Dalida, la storia a dieci anni dalla morte Stop 1997

PARIGI. Maggio
In Italia è stata famosissima alla fine degli anni Sessanta, in Francia è un mito. Da noi torna alla memoria il tragico amore per Luigi Tenco; a Parigi le hanno dedicato una piazza nella “sua” Montmartre, onore attribuito solo a Giovanna d’ Arco e Sarah Bernhardt. La storia di Dalida - dei suoi amori, della sua tragica fine - è tornata d’ attualità grazie al programma “Dalida amore mio”, che Paolo Limiti le ha dedicato domenica scorsa su Raidue, nel giorno che ricordava i dieci anni dalla morte per suicidio, avvenuta il 4 maggio 1987, all’ età di 54 anni.
<La vita mi è insopportabile. Perdonatemi>, lasciò scritto accanto al letto della sua casa, all’ 11bis di rue d’ Orchampt, a pochi metri dalla piazza che oggi porta il suo nome, e in vista del cimitero degli artisti dove è sepolta, ricordata da una statua di Aslan a grandezza naturale.
“Place Dalida” è posta su un’ ansa della strada, in cima al Sacre Coeur. Domina la città, ed è ormai meta di un pellegrinaggio da parte dei parigini, che sfidano il brutto tempo pur di deporre un fiore davanti al suo busto, mentre i turisti di tutto il Mondo si chiedono, probabilmente, chi fosse stata Yolanda Gigliotti, nata al Cairo (Egitto) il 17 gennaio 1933, e di chiarissime origini italiane.
La famiglia proveniva da Serrastretta, un paese in provincia di Catanzaro dove l’ emigrazione era altissima, quando nel ‘62, accolta dal Sindaco, la giovane Dalida, già famosissima, volle andare a trovare l’ 85enne zio. Il padre Pietro, con lo spirito d’ artista (erano anche imparentati con la Duse) e la passione per il violino, morì suicida. La madre Giuseppina è stata sempre accanto alla figlia, così come il fratello minore Bruno, in arte “Orlando”, dal nome di battesimo del primogenito di casa Gigliotti. Proprio Bruno-Orlando è stato ospite di Limiti in televisione. A lui, con Cathèrine Rihoit, si deve la storia romanzata della vita di Dalida, pubblicata l’ anno scorso in Francia e ancor oggi un best-seller.
<Con il suicidio - ha dichiarato Orlando - Yolanda ha voluto uccidere Dalida. Il gioco delle parti era diventato insopportabile. Dalida aveva tutto: fama, amore; Yolanda era sola e disperata, senza figli, una famiglia e affetti... >.
Nella sua vita ci fu anche un aborto, <... per non fare nascere un figlio al di fuori del matrimonio>. E’ sempre Orlando che racconta: <Malgrado l’ apparenza di donna moderna e disinibita, specialmente a quei tempi, lei era una persona di grande dignità e senso religioso. Non rivelò mai chi fosse stato a metterla incinta, ma decise di non avere il figlio proprio in Italia, la sera del 6 gennaio ‘68, quando vinse Canzonissima, che allora si chiamava “Partitissima”, con “Dan dan dan”>.
Era passato poco meno di un anno dalla tragedia di Sanremo, con la morte del suo grande amore Luigi Tenco. Ancora oggi, in Francia sono tutti convinti che proprio il “giovane cantante italiano” sia stato l’ unico grande affetto di Dalida. Complici i discografici italiani, i due si erano conosciuti nell’ ottobre del ‘66 a Parigi, nel corso di una cena organizzata apposta. Dalida aveva sempre rifiutato di partecipare al Festival di Sanremo, malgrado avesse in repertorio molti successi della gara canora: “Ciao ciao bambina”, “Romantica”, “Volare”, “Le mille bolle blu” di Mina. <Non amo le competizioni - aveva detto più volte - in cui una vita artistica può essere distrutta da un insuccesso>. Tenco, acclamato autore di canzoni-sigla televisive, come “Un giorno dopo l’ altro” per Maigret-Gino Cervi, era uno dei capifila della “nuova canzone d’ autore”, con Paoli, Lauzi e Bindi (liguri come lui), De Andrè, Jannacci e un giovanissimo Dalla. Suonava il clarino, fece anche l’ attore nel film “La cuccagna”, scrisse canzoni indimenticabili come “Lontano lontano” e “Mi sono innamorato di te”. Per assurdo, proprio “Ciao amore ciao” non era tra le sue cose più belle. La commissione che portava le canzoni al Festival l’ aveva scartata all’ origine, ma la certezza di avere Dalida come patner in scena li fece ricredere.
Per quel ragazzo triste dai grandi occhi la star di prima grandezza decise di fare un’ eccezione. Voleva aiutarlo: <Luigi è incompreso in Italia. Voglio portarlo in Francia, assieme a quelli che parlano la sua lingua artistica, come Brassens, Bécaud, Brel... >Dalida non scappò, come scrissero molti giornali italiani. Fu l’ organizzazione del Festival, assieme ai discografici, ad obbligarla a salire su un auto con l’ ex marito Lucien Morisse>. I due, inseguiti dai fotografi, raggiunsero l’ aeroporto di Nizza e poi Parigi. Ne seguì un periodo burrascoso, un tentativo di suicidio e una lunga degenza in clinica, con il conforto delle persone più care.
Dalida seppe riprendere un certo equilibrio, avere una vita sentimentale burrascosa, continuare in una carriera da superstar, iniziata nel Paese natìo da giovanissima, quando venne incoronata “Miss Egitto” e divenne una diva del cinema basato su grandi storie d’ amore. Noi la ricordiamo cantare “La danza di Zorba”, muovendosi sinuosa, i lunghi capelli neri sciolti sulle spalle, ed offrendo un’ immagine di bellezza modernissima, attuale. Noi la ricordiamo così.
BRUNO MARZI

nella foto: Sveva Alviti è Dalida nel film tv franco-italiano del 2016. Il monumento a Montmatre da scannerizzare "soon"...