Editoriale Dieci Se si rompe una corda del violino

Improvvisamente, a soli 62 anni, il giorno dopo un ultimo concerto a Parigi, è mancato Didier Lockwood, uno dei più grandi violinisti jazz-rock al Mondo. Per uno strano scherzo del destino era anche imparentato nemmeno tanto alla lontana con l’ attore Orlando Bloom, che scopriamo così di origini francesi. Si spegne una stella ancora fulgida. E’ la grande scuola francese di Grappelli e di Jean Luc Ponty, oggi settantacinquenne, che in Lockwood aveva il nome meno noto alle masse, ma non ai jazzofili di tutto il Mondo. Aveva esordito ad alto livello con i Magma (vedi video del '75) per poi continuare da solo. Essendo lui un Grande, ha suonato a sua volta con i “pesi massimi”. Cito per tutti Miles Davis. Il suo disco più famoso rimane forse il “Live in Montreux” del 1981: un condensato di creatività, tecnica e groove rock, in alcuni momenti. Si sa che il violino elettrificato è una forma di arte a sé. Penso a Lucio Fabbri con la PFM, e al suo successore Gregory Block (ex I’ts a Beautiful Day) poi nella band di De Gregori. E ancora, Jerry Goodman con i Flock, Papa John Creach con i Jefferson Airplane, Scarlet Riveira con Dylan. Tutti fautori di una creatività diversa, partendo da uno strumento classico che più classico non si può, ma che da Paganini in poi fino a David Garrett, che lo ha interpretato al cinema, si è rivelato come il più malleabile, creativo e inaspettato. A modo suo “elettrico” come una Fender Stratocaster. Come tutti i musicisti “da concerto”, che privilegiano cioè il contatto col pubblico e le session con grandi colleghi, Lockwood era un ragazzo simpatico e decisamente antidivo. Alla notizia della morte, il presidente francese Macron gli ha reso onore: “Omaggio ammutolito al violinista Didier Lockwood, amico e partner dei più Grandi, altrettanto ansioso di annodare il filo della cultura che di trasmetterla al più grande numero di persone. Ci mancheranno la sua capacità di approfondimento, la sua grandezza d’animo e il suo immenso talento musicale”. Lockwood lavorava molto con il Governo francese per l’interazione tra scuola e cultura musicale. Oltre 4500 concerti e 35 album in carriera, moglie e tre figli, Didier era ben lungi dal tramonto artistico. E il pensiero non può che andare a un grande artista italiano come Pino Mango. Quando si conosce una persona, anche se in un meandro della memoria lontano ben 38 anni; quando si è mangiato assieme, chiacchierato per poi farne un’intervista (testo e foto sono da qualche parte) e addirittura quando assieme agli amici gli si è organizzata un’ esibizione, di certo la cosa diventa personale. Era il 27 febbraio del 1980, in un locale di Vercelli (città che ha ospitato gente come Gato Barbieri, Nana Vascocelos, Gerry Mulligan, Cecil Taylor; con allora una radio e un jazz club vivissimi) che si chiamava Astoria. Nessuno conosceva Didier, ma il passaparola e quell’ album live trasmesso tante volte per radio fecero il miracolo di una sala strapiena. Per la cultura, e l’ amore per la musica. Chapeau.