Editoriale Cinquanta. La sfiga ci vede benissimo: se ne va troppo giovane anche Claudio Lolli

Mi chiedo quale motivo avesse di ammalarsi uno come Claudio Lolli. Uno che faceva la sua musica dal 1972, con quell' "Aspettando Godot" - prima singolo e poi album - che fece anche un discreto successo discografico, con una non so quanto causale o voluta musicalità del brano che andava oltre il testo, oltre l' impegno movimentista nell' agitata Bologna di quegli anni ancora né carne né pesce. Lolli, morto oggi a 68 (sessantotto!) anni, dopo un' impari lotta con il Male, si aggiunge a un elenco troppo lungo, troppo ingiusto. Non era uno dei miei cantautori preferiti ma lo rispettavo molto. D'altronde un rocchettaro come me nel '72 faceva fatica a immedesimarsi nella ballata quasi esistenzialista del giovane Lolli, che riprendeva certamente gli americani, De André ma anche il contemporaneo Guccini. Il "giro" era sempre quello dell' Osteria delle Dame e circonvicine. Una Bologna pane e salame, di lotta sì ma con contorno di vita. Sia come sia, piaccia o non piaccia, il suo album del '75 "Ho visto anche degli zingari felici" è a buon diritto nella discografia fondamentale italiana. L' avevo visto l' ultima volta proprio a Bologna per "We love Freak", lo show collettivo a simpatica memoria di Roberto Antoni. A proposito di gente andata via troppo di fretta...