Billy Joel live a Milano Il Gazzettino 1994

Milano
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Il Forum di Assago sembra semivuoto, ma sono più di cinquemila persone ad applaudire Billy Joel, di nuovo in Italia con il "River of dreams tour", che da quasi un anno lo porta in giro per il Pianeta. C'è il mondo della moda, capitanato da Giorgio Armani; quello stesso mondo a cui appartiene l'ex moglie Christy Brinkle (c'è anche una bambina: Alexia Ray) che  tanta angoscia, pare, abbia portato nell'animo sognante del musicista newyorkese. Ma tant'è. La musica può essere una cura efficace ai mali d'amore.
 Sulle note della colonna sonora di "The Natural" Joel appare in scena, in completo nero, chitarra a tracolla. Doppia valenza; la musica di John Williams commenta uno dei più bei film sul baseball, grande passione del Nostro, ma il termine "natural" (da noi "Il migliore", con Robert Redford, dal bel romanzo di Malamud) sta a definire lo "stato di grazia musicale" che ha sempre contraddistinto la carriera di Joel: uno che può permettersi di non mettere in "scaletta" una canzone come "Just the way you are" senza che nessuno ci faccia caso. La gran voce fa il resto.
 "No man's land" apre lo show alle 21.20. Billy gigioneggia con la chitarra, la band va a meraviglia, le luci sono stupende. E' il grande "entertainment" made in Usa, signori. "Pressure" è già della miglior discografia di Joel. Tramite un camminamento che passa sopra i musicisti (tutti brillanti polistrumentisti) il leader passa da una tastiera, sulla destra del palco, alla sua gemella, dall'altra parte. Per "My life", invece, appare dal pavimento un piano "grancoda" che ha la capacità di girare su se stesso. "Billy the kid" introduce "Leningrad". Joel ricorda l'avventura nell'ex Urss, della pace e dell'amicizia. Accenna uno stentato italiano, poi rinuncia. E canta.
 "Hungry man" appartiene al meglio degli anni Ottanta, così come la successiva "Allentown". "Scenes from an italian restaurant" rallenta il ritmo, mentre "Innocent man" cerca di nuovo un "groove" che ai più, tra il pubblico, parrebbe superfluo. Noi, che conosciamo la maestrìa pianistica di Joel, lo aspettiamo al varco con la recente "River of dreams" e la successiva "I go to extremes". La "sorpresa" sta nella bellissima "Honesty", eseguita pedissequamente, così come "Movin'out", mentre "Goodnight Saigon" si fa preannunciare dal rumore degli elicotteri a bassa quota. "We din'n start the fire" ricorda poco la ben nota versione del "video" e sembra prendere in giro lo "stile Springsteen", con tanto di suono di campanelline. Il finale è tutto di corsa, con Joel che si aggrappa ai cavi dell'amplificazione, fa roteare in aria l'asta, e corre per il palco: la beatlesiana "A hard day's night", "It's still rock'n roll to me", "You may be right" e "Only the good die young". i bis sono solo due, ma chilometrici: "Big shot" e l'immancabile "Piano man". Due ore e più di show: la noia del sublime.
B.M.