Beck live Milano Il Gazzettino 2000

Milano
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Dopo un album funky-psichedelico, probabilmente nel futuro di Beck ci potrebbe essere un disco di hard rock, o quasi. Queste sono le dichiarazioni più recenti del musicista americano, che nei giorni scorsi è passato a Milano per l' unico concerto nel nostro Paese. Alcatraz strapieno per il ritorno in Italia del 31enne rocker americano dal suono "gentile" che viene dal soul e dall' r&b. Molto simile nei modi e nel gusto musical-scenico ai nostri Elio e le Storie Tese (il tastierista ha un mantello alla Mangoni, e la scenografia fa invidia all' Er Piotta dei tempi migliori, con sfondi argentati da presepe e tubi colorati dal significato oscuro) Beck Hansen ha presentato molti brani dal nuovo cd "Midnite vulture", fortemente ispirato al pop-soul di Sly and the Family Stone così come  a Marvin Gaye. "Fa piacere che il disco venga riconosciuto come un viaggio psichedelico divertente ma rigoroso musicalmente, perché è questo il messaggio che volevo dare!", ci ha spiegato Beck, un' ora prima di andare in scena, preceduto alle 20.30 dall' adorabile Beth Orton, nuova icona del cantautorato Usa. Beth è una specie di Joni Mitchell in sedicesimo, moltro gradevole con "set" semiacustico. L' album di esordio nel grande "giro" è "Central reservation".
 Molti personaggi e musicisti tra il pubblico, come Simona Ventura, Mauro Giovanardi dei La Crus e, appartati nel "privè" con tanto di "cerbero" all' ingresso, Piero Pelù, Ligabue e Jovanotti, quest' ultimo amico di Beck a seguito di uno strano episodio. "Ho conosciuto Lorenzo a New York - racconta il musicista della Mela, nato a Los Angeles - ma credevo che fosse un giornalista, perché mi fece un' intervista per Mtv! Poi ci siamo spiegati meglio, e adesso è probabile che nasca una collaborazione tra noi. Non so ancora se sarà una canzone, una cosa live, o altro".
 Lo show, allora. Inizia poco prima delle 22, con il pubblico in placida attesa. Pubblico adulto e "coltivato", con quelche ragazzina in delirio nelle prime file, per la star con il faccino perbene, biondo come il primo Bowie, sinuoso come il miglior Mick Jagger, al quale si rifà nelle movenze. La scenografia è grottesca, la musica perfetta. Il paragone con Elio, che... "quando si scherza si schera; ma la musica... ", è assolutamente calzante. Più "Zappa oriented" il musicista lombardo; più "radici nere" il performer statunitense. "Beercan", "Mixed flop bizness" e "Monoicane" sono i primi brani. "Il nuovo disco ha reso lo show molto allegro e ballabile - spiega Beck - perché questo è il senso della mia attuale ricerca musicale. Sento tanta musica, tutti i gironi, per radio e in televisione, ma poi rimane molto poco. E allora saltano fuori dal passato Robert Johnson, e tutti gli altri, fino ai giorni nostri. E' quel filo storico musicale che pervade il rhythm'n blues che mi interessa adesso!".
 Lo spettacolo, meno di un' ora e mezza ma di grande intensità, va avanti tra frizzi e lazzi sì, ma pieno di un rigore tecnico e creativo raro, grazie all' ottima band, "fiati" e coriste in ecvidenza, e alla bella verve del leader. Non manca "Loser" dall' omonimo album di esordio del '91. I bis sono "Swamp", "Sexx laws" e "Devil's haircut". Viva Beck, allora, speranza democratica e disintossicante del nuovo glam-rock adulto.
Bruno Marzi