Editoriale Quaranta Dago non sarà mai maggiorenne

Ho – giustamente – lasciato passare qualche giorno per tornare sui festeggiamenti – meritati – a Dagospia, il sito di informazione e controinformazione – parola desueta ma sempre valida – nato nel maggio del 2000. Anche se non ci frequentiamo certo e non ci sentiamo da lungo tempo, conosco Roberto “Dago” D’Agostino da quarant’anni e passa, da quando non aveva nemmeno un tatuaggio, perlomeno visibile. Era settembre ’75, e lo incontrai a Roma non so a quale festa o circostanza, ovvero quando fui invitato al matrimonio di Cicalone Venditti con Simonetta Izzo. E poi quando abitai quasi un anno a Roma in via del Seminario, allora casa “porto di mare” di Patty Pravo. Lo trovai simpatico e intelligente, assolutamente non romano ma romanesco, con la battuta prontissima e una cultura musicale grande così. Insomma, vedevo me in versione più grande di qualche anno, non chiuso nel sarcofago di lusso di Vercelli ma affacciato su un mondo di potere e contropotere, quello romano e della Rai, che poi alla fine rifiutai per mancanza di coraggio e provincialismo. Era tutta gente simpatica. Il bravissimo Paolo Zaccagnini, omone di “Ecce Bombo!” di Moretti e poi bravo giornalista, oggi allegro pensionato in Irlanda. Il piacione Carlo Massarini, prossimo a diventare “Mister Fantasy” e amico di caciara con il di sopra menzionato Venditti, nonché possessore all’ epoca di una Cinquecento mitica. Insomma, una generazione di fenomeni molto allegra e disincantata. Dago, che già aveva fatto il deejay giovanissimo al Titan, credo, era piuttosto avanti per l’ epoca. Un po’ come Costantino della Gherardesca oggi, anche se con gusti e appetiti opposti. Insomma, per venire a Dagospia, io lo scopersi al Festival di Sanremo, credo del 2000 (quindi ancora “sperimentale”) quando il collega e amico Riccardo Frezza (con Salvo La Fata noto – © Marzi – come Bibì e Bibò, ovvero i migliori fotografi scandalistici italiani) mi piombò in sala stampa e mi chiese di cercare il sito www. eccetera eccetera, perché avrebbe dovuto pubblicare delle sue foto, all’ epoca ancora in bilico tra la pellicola e il primo digitale. Già dai primi vagiti del sito, Dago riuscì ad ottenere due cose: un numero di contatti che si avvicinava a quello della Città del Vaticano (il top) e… un mucchio di querele. Per queste ultime, Roberto ha sì vinto ma più spesso pagato, rischiando nei primi anni di dover chiudere la baracca. Gli argomenti, il linguaggio, le immagini lo resero subito un soggetto “Odi et amo”, ma comunque molto letto. Dopo la nota malattia, superata benissimo come Nanni Moretti anni prima, il Dago pubblico tutto tatuaggi e look Rasputin ha per contrasto raggiunto la stabilità economica e redazionale (almeno spero) e gli perdono se ogni tanto vedo foto mie – Patty Pravo in particolare – prese chissà dove e tirate fuori nelle più strane circostanze. Per farsi perdonare gli chiederò di passarmi la “striscia” di News per il mio nuovo sito. Un abbraccio forte, vecchia lenza!