Editoriale Quarantacinque Chiude anche Il Mucchio Selvaggio e non ci sono più parole

Veramente, non ce ne sono più. Quando chiude un giornale popolare, anche se di alto lignaggio (e penso a Epoca o L'Europeo e ai loro bellissimi servizi fotografici) si resta male, ma poi si pensa che ne uscirà uno nuovo, ancora più bello. Non capita quasi mai, dai tempi di FMR - Franco Maria Ricci, ma potrebbe succedere, anche in tempi di crisi e mancanza di coraggio editoriale. La chiusura di un mensile di nicchia però (sopra la prima copertina con Springsteen) fa male due volte, perché non chiude solo la pubblicazione, ma l' idea di quella pubblicazione. Rimarrà solo il sito, gratis. E più sotto copio e incollo il comunicato redazionale. Il problema è che chiudono le riviste di musica, quando il mondo è pieno di musica, sempre di più. Si dirà: "Ma la musica che va è usa e getta, e forse non è neanche proprio musica". Una buona ragione - penso io - per invertire la rotta. Giuro che il mio nuovo sito (intanto un' ideuzza della mia vis polemica l' avete già) andrà in quella direzione. Ci stiamo lavorando. E' complicatissimo ma porterà avanti la bandiera, a modo mio e con le mie sole forze. Ho già visto troppe chiusure. Se leggete, bontà vostra, la mia bio sapete che parlo di Ciao 2001, di Gong, del Rolling Stone milanese del 1980 (dove sono le mie foto di Angus Young col culo fuori?... ) e via via, fino al grande dolore di Musica e Dischi, ancora online come archivio, che ha portato il gentile e perbene Mario de Luigi alla malattia e alla morte. Le ragioni per la chiusura del Mucchio le spiegano loro, e sembrano quelle delle crisi e rinascite di altre testate storiche come Buscadero, agli sforzi di gente come Paolo Carù, e via dicendo. Solo poche righe sotto si parla dei "mastodonti" iper milionari che riempiono gli stadi, mentre quegli stessi artisti faticano a vendere un decimo di quello che vendevano dieci anni fa. Certo, noi che ce la tiravamo negli anni Settanta/Ottanta, con i discografici che ci portavano in giro per il Mondo a loro spese e che avevamo "aggratis" pacchettate di dischi dagli stessi, nella maggioranza dei casi non solo eravamo e siamo in buona fede (Non tutti, non tutti... ) ma anche speravamo che il nostro lavoro, non una passione coi soldi di papà, diventasse qualcosa di più. Nel nostro piccolo, siamo finiti nel tritacarne della storia, chi più chi meno. Oppure abbiamo dovuto abbassare il capino e fare buon viso. Sia come sia, non si può non versare una lacrimuccia, oggi.


L' editoriale del Mucchio Selvaggio di oggi 29 giugno 2018

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Il giorno in cui la decisione è stata presa non è stato il peggiore. Peggiori sono stati quelli che l’hanno preceduto quando, alla consapevolezza della crisi inarrestabile della carta stampata e della discografia, è subentrata la frustrazione di non potervi rimediare. Non stavolta, non davanti a una sentenza del Tribunale a nostro sfavore e resa esecutiva alla fine di maggio.

Così, il numero 767 del Mucchio Selvaggio tuttora in edicola è anche l’ultimo. La sua storia, iniziata nell’anno di American Stars’n Bars di Neil Young, Heroes di David Bowie e The Clash, purtroppo termina qui. Resterà attivo solo il sito ilmucchio.it dove pubblicheremo gratuitamente contenuti inediti.

41 anni per una rivista sono un’enormità e, per quanto sciocchi e inutili suonino gli anniversari, siamo dispiaciuti al pensiero che non ne festeggeremo altri. Mai avremmo immaginato una conclusione tanto brusca e improvvisa da negarci la possibilità di salutare i lettori alla nostra maniera, rispettando un ultimo, sebbene definitivo, appuntamento in edicola. Tuttavia, non ci è davvero possibile fare altrimenti.

Nata nel pieno del movimento del ’77 e inevitabilmente influenzata da quello spirito, Il Mucchio Selvaggio ha avuto una vita redazionale complessa e burrascosa, da vero rock magazine. Negli anni ha diviso il suo pubblico, ha scontentato alcuni ma ha anche lasciato un’eredità innegabile: è stata presente al proprio tempo per raccontare le mutazioni del mondo, non solo inglobandole – ad esempio, è l’unica rivista musicale italiana ad aver fatto emergere con vigore le firme femminili –, ma anche fornendo gli strumenti per orientarsi con consapevolezza. Così, ha formato generazioni di lettori e di critici la cui esperienza resta motivo di orgoglio.

La nostra scelta, resa inevitabile e non procrastinabile da un’ingiunzione di pagamento mossa dalla precedente direzione, ha le sue radici in un contesto editoriale e culturale fin troppo minato. Da anni ci muoviamo in un mercato in dissoluzione con le vendite e gli investimenti pubblicitari in costante calo, mentre il sistema di distribuzione continua a richiedere uno spreco di carta e risorse ormai insostenibile. Se per esistere sei costretto a una tiratura di quattro volte superiore al tuo venduto, allora anche la miglior misura di riorganizzazione assomiglia a una resistenza, mai a un reale rilancio malgrado i riconoscimenti internazionali (la copertina dello scorso giugno dedicata a Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles ha ricevuto un premio di merito agli SPD Awards di New York, la cerimonia che valorizza le eccellenze nel design editoriale).

Senza un grosso sponsor a investire per brandizzare i contenuti, il futuro è segnato e non è scritto.

Probabilmente senza il supporto degli abbonati che hanno sempre risposto con generosità alle nostre iniziative questa storia sarebbe già chiusa. Ringraziandoli di vero cuore per la fiducia che ci hanno dimostrato, provvederemo entro il mese di ottobre al rimborso attraverso la spedizione di arretrati del Mucchio Selvaggio, del Mucchio Extra e dei libri della società editrice. A tal fine l’indirizzo mail abbonamenti@ilmucchio.it resta il riferimento per tutte le informazioni e i chiarimenti del caso.

Senza dubbio non tutto è stato giusto, altroché, ma in tutto siamo stati mossi dal convincimento di fare una cosa piccola ma utile per noi stessi e per i nostri lettori.

Il nostro grazie va a tutte le persone che, numero dopo numero, hanno reso possibile Il Mucchio Selvaggio, condividendo questa meravigliosa avventura: dai collaboratori, cui va dato atto di essersi spesi con entusiasmo e dedizione oltre ogni umana aspettativa, ai colleghi e ai professionisti con cui abbiamo avuto il piacere di lavorare: uffici stampa, etichette, tipografi, addetti alle spedizioni, informatici, commercialisti e avvocati. Stiamo parlando di voi!

Joe Strummer una volta ha detto: “Penso che la gente debba sapere che noi siamo antifascisti, contro la violenza, siamo antirazzisti e per la creatività. Noi siamo contro l’ignoranza.”

Non ci incontreremo più sulle pagine del Mucchio Selvaggio, ma restiamo fieramente parte di questa minoranza informale, amante del mondo e indignata dalle sue ingiustizie.

Ieri, oggi, sempre. Vi vogliamo bene,

Il Mucchio