Editoriale Diciassette Spremiagrumi

 

Ogni tanto bisognerebbe pensarci bene. E magari dire qualche “no, grazie” e prendere fiato. Parere personale, ovviamente. Giorgia Todrani è un’artista a cui vogliamo particolarmente bene. Una tra quelli del ristretto cerchio ricordato giorni fa con Zucchero, e a cui io non riesco a dire di no. Sono andato a fotografare lo show di Giorgia al Forum di Assago, quello dell’8 marzo, ripreso anche da Rtl 102,5. Come d’uso ho fatto i primi tre pezzi da una postazione in alto sul primo anello (teleobiettivo, eccetera) compreso l’ ingresso con passaggio in mezzo al pubblico. Un signore le ha fatto il baciamano, un altro le ha dato una rosa gialla. Tutti scattavano foto e video col telefonino. Poi sono schizzato a casa per vedere le foto (avevo molti dubbi sulla qualità) e ho fatto in tempo a vedere anche il finale della ripresa televisiva in diretta di Rtl 102,5. A livello vocale, la Todrani non si tocca. Ha in gola uno strumento di primissima qualità e un’anima in grado di usarlo al meglio. Riesce ad essere soul e a mettere pathos anche su brani smaccatamente pop. Tutto il resto, però, ha lasciato molto a desiderare. Il palco ha al centro quello che dovrebbe essere “l’albero delle meraviglie”, ma in realtà il più delle volte sembra un insieme di teloni appoggiato su un’anima presumo metallica. Rivedendo la foto, sembra un mazzetto di asparagi bianchi. La band è disposta in quattro blocchi e il resto è spazio vuoto che Giorgia percorre a mo’ di maratoneta, con gli scampoli di vitalità per i balletti e le esibizioni degli ospiti percussionisti. Il palco quindi dovrebbe vivere continuamente di luce e trovate, ma è spesso al buio (vedi foto). Parlando di palchi centrali, insomma, niente a che vedere con quelli d’antàn di Prince, Phil Collins, Metallica e Peter Gabriel (ad un certo punto appeso in aria a testa in giù mentre cantava con la figlia in una specie di passeggiata all’ incontrario). In passato, Giorgia ha avuto palchi molto belli (vedi foto in galleria) e anche riprese televisive di qualità. Ma sia il palco (ripeto: gusto personale. I fan mi sbraneranno) sia la ripresa televisiva potevano essere evitati. La tv, in particolare, ha fatto scempio di tempi e modi, privilegiando una ripresa dall’alto e perpendicolare che avrebbe dovuto mettere in risalto gli effetti di luce, ma ha creato solo confusione. I grandi registi Rai degli anni Settanta (ma anche Mediaset, e penso al Festivalbar di Egidio Romìo) inizialmente lavoravano con al massimo cinque camere. Adesso non si contano più. Eppure quella pulizia, quei tagli d’immagine che privilegiavano l’ artista, oggi sembrano dispersi e inutili. Le regìe delle riprese video messe insieme in fretta e furia sono presuntuose e “stupefacenti”, il più delle volte. Eppure gli artisti, e i loro manager, nonché le Case discografiche, spesso, anzi sempre, soccombono in favore di qualche dollaro in più, di maggiore visibilità e magari di uno scambio merce con i potenti network radiofonici di oggi, spremendo artisti e fan ai limiti della resistenza umana. Unica eccezione Radio/Video Italia, che lavora in uno studio perfettamente attrezzato e con luci di classe, e quando va in esterno lo fa raramente e con grande dovizia di mezzi, come faceva una volta la Mtv Italia di Campo Dall’Orto. La verità è che, come già espresso dal Vostro in altre circostanze, lo strapotere della musica live rispetto ai discografici paga il conto per troppa ingordigia.