Compay Segundo live a Villa Arconati Il Gazzettino 1999

Castellazzo di Bollate(Mi)
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Grandi sorrisi profusi dagli organizzatori, il "Festival di Villa Arconati" si apre con un "tutto esaurito" da 4500 persone (ma tante sono rimaste fuori o hanno fatto dietrofront), accorse ad applaudire Compay Segundo e la sua banda, composta da nove stupendi quanto essenziali musicisti. Lui arriva con la sua piccola chitarra a tracolla, il famoso modello "harmonico" a sette corde di sua invenzione. Suona e canta in piedi e accenna passi di ballo, fasciato in doppiopetto blu scuro e il cappello in testa. Lo assiste bene Hugo Garzon, che gli fa il controcanto sulle note acute e agita le maracas. Benito Suarez è il chitarrista che fa il "lavoro pesante" di raccordo armonico e solistico; Salvador Repilado, figlio di Compay, è un contrabbassista di chiara matrice classica-jazz, mentre Rafaèl Fournier è un percussionista-bonghista che da solo e con pochi strumenti non fa rimpiangere un' intera batteria.
 Gli altri arrivano alla spicciolata, a metà concerto: due clarinettisti che passano in mezzo al pubblico e le immancabili coriste per la parte finale del repertorio. Salito in scena attorno alle 22, Compay divide lo show in due tempi di 45 minuti abbondanti. L' inizio è storiografico, con l' ottocentesca e tradizionale "Es mejor vivir aisì" e poi "Macusa", canzone dedicata alla prima moglie firmata da Francisco Repilado, vero nome del 92enne musicista cubano. La musica è intrigante. Compay è un bravo affabulatore, memore dei tempi in cui il mestiere di musicista lo obbligava a far divertire il pubblico, comunque. <Siamo nella Patria della Musica: l' Italia!>, annuncia tra gli applausi.
 Dopo aver cantato "Yo vengo aqui", Compay Segundo ricorda i tempi antichi del Trio Matamoros, e i suoi inizi artistici. La complicità con la platea, adulta e decisamente colta, attratta anche dal successo del documentario di Wenders sulla sua vita, è complata. "Huellas del pasado" e "Amor gigante" introducono il "tormentone" amoroso, vero fulcro dell' ispirazione musicale e letteraria di Compay. C'è anche della malizia (<Noi cubani siamo ironici: non diciamo mai tutto ma lasciamo interpretare le cose... >) quando rende un' innocente visione erotica di una "camiseta", una sottana che mette in evidenza le forme dell' amata. Con "Cumbancero" ricorda antichi virtuosismi chitarristici di cui rimane il "groove". Sono molte poi le canzoni tratte dal nuovo cd "Calle salud". "Maria en la playa", cantata in coro da tutto il pubblico, potrebbe essere tranquillamente un "hit" radiofonico estivo, così come "Viejos sones de Santiago" e "Balcòn de Santiago" sanno di ispirazione per il giovane Paolo Conte.
 Il celeberrimo "Chan-chan" va nella seconda parte dello show, come "Versos para ti" e Morir de amor". La canzone di Aznavour guadagna moltissimo nella versione beguine. "Como la avellaneda" e il celeberrimo "Lagrimas negras" di Miguel Matamoros portano al "Saludo a Chango" e Saludo a Compay", che certamente fa gli scongiuri e pensa al futuro, chiudono uno spettacolo di una semplicità ed efficacia disarmante, a cui danno il sigillo "Guantanameira" e una estemporanea versione di "Volare", con tanto di bandiere cubane in scena. La "fiesta", a questo punto, è completa.

Bruno Marzi