Editoriale Dodici Pochi capivano il jazz...

Una notizia di poche righe, che farà felice anche l’ amico Avvocato di Asti. Il grande trombettista jazz Paolo Fresu e il ministro della Cultura Dario Franceschini hanno, come si dice in maniera elegante, siglato un protocollo d’intesa per favorire la diffusione della musica jazz. E’ nata infatti la “Federazione Il Jazz Italiano” (scritto così) sigla che riunisce molte Associazioni sia di musicisti sia di locali che promuovono musica dal vivo, con l’imprimatur del Ministero della Cultura e del Turismo, nei cui locali romani si è svolta la cerimonia di firma. Una cosa enorme, che solo il Quotidiano Nazionale, (https://www.quotidiano.net/magazine/jazz-federazio...) che io sappia, ha riportato. Il plauso maggiore va certamente alla tignosa ricerca di un salto di qualità da parte del musicista sardo, paladino dei valori culturali e sociali della musica e del jazz in particolare, e che negli ultimi anni si è distinto nell’ organizzazione di eventi e manifestazioni, spesso anche a sostegno di cause sociali come per i minatori del Sulcis. Forse finalmente si passa dalle parole ai fatti. La Comunità europea, per esempio, tra una cazzata e l’altra tipo Agenzia del Farmaco in Olanda e Junker parlante a sproposito, mette a disposizione fondi per portare la musica italiana all’ estero. Non solo jazz ma anche rock e musica popolare che dir si voglia. Esistono dei bandi e dei form da compilare per ottenere, per esempio, il pagamento delle spese per trasporto strumenti, viaggi e alberghi, e in certi casi anche una diaria per i musicisti. L’idea di Fresu è anche più ambiziosa, e parla di contributi e coordinamento per etichette discografiche, agenzie e addirittura fotografi. E il pensiero va a quel salone della Musica di Torino dove, l’ 11 ottobre del 1996 (cioè oltre 21 anni fa… ) l’ allora Presidente del consiglio Walter Veltroni (uno che sul jazz e i jazzisti ci ha fatto pure libri e un film) presiedeva il convegno “Una legge per la Musica”. Legge che, peraltro, era già in Parlamento, a prima firma del senatore verde di Milano Fiorello Cortiana. Io c’ero, ho il testo, l’ho letta ma di una Legge che, parlando per esempio anche di Conservatori, avrebbe fatto solo un gran bene, come sempre in questo Paese si persero le tracce perché ognuno poi dovette fare di necessità virtù. Così ancora oggi i manager che magari muovono milioni di euro e fanno lavorare migliaia di persone, non hanno ancora uno status fiscale chiaro (Assomusica è un’associazione appunto di libera associazione e non ministeriale) e i costi Siae della musica live (Fresu ne parla) sono ancora troppo alti. Giornalisti, fotografi, videomaker di settore in realtà non esistono come “specialisti” di ambito musicale, che magari se certificati potrebbero tenere lezione nelle scuole. D’altronde, della legge de quo, come mi disse tempo dopo un noto politico, “non fregava niente a nessuno”.