Editoriale cinquantuno Gigliola se n'è andata ed è una giornata di merda

"Allora, deciditi: o fai il fotografo o fai il giornalista!", mi apostrofava tanti anni fa "la Gigliola", ai tempi in cui scrivevo molto su un quotidiano che definire ingrato è riduttivo. E io a spiegarle che facevo tutte e due le cose da sempre, e molto altro. Ma lei era così. Seppur minuta era tagliata nella roccia delle sue montagne del Friuli, delle "malghe" e dei pascoli tante volte ritratti e messi in mostra. Ai concerti discuteva con la sicurezza - tutti amici, alla fine - lottando per la posizione migliore, vista l' altezza, e con il "vaffanculo" facilissimo sulla lingua. Gigliola Di Piazza, persona buona e generosa, grande professionista della fotografia, se n'è andata ieri sera a settant'anni, in quella che era diventata la sua Milano. Una malattia che si è accanita in maniera feroce e repentina. Le era accanto la figlia Monica e il pensiero degli amici, che certamente la ricorderanno in qualche maniera. Da oggi, insomma, mancano delle immagini alla storia del Mondo, lei che con me, Angelo e Massimo formava un quartetto rock di tutto rispetto. Le nostre recenti mostre, la "compagnia di giro" ai concerti, i tanti viaggi fatti assieme. Uno degli ultimi l' anno scorso a Lucca per i Rolling Stones. Ci facemmo cinque chilometri a piedi con le attrezzature fotografiche al seguito, lei con la fedele borsa old style a tracolla e il passo calmo da "montagnina". Gigliola non era soltanto una fotografa di cronaca, di musica e di ricerca delle sue radici culturali; era sempre stata in prima linea per le lotte delle donne, che ha fotografato tantissimo in mille mostre personali e collettive. Questo però non è ancora il momento di pensare al suo archivio e a come valorizzarlo (il suo cruccio confessato alla figlia) e a come celebrarla. Questo è il momento per noi amici di ricordarla a modo nostro. Il mio è divertente, credo. Due anni fa, verso le sette di sera, eravamo riuniti al bar della Feltrinelli di piazza Piemonte, per discutere con il nostro direttore artistico Luigi Pedrazzi sulla prossima mostra collettiva. Poche ore dopo ci sarebbe stato il concerto di Rihanna a San Siro, ma il management dell' artista non voleva fotografi professionisti, e così ci eravamo messi il cuore in pace. Gigliola aveva con sé la borsa con macchine e tutto il resto. Non se ne separava mai. E dico: proprio mai. Insomma, verso le otto di sera ci arriva un messaggino della Silvia, ufficio stampa della faccenda, che ci dice: "Contrordine! Siete accreditati". Nel frattempo era scoppiato un nubifragio pazzesco, che ritardò, fortunatamente, l' inizio dello show, permettendomi di rientrare a casa e prendere a mia volta lo zaino con tutto l' occorrente. Gigliola, invece, schizzò subito dalla sedia, salutando tutti, e mettendosi in bicicletta sotto la bufera (estiva, fortunatamente) per raggiungere San Siro, fradicia come non so cosa... E' anche per questo motivo che in questi tempi di crisi della categoria, di cui abbiamo già detto, di poco rispetto per la nostra professione, la perdita di questa donna giovane e decisa mi fa sentire, appunto, di merda e incazzare per l' ingiustizia. Gigliola vivrà perché noi la ricorderemo sempre.
L'immagine è un crop da una foto di Mauro Pomati