Dolci Incubi Sonori Islandesi

Si chiama Olafur Arnalds - e già questo non è semplice - ed è islandese come Bijork e Sigùr Ros, tanto per capirci. Quindi, in senso buono, non è troppo normale. Troppo buio, troppa luce, i geyser e i vulcani. E' partito nella carriera musicale come batterista e poi, con un gruppo di amici, una volta imparato a suonare il pianoforte, si è arrovellato su come smontarne un paio e rimontarli a modo suo, come honky tonk in versione elettronica. Si esibisce con un quartetto d'archi e un batterista (la violoncellista alla sua destra è "diversamente brutta"... ). Ecco allora che vedere l' Auditorium di Milano praticamente pieno in un martedì sera qualunque desta già interesse. Non sto lì a sciorinare dischi e miracoli del Nostro, perché chi è interessato a questa musica sa già sicuramente tutto. Vado a sensazioni. La sua musica è un misto di catechesi "cosmica" e ridanciana parodia. Diciamo che suona delle serie di tonalità salmodianti alla Cosmic Jockers, appunto, ma a un volume ridottissimo. Così come sono al minimo le luci di scena (ci ho messo del "manico" per tirare fuori quindici foto dal fondo della sala. Una collega arrivata da Londra era abbastanza disperata). Al secondo brano invita tutto il pubblico a emettere un suono; lo registra e lo riproduce come sottofondo. D'altronde, una delle caratteristiche delle sue esibizioni è quella di essere sempre differenti l' una dall' altra. E alla via così, con uno strano e variegato pubblico, maturo ma non anziano, in assoluta estasi e trascendenza. Memento: lo sapete qual è il record mondiale che appartiene agli islandesi? Appunto: quello...