Brian Eno intervista Il Gazzettino 2002

Milano
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"Il mio ultimo tour è stato con i Roxy Music nel giugno/luglio del '73...", commenta ironicamente Brian Eno, il quasi 54enne artista inglese con quarti di nobiltà (il nome e cognome completo è Brian Peter George St. John Le Baptiste de La Salle Eno) che ieri a Milano ha tenuto una esaustiva conferenza stampa assieme all' attuale patner artistico Peter Schwalm. La ragione sta in "Drawn for life", cioè tre veri e propri concerti, con tanto di band anglo-tedesca, che il Duo terrà in Italia: lunedì 29 aprile al teatro Lirico di Cagliari per il Festival di Sant' Efisio e poi il 23 maggio al teatro Dal verme di Milano per la chiusura di "Suoni e Visioni 2002". Il terzo spettacolo, all' Auditorium di Roma il 25 maggio, lo vedrà alle prese con il nuovo materiale che da mercoledì prossimo registrerà a Londra. "Vorrei terminare prima del mio compleanno, il 15 maggio", ha commentato, sempre sorridente, la oramai celebre "pelata" in bella vista e gli occhi azzurri profondissimi.
 Un evento, insomma. malgrado Eno, a cui tra l' altro si deve la "trilogia berlinese" di Bowie e gli album di fine anni Ottanta degli U2 ma anche i primi Devo, oltre ovviamente ai Roxy Music, continui ad affermare di tenere solo "concerti saltuari" e non veri tour, preferendo "allestimenti" artistici di vario tipo: colori attraverso i tubi catodici della televisione (come fece anche per gli U2 del "Zooropa tour" imparando certamente da Schifano) e registrazioni discografiche "estreme", come dice lui "sulla cuspide tra la chitarra elettrica e l' elettronica".
 Eccellente promoter di se stesso ("Prossimamente farò un' installazione con televisori al plasma che hanno infiniti colori. Costano molto? Tanto non pago io... ") Brian Eno è realmente un artista vero, anche se troppo autocelebrativo, che si muove come un delicato vaso di cristallo all' interno di un ambiente artistico sicuramente molto "fasullo" e artificioso, spesso fatuo. I suoi rumori e i suoi silenzi, le luci e gli spazi, hanno un background culturale intenso e credibile, che gli hanno permesso la collaborazione non solo con molte popstar e astri nascenti del rock ma anche con artisti di spessore assoluto come Jon Hassell, a suo dire "patner ideale" e John Cage.
 "Cale - ricorda - diceva che l' Arte è un' imitazione della Natura, e in questo sono d' accordo. Il "suono della tecnologia in movimento"? Si addice di più alla pop music, come definizione". Ricorda anche il disco con Gavin Bryars che conteneva il loop" di "Jesus blood never fallen me yet", cioè la registrazione presa per strada a new York di un barbone che cantava: "E' diventato un successo commerciale. Io preferisco la nostra versione a quella di ToM Waits, che comunque resta uno dei meiei preferiti".
 Capitolo Italia. Gli rammentano un' antica collaborazione con Teresa De Sio, nell' 85 per "Africana". "Ricordo a fatica - spiega - perchè mi riesce difficile rammentare il passato, al punto di tenere un piccolo diario come promemoria. Fu a Roma, comunque, e lei era simpaticissima e completamente pazza! E poi si divertiva a pronunciare il mio nome in maniera strana... ".
 Poi c'è stata l' apparizione "pop" al "Pavarotti & Friends" con Bono e il supergruppo dei Passengers. "Pavarotti è affascinante e magnetico; ricordo solo Lady Diana in prima fila. Il giorno dopo però era il compleanno di mia moglie e io mi ero dimenticato di farle un regalo. Luciano le cantò "Happy birthday to you" con il suo vocione... ". Ciliegina sulla torta, Eno parla de' "La stanza del figlio" di Nanni Moretti, che termina con una sua canzone: "By this river" da "Before and after science". "Un film bellissimo e commovente, molto europeo. Moretti parla di storie comuni, al contrario dei miti hollywoodiani. E' bravo anche perchè, come del resto faccio anch' io, tiene la politica fuori dal film. Io stesso ho delle forti idee radicali ma le esprimo in atti concreti, come l' appoggio alla causa della non proliferazione delle armi chimiche".
 Gli chiedono anche se ha in mente di produrre qualche nuovo artista. E lui: "Non mi sono mai considerato veramente un produttore. Non so se è nemmeno il mio decimo lavoro... Comunque avrei voluto farlo con Fela Kuti ma purtroppo è morto sette anni fa". Sul riavvicinamento al pop nel nuovo cd di Brian Ferry, Brian Eno, sempre molto attento a centellinare frasi troppo compromettenti, forse prima di stipulare un regolare contrato, taglia corto: "Ho vissuto con mia moglia a San Pietroburgo per sei, sette mesi. Brian non aveva mai visto la città e così l' ho invitato". prossima puntata nella Primavera del 2003, quando appunto saranno trent' anni giusti dall' ultimo tour con i Roxy Music.
Bruno Marzi