Brian Ferry intervista Il Gazzettino 2002

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A trent' anni dall' esordio con i Roxy Music (Amanda Lear fotografata in copertina) e a venti giusti dall' ultimo album della formazione di "Love is a drug", nonchè pochi mesi dopo il trionfale tour "reunion" di MacKay, Manzanera e Soci (ci sarà un dvd a maggio e poi forse un "live": 40 concerti registrati) è Brian Ferry a rilanciare totalmente il discorso sia con il nuovo album "Frantic", con la presenza come autore e produtore di Dave Stewart degli Eurythmics, due rivistazioni di Dylan e omaggi filmici vari, sia con un tour (a Roma il 30 luglio, il 31 da definire). E con una speranza che potrebbe già essere quasi una certezza per il 2003: ritrovare nella band come tastierista Brian Eno, già nei primi due dischi e poi sbizzarritosi in varie attività creative (regista per gli U2 di "Zooropa"). Nei prossimi giorni sentiremo anche il suo parere, visto che sarà in Italia per un breve tour.Ferry, nella solita forma "olimpica" (ha poco più di cinquant'anni) ci parla proprio dell' incontro con Eno per "I tought", di cui è coautore, e "Goddess of love", in cui ha suonato: "Ci siamo sentiti per la prima volta circa tre anni fa. Lui stava a San Pietroburgo. L' ho raggiunto; abbiamo fatto lunghe passeggiate, e parlato molto. Lì è nata la canzone, e poi non ci siamo più persi di vista". "Frantic", "frenetico", è anche il titolo di una canzone che poi non è entrata nell' album. Spiega Ferry: "Dopo "As time goes by", che era un omaggio alla musica americana degli anni Trenta/Quaranta, volevo fare un disco più rock, anche se nel cassetto ho anche l' idea di un album per solo pianoforte e voce. Il tour con i Roxy Music è arrivato alla metà della nuova produzione, ed è stata una specie di vacanza creativa che mi ha permesso di rivedere il materiale già scritto, togliere ed aggiungere"."it's all over now, baby blue" e "Don't think twice, it's alright" sono i due omaggi a Dylan. "Mi piacciono diversi stili di musica - dice Ferry - e amo svariare dal blues ai classici di Sinatra o Elvis, al rock. Mi piace particolarmente il primo Dylan. Non lo conosco personalmente; credo che abbia profondamente rinnovato il linguaggio". Sulla Monroe, i riferimenti filmici in genere di diverse canzoni originali, scritte dallo stesso Ferry o in coabitazione con Stewart, Brian ha un ricordo personale: "Io ho vissuto una dura infanzia in un paese di minatori nel nord dell' Inghilterra. Mia madre faceva il thé per il proiezionista della sola sala cinematografica. Così io e mia sorella, un po' come il personaggio di "Nuovo cinema Paradiso", siamo cresciuti a pane e cinema. In questo senso Marylin è un' icona imprescindibile".
 Brian Ferry, ieri dalla Ventura per "Quelli che il calcio", tornerà appunto a fine luglio con la sua band. E conclude: "Il tour sarà un po' la continuazione di quello con i Roxy, perché alcuni musicisti e collaboratori, come il batterista Bobby Irwin e il chitarrista Chris Spedding hanno suonato anche nell'altro tour. Il futuro? Chi lo sa... Pere adesso ho un anno davanti da dedicare alla promozione di questo disco.  Chiudere la porta ai Roxy Music però è sbagliatissimo. Il tour è stato di alto livello, anche perché le condizioni tecnologiche, dopo vent'anni, erano decisamente migliori. Un nuovo disco non è dietro l' angolo, anche perché dovremmo trovare il tempo di ascoltare e scegliere tra i 40 concerti registrati per il "live", compreso quello molto caldo di Milano. Anzi, se qualcuno ci vuole dare una mano... ".
Bruno Marzi