti” sia i vari film di genere usciti di recente riprendono (e non sempre, a quanto pare, con il consenso dell’ autore) proprio titoli e celebri allocuzioni tratte dalla semantica vendittiana: “Notte prima degli esami”, “Questa notte è ancora nostra”, “Ricordati di me”, “Compagni di scuola” e via dicendo.

Tornando ad essere se stesso, insomma, dopo alcune prove discografiche a dir poco interlocutorie (il punto più basso forse con “Goodbye Novecento”) Antonello ha facilmente ripreso il posto di assoluta superstar del panorama musicale italiano, che d’ altronde gli compete di diritto ma che ha rischiato di perdere, o almeno offuscare, a nostro giudizio a causa – per così dire – di una lunga pausa creativa iniziata alla fine degli anni Novanta e terminata con il fortunato tour di tre anni fa in cui, con la complicità dell’ amico e produttore Sandro Colombini, decideva di “appendere il pianoforte al chiodo” lasciando tutte le incombenze del caso al “complice” di lunga data Alessandro Centofanti. E’ stata una scelta coraggiosa e svecchiante che ha permesso di realizzate una tonificante rinfrescata agli arrangiamenti storici e una migliore focalizzazione sul canto. Nulla impedisce in futuro un ritorno al piano in speciali occasioni.

Secondo consuetudine, del tour in corso parleremo sì ma solo alla fine. Per una volta ci piace storicizzare e ricordare, partendo da lontano, su cosa si basi l’ assoluta eccellenza “live” del cantautore italiano forse più dotato dal punto di vista vocale e interpretativo. Venditti ha iniziato l’ attività concertistica prima di quella discografica. Le due cose sono poi proseguite negli anni parallelamente e seguendo una logica sia artistica sia manageriale basata in egual misura su istinto e calcolo razionale. Gli inizi, è fatto noto, sono al Folkstudio di Roma all’ inizio degli anni Settanta, dopo la “liberatoria” di papà Nicola (“Prima ti laurei in Legge”). Antonello, Bassignano, Lo Cascio e poi De Gregori e Locasciulli sono amici e compagni di avventure musicali, tutti sul “Maggiolone” di Venditti per le trasferte. Notissima rimane la “zingarata” nei Paesi dell’ Est di Antonello e De Gregori per l’ uscita di “Theorius Campus”. Le cose si fanno serie, con l’ ingresso del mitico impresario romagnolo Libero Venturi che, assieme alla Rca, produce il tour di “Lilly” nel 1976, in cui la musica di Antonello di per sé già epica viene ulteriormente “drammaturgizzata” dall’ uso di un’ orchestra sinfonica che lo accompagna in tutto il tour. Felice poi la scelta del chitarrista Saro Liotta come ospite. Fino a quel momento Antonello aveva mietuto consensi esibendosi solo per pianoforte e voce, in maniera intensa, rock, in perenne contesa con i tasti neri e bianchi visti quasi come nemici da percuotere e con una vocalità talmente potente da sembrare quasi distorta. Adesso invece gli tocca mediare, rientrare negli arrangiamenti discografici, essere in poche parole “più quadrato” musicalmente. Ci riesce facilmente proprio mantenendo quella carica emotiva, e quel briciolo di insicurezza che ancora oggi lo rende incerto “solo per un attimo” all’ inizio di ogni concerto. Le conferme vengono poi dai tour di dischi importanti come “Ullalla”, con il grandissimo Ivan Graziani, “Sotto il segno dei pesci” e “Buona domenica” che gli portano immensa popolarità. Negli interlocutori anni Ottanta ricordiamo anche “Sotto la pioggia” con gli Stradaperta, formazione romana da lui prodotta in quel periodo. Il “picco” dal punto di vista visivo dello show, con Enrico Rovelli come manager, arriva con “In questo mondo di ladri”, dove inizia il lavoro scenografico con l’ utilizzo di tubi Lahyer, la disposizione dei musicisti su vari livelli (anche oggi il batterista Derek Wilson occupa una posizione per così dire “sopraelevata”) e la struttura piramidale, o triangolare e comunque in profondità, del palcoscenico. E, per la prima volta, anche gli stadi si riempiono in maniera continuativa.

Il tutto viene sublimato nel 1992 con il concerto allo stadio “Meazza” di Milano da cui il doppio live “Da San Siro a Samarcanda”, con lo stesso show poi ripetuto al Flaminio di Roma. Si tratta di un’ apoteosi di camminamenti tra la folla, doppio palcoscenico a ridosso delle tribune. Dal punto di vista musicale, si arriva a quasi due ore e mezza di show, comprensivo di brani anche difficili e lunghi come “Attila e la Stella” e “Lo stambecco ferito”. Il tutto poi con la partecipazione del grande tenorsassofonista argentino Gato Barbieri, il sodalizio con il quale, iniziato con “Modena” alla fine degli anni Settanta, prosegue anche oggi per il recente cd. E’ vero che, in due occasioni nell’ 82 e nel 2001, con tanto di cd, la maggiore adunata di popolo si è verificata a Roma per il “concertone” al Circo Massimo. In entrambi i casi però trattasi di una proposta focalizzata sulla sua Città natale e su di un pubblico diviso tra la “fede” musicale e quella calcistica.

Tornando in cronologia ed esaurita, ma solo in parte, la spinta creativa “sociale” e politica degli anni Settanta e, parzialmente, Ottanta, la crescente vena sentimentale mantiene dal vivo un uguale tensione intepretativa anche in brani successivi come “Ricordati di me”, “Alta marea” (cover di “Don’t Dream It’s Over” degli australiani Crowded House) e “Settembre”; così come era stato all’ inizio con “Le cose della vita” e similia. Arriva un altro “picco” con “Benvenuti in Paradiso” e l’ omonimo tour con tanto di supercoriste al seguito.

Negli anni Novanta Venditti è già un “classico”, uno standard della musica leggera italiana. E’ complicato inventarsi qualcosa di nuovo. Arrivano allora attori figuranti un po’ alla maniera del neonato “Cirque du Soleil”. Il lineup acquisisce nuovi musicisti come il chitarrista mancino Maurizio Perfetto. La musica non cambia. Il sodalizio umano e artistico tra Antonello e i sodali “musici” è amicale, cameratesco. Lui poi è bravissimo a “fare spogliatoio”, come si dice. I dischi però diventano un po’ ripetitivi. Per “Goodbye Novecento”, nel ’99, Antonello allestisce un costoso e, va detto, elegantissimo palco fatto a forma di arca, con enormi longheroni di legno che attraversano tutto il Forum di Assago(Mi). Il pubblico però non lo premia e sembra che qualcosa si sia rotto. Non è così però. Arrivano due fortunati tour teatrali come “one man band” o quasi, con l’ aggiunta di Centofanti alle tastiere e Amedeo Bianchi al sassofono. Non c’è il disco ma la gente è sempre con lui, e gli spettacoli mantengono fascino e originalità anche nella semplicità (bella l’ idea della rete da pesca che avvolge i musicisti). Il resto è fortunata attualità. Lo show 2008 si compone di “almeno” ventuno brani, che secondo noi aumenteranno in corso d’ opera con l’ aggiunta di cose molto vecchie e molto belle. Perfetto nelle rivististazioni dei brani storici del repertorio, lo spettacolo però “frena” quando, per i brani del nuovo album, un uso eccessivo di “Protools” (basi pre-registrate di supporto che riproducono i suoni del disco) plastifica un po’ le esecuzioni e, a nostro parere, contiene troppo la vocalità sempre potente e istintiva di Antonello. Crediamo che anche questo problema verrà superato in corso d’ opera. Come sempre.

Bruno Marzi