Cinema recensione La Forma dell' Acqua

The Shape of Water-La Forma dell’ acqua (nelle sale italiane dal 14 febbraio 2018)

Oggi su Dagospia ho letto la recensione che Marco Giusti, bravissimo, ha fatto del pluri candidato all’ Oscar La Forma dell’ Acqua. All’ improvviso mi sono accorto che il film è in uscita in Italia il 14 febbraio (San Valentino. Ma va?). Il fatto è che l’ ho visto una quindicina di giorni fa, già disponibile in Usa in dvd, sottotitolato in più lingue eccetera. La morale è sempre la stessa. Se un film pur molto bello e con grandi attori non viene recepito dai distributori italiani come un blockbuster, scivola via e viene messo in coda. Succede poi che va in nomination agli Academy, e si corre al riparo di corsa. Non è la prima volta. Anni fa successe con la grande Sandra Bullock per The Blind Side, storia di una madre adottiva che lotta contro i pregiudizi. La Bullock vinse poi l’ Oscar ma il film uscì in Italia più di un anno dopo. Solita storia: film di attori a low budget e senza effetti speciali. Ecco che La Forma dell’ Acqua di statuette ne prenota ben tredici. Non scopro nulla se dico che si tratta di una favola a lieto fine, magistralmente recitata e altrettanto bene diretta da Guillermo Del Toro. Giusti ricorda correttamente Il Mostro della Laguna Nera e La Bella e la Bestia, anche se in realtà nulla risulta portato agli eccessi, sia un effetto horror sia un ballo di gala. Io in certi momenti ci vedo anche Splash Una Sirena a Manhattan, a ruoli capovolti, per quella maniera grottesca (agli occhi di noi contemporanei) visione del rapporto male-bene (anche in Splash c’è un “cattivo” anche se macchiettistico) che nel film si delinea nettamente dicotomica tra gli Usa-bene e l’ Urss-male. Nessun tono grigio, un po’ alla Trump per capirci. Siamo nel 1961 e c’è Kennedy, ma se in un fiume amazzonico viene catturato uno strano umanoide con le branchie è chiaro che la Cia o chi per essa (un laboratorio segreto decadente vagamente da Dottor Mabuse. Nella scenografia vedo anche citato Dune) è chiaro che o lo si trasforma in arma, o va eliminato e accuratamente vivisezionato. Ma il “mostro”, che non fa mai paura, è un essere superiore, e se ne accorge una ragazza apparentemente scialba (Giusti la definisce “bruttina” ma in realtà ha molto fascino. Vedi la sobria scena di autoerotismo solo intuibile nella vasca da bagno e il contemporaneo nudo integrale. Ricorda molto l’ ottima Charlotte Gainsbourg) e muta – e con delle strane cicatrici sul collo - che fa le pulizie nella base militare, e che riesce ovviamente a fare beffe di misure di sicurezza e guardie armate cagnesche. Insomma, Sally Hawkins, che vincerà sicuramente l’ Oscar per l’ interpretazione di Elisa Esposito, è l’ eroina dura e pura, che troverà alleati lungo la strada e anche un formidabile, quanto animalescamente prevedibile, villain. Michael Shannon è Strickland, l’ agente dei servizi segreti cattivissimo e ignorante. Ricorderete Shannon in Boardwalk Empire, in un ruolo assolutamente sovrapponibile per cinismo e, in aggiunta, misticismo religioso impregnato di razzismo. Tutto il repertorio. Non mancano lo scienziato agente sovietico” in sonno”, la collega di Elisa Zelda (giusto: la debordante Octavia Spencer) e il vicino di casa cartellonista pubblicitario gaio. Si trasformeranno in un team invincibile. Perché, anche se non proprio il principe azzurro, l’ essere misterioso (l’ attore è Doug Jones) si rivelerà tanto schivo quanto potente all’ abbisogna. Dal punto di vista visivo, la vera forza del film, a mio avviso, sta nella assoluta mancanza di effetti speciali, nel senso che tutti gli effetti sono “normali”, fisici, quasi di cartapesta. E i colori sono tutto meno che iper reali, ma quasi una tavolozza di pastelli. In seconda lettura, ma poi neanche tanto, si tratta di un film, se si può dire, fortemente politico e femminista, perché perfettamente adattabile ai giorni nostri. Tutto bello, tutto meritato. Evviva il cinema

Bruno Marzi

Nella foto: il manifesto del film