Editoriale Diciannove Chiaroscuro pop-rock

 Non siamo messi benissimo. Oggi sul Corriere della Sera mi sono fermato su due articoli, diciamo di “costume musicale” che in realtà sposano una simile filosofia del “tanto peggio, tanto meglio”. L’amico Andrea Laffranchi parla del fortunato ex ragazzo statunitense che nel 1964 fotografò i Beatles durante il primo tour Usa. Mike Mitchell, questo è il suo nome, che poco alla volta sta mettendo all’ asta il suo tesoro di immagini inedite in bianco e nero, peraltro molto buone a giudicare da quelle pubblicate. Laffranchi, per il resto estremamente tassonomico, dice ad un certo punto: “Mitchell non si poteva permettere un flash e le foto vivono di un magico contrasto tra luci ed ombre”. Ed è questo il titolo strappalacrime: “Non aveva i soldi per comprarsi il flash”. E meno male, dico io, perché da sempre il flash non solo non è consigliato nei concerti ma da quando mi ricordi è addirittura vietato sottopalco. La ragione è semplice: la luce bianca del lampeggiatore “ammazza” qualsiasi effetto luminoso in scena, e risulta proprio “brutto”. In più all’ epoca si passava dalle foto con le lampadine che si bruciavano di volta in volta ai primi flash elettronici, effettivamente molto costosi e potenti come un piccolo sole. E poi all’ epoca i ragazzi andavano ai concerti con la Instamatic, non come oggi che certe ragazzine fotografano i loro beniamini delle boyband con reflex e teleobiettivo. Mitchell è stato quindi bravo più che fortunato. Il secondo articolo è a firma di Elvira Serra, che leggo con regolarità su Sette, con alterne fortune. Parla della ormai celeberrima foto scattata da una fan a Gianni Morandi in autogrill mentre mingeva tranquillamente alla toilette in quello che i francesi chiamano ciroir. Dice la Serra: “Il Gianni nazionale ha socializzato con la “paparazza”, le ha chiesto come si chiamava… eccetera”. Quindi questa impudica dal telefonino facile diventa in vulgata la “paparazza”. Massì: famolo strano. L’ articolo poi prosegue con la solita dichiarazione del sociologo e le varie considerazioni su come, tutto sommato, vada bene così, visto che sono gli stessi personaggi, di certo non Morandi, che si mettono in mostra sui vari social con foto di bassissima qualità: tette e culi, balletti, ostentazione di denaro e potere, eccetera. I miei colleghi fotografi sanno che, ormai perso qualsiasi freno inibitore, non perdo occasione per stigmatizzare che, anche in buona fede, viene sempre messa alla berlina una categoria, i fotografi di attualità appunto, che mai come oggi subisce una concorrenza sleale da parte di chicchessia, di chi di tutt’ altro vive ma non perde occasione per pubblicare, regalare, offrirsi al dio della Notorietà via app. Purtroppo con il placet nemmeno troppo sotteso degli Ordini professionali, arroccati a difendere diritti abnormi di poche migliaia di persone (vedi editoriale su Ettore Mo). Riassumendo, i due articoli sbagliano nel descrivere tecnicamente i protagonisti. Il primo è stato un giovane fotografo pieno di iniziativa e nel posto giusto al momento giusto, fortunatamente senza flash. Nel secondo caso si tratta di persona qualificabile come molesta e priva di morale. Un “paparazzo”, di quelli veri della Dolce Vita, non si sarebbe mai permesso. Io non sarei stato buono come Morandi (Lo conosco E’ una brava persona e fa buon viso… Ma dentro doveva essere incazzatissimo) e l’ avrei denunciata, la signora che, presumibilmente, è pure entrata nel bagno degli uomini... In entrambi i casi il Corriere ha avuto gratis le immagini per le due notizie collegate. Gratis infatti è la parola magica. I giornali ormai vivono al cinquanta per cento di foto regalate da uffici stampa, dell’ abbonamento Ansa, dei contratti stock a pochi centesimi con le Agenzie americane. L’ agenzia Grazia Neri aveva già capito tutto una quindicina di anni fa, e chiuse l’ attività in maniera signorile. Oggi però sembra che tutti vogliano fare comunque i fotografi. O i giornalisti. Anche loro gratis; tanto qualcuno paga. I genitori dei figli trentenni sfaccendati sono avvisati.

Nella foto: Gianni Morandi di ritorno a Sanremo nei primi Ottanta dopo anni di crisi personale