Cesare Cremonini live all' Acatraz di Milano Il Gazzettino 2008

Milano
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Sono solo sei le date che Cesare Cremonini ha previsto come "assaggio" de' "Il primo tour sulla Luna" (dal quasi omonimo, recente cd) apertosi l' altra sera all' Alcatraz di Milano "tutto esaurito" e che si concluderà il 19 al PalaNet di Padova. L' ex leader e inventore, assieme al fido Ballo, dei Lunapop dimostra una confidenza con palco e pubblico che in qualche modo, dopo tour con orchestra e quant' altro, lo riporta alle origini. Palco elegante, largo e sobrio con cinque cerchi cangianti a far da sfondo, il musicista e autore bolognese offre uno show intenso ma anche lungo, oltre due ore per 25 brani, dove trova posto anche una intensa reinterpretazione di "Folsom Prison Blues" di Johnny Cash.
 Prima di lui, in trio acustico, si è esibita la giovane cantautrice scozzese Amy McDonald, capace di catturare l' attenzione del pubblico con ballate dalla struttura armonica molto semplice ma anche originale, ben supportata da una voce abbastanza personale e comunque non "strillata". Una interessante, in prospettiva, riebolazione del classico folk-rock britannico. Ha fatto anche buon gioco l' "aftershow" per nottambuli con Dj Ralf. Soldi ben spesi, insomma.
 Cremonini non si risparmia di certo. L' intro di "Louise", con Ballo a fare la "linea" di basso, è cantato dalle fan. Come dire che "Il primo bacio sulla Luna" (quasi 50mila copie vendute. Grasso che cola, di questi tempi) è già un "classico". "Dicono di me" è stato il primo singolo dallo stesso album, mentre "Padre madre" e "Mille galassie" arrivano direttamente da "Bagùs". E gli album di Cesare Cremonini, con o senza la band degli esordi, passano in solerte alternanza per tutto lo show.
 Arrivano anche "50 Special", "Qualcosa di grande" e "Marmellata 25" (da "Maggese") mentre il finale è ancora per il nuovo cd, con "Le sei e ventisei", "Il pagliaccio" e appunto "Il primo bacio sulla Luna". La band è compatta e funzionale, e, come ci annunciò lo stesso Cesare nella recente intervista concessa al Gazzettino, "decisamente vintage negli strumenti e nei suoni". Con Nicola "Ballo" Balestri al basso, Andrea Morelli e Alessandro De Crescenzo alle chitarre, Michele Mecco Guidi all' organo Hammond, Phil Drummy a sax, flauto e percussioni. E ancora Giovanni Guerretti al piano elettrico e Elio Rivagli alla batteria. La novità però è data da ben quattro coriste: Manuela Cortesi, Monica Hill, Vanessa Vaccari e Roberta Montanari.
 E' un fatto che Cesare Cremonini, pur nell' ortodossia di un repertorio fatto di canzoni pop-rock estremamente variegate, sia per "annata" sia per costrutto melodico-lessicale, cerchi veramente una via originale alla propria vena cantautorale, considerando, a ragione, fondamentale il momento del confronto con il pubblico nei concerti. Anche la maniera plateale di ricordare nei gesti il suo idolo Freddy Mercury (tanto di tatuaggio sul braccio sinistro) e di "spingere" sempre sulla voce, che regge bene, portano fieno in cascina. Se poi i "bis" vanno "a contrasto", come "Gli uomini e le donne sono uguali" e "Un giorno migliore", il discorso estetico trova la giusta chiosa. Per inciso, grande successo e sensazione di "festa collettiva"; il che, di questi tempi, non guasta.
Bruno Marzi