Editoriale Quarantadue Fine e rinascita di una grande agenzia fotografica

Pochi giorni prima che nascesse questo sito, per il mondo della fotografia professionale italiana ci sono stati due momenti veramente tristi e in un certo senso concomitanti. A gennaio infatti moriva Walfrido Chiarini, che nel 1958 fondò a Milano Olympia Fotocronache. Walfido era una persona molto intuitiva, dote essenziale per un grande fotografo. Ed era anche un bravo imprenditore. Il suo successo fu decretato dalla pregnanza giornalistica del lavoro suo e dell' agenzia, che presto assunse dimensioni notevoli. Lo conobbi nel '78 al Festival di Sanremo. Lui non chiedeva mai il pass foto, ma comprava un abbonamento in platea, terza fila di lato, e da quella posizione, tirando fuori la fotocamera nei momenti importanti, aggiungeva qualcosa in più al lavoro dei suoi fotografi, comunque presenti. Con lui e l' agenzia collaborai a lungo non come fotografo ma comprando materiale bello e raro nel mio ruolo di ricercatore iconografico per Enda/De Agostini (vedi la mia bio). Pochi giorni dopo la sua morte il Tribunale decretò il fallimento di Olycom, la sigla figlia della prima Olympia. Mentre saggiamente, per esempio, l' agenzia Grazia Neri (Maria Grazia Casiraghi) chiuse ea sponte giusto dieci anni fa, così come l' omonima galleria d' arte. La verità è che, dando comunque cifre irrisorie ai fotografi rispetto a quelle guadagnate solo pochi anni prima, il sistema di distribuzione e vendita delle immagini ha subito un colpo mortale non tanto da internet, che in realtà è una comodità, quanto dalla malcelata scelta degli editori, a partire dai grandi, di pagare pochissimo le foto indipendentemente dalla qualità, ovvero quando possibile farsele regalare dagli Uffici stampa. La differenza tra una foto professionale e altro si vedrà sempre, se la si vuole vedere. Succede però che un' ora fa mi arriva il comunicato di LaPresse, l' agenzia privata torinese nata nel mondo del calcio e poi espansasi a dismisura, che annuncia l' acquisizione (evidentemente all' asta fallimentare) del marchi e dell' immenso archivio di Olycom che comprende anche Publifoto: oltre trenta milioni di immagini dal 1939 ad oggi. Lapresse si impegna anche a digitalizzare il tutto assumendo sette archivisti (magari sceglieteli tra i fotografi in crisi: uno sportivo, uno di cronaca uno musicale e di spettacolo, eccetera) e partendo comunque da una base digitale già presente prima del 2000 in Olympia, che per prima e ai costi di allora - altissimi - iniziò con lungimiranza quel processo. Questa notizia (la foto di Walfrido è recuperata da una pubblicazione) non è solo nostalgismo o informazione industriale. E' un malcelato grido di angoscia e rabbia che proprio i signori di LaPresse, e non solo loro ovviamente, dovrebbero fare proprio, magari parlando con il Governo di turno, per salvare il futuro dell' immagine professionale in Italia.