Bill Wyman intervista Il Gazzettino 1997

Milano

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”Giovane? Non sono giovane: sono vecchio!”, ammette sorridendo l' ex Rolling Stones Bill Wyman. Eppure il suo viso, se confrontato alle autostrade di rughe che solcano quelli di Mick Jagger e Keith Richards, sembra quello di un ragazzino. E ha le mani piccole, lui che suona il basso con grande energia. Poi regala ai giornalisti grandi notizie senza la minima enfasi: “Proprio la scorsa settimana ho parlato con il manager Harvey Goldsmith e, insomma, parlando anche con i miei vecchi amici, a partire da Charlie Watts, se gli Stones organizzassero un concerto di beneficenza veramente grande, e se ci chiedessero di partecipare, gli ex beatles George Harrison e Ringo Starr parteciperebbero. Per Mc Cartney non so; lui sta sempre un po' in disparte... “.

Eccolo, allora, il concerto di fine Millennio che sta prendendo vita. Se Mina e Battisti non ne vogliono sapere, o tergiversano, ci "accontenteremo” di Rolling Stones e Beatles. ”La verità - continua Wyman - è che siamo sempre stati ottimi amici, sin dagli inizi. Io ho nella mia band George Fame e Gary Brooker, che suonano anche nella band di Ringo Starr, così come Albert Lee, e altri ancora. Con Harrison ho parlato la settimana scorsa, e lui suona sovente con me. Sarebbe una cosa naturale, insomma”. Avverrebbe per beneficenza - c' è chi parla della prossima estate - quello che, per lucro e prestigio, tutti i manager del mondo hanno sempre sognato.

Riservatosi una "nicchia" temporale per seguire Italia-Russia di calcio (Come inglese chiedo scusa agli amici italiani e faccio il tifo per voi!”, commenta). Wyman è a Milano per presentare, con la sigla di Rhythm Kings, il nuovo album "Struttin' our stuff", realizzato con i grandi nomi citati prima, più Eric Clapton, Peter Frampton e il chitarrista inglese jazz Martin Taylor. Abbiamo fatto anche concerti in piccoli posti da cento-duecento persone - spiega - e altri ne faremo a maggio-giugno del prossimo anno, Italia compresa. il progetto è quello di fare una trilogia, un disco all' anno, con la storia del blues e del rock a ritroso. Abbiamo iniziato con pezzi come "Green river" dei Creedence e "Tobacco road", più nostre composizioni nello stesso stile, perché discograficamente era più interessante, anche se non abbiamo intenzioni commerciali, ma solo artistiche”.

Wyman, più vicino ai sessanta che ai cinquanta, è stato uno Stones per più di trent' anni, senza rimpianti. “Anche se ho lasciato perché il meglio era stato già fatto, negli album a cavallo degli anni Sessanta-Settanta come "Sticky fingers", e oramai si trattava di ripetersi per fare soldi”. Nessuna polemica coi vecchi soci: ”Siamo in eccellenti rapporti, e mi chiedono consigli prima dei tour su come fare le magliette, i gadget e mille altre cose. Con Charlie Watts, poi, c' è una profonda amicizia. Siamo stati sempre un po' distaccati dagli altri. Non a caso, siamo gli unici a non essersi mai drogati!”. Il nuovo album di jagger e Soci? ”Ce l' ho nell' ufficio di Londra! Ho sentito bene solo il "singolo". E' un suono diverso, che dal vivo potrebbe dare dei problemi: troppi arrangiatori diversi. C' è una voglia di cambiare, però!”. Delle recenti dichiarazioni attribuite agli Oasis sugli Stones "scoppiati", Wyman fa qualcosa di più che glissare: “Io non penso nulla degli Oasis; anzi, se ne parliamo gli facciamo solo pubblicità. Comunque, sono una cosa per ragazzi... E loro mi sembrano un po' viziati, come personaggi”.

Cosa conta, allora, nella vita di un miliardario ex rockstar, dopo un tormentoso matrimonio con l' allora giovanissima Mandy Smith, poi divorziata e anoressica, e l' attuale evidente stato di grazia? ”Conta la famiglia - spiega - con una bella moglie, due figli e un terzo in arrivo. Ho molti interessi, tra i quali tre ristoranti, per dare una certa sicurezza finanziaria alla famiglia in futuro. Mi interesso di fotografia, e ho fatto un libro sulla mostra del pittore Marc Chagall utilizzando diapositive e la mia vecchia Nikkormat. Sto anche finendo il secondo libro "storico" sugli Stones e ho fatto per la televisione inglese indipendente un "numero zero" sulla storia del blues”.

”La mia grande passione, oltre alla musica - conclude - à l' archeologia, con particolare attenzione per la storia inglese, le dominazioni celtiche, le saghe sui druidi, eccetera. Dalle mie parti, a Southfolk, basta scavare nel giardino per trovare interessanti reperti dell' Undicesimo secolo. Per il resto, mi basta passare tre giorni al mese in studio, con vecchi amici a fare buona musica. Gente che per passare un po' di tempo assieme attraversa l' Oceano, e gratis!”.

Bruno Marzi