Editoriale Quarantanove Joan Baez di stetta attualità e live in Italia per l' ultima volta

Quando Joan Baez terminerà il suo tour d' addio dopo sessant'anni di carriera - dal Newport Festival del 1959 - le ultime date negli Stati Uniti precederanno di poco le celebrazioni per, nell' agosto del 2019, i cinquant'anni dell' epico show di Woodstock: il weekend rock che fece tremare il mondo. Ricordo tutto ciò perché, a partire da domenica 5 al teatro Romano di Verona, il 6 alle Terme di Caracalla a Roma, l' 8 al piazzale del Castello di Udine e il 9 (e ci saremo) al cortile dell' Agenzia a Pollenzo di Bra, la 77enne musicista statunitense terrà gli ultimi show italiani. E, di certo, non sarà come per gli Elii: saranno proprio le ultime date. Dire che la Baez voglia bene all' Italia è riduttivo, non solo per le innumerevoli volte in cui si è esibita da noi, ma anche per l' idem sentire culturale e politico. Basti pensare a "Nicola and Bart" di Ennio Morricone, colonna sonora del film "Sacco e Vanzetti" di Montaldo con Cucciolla e Volontè, la predilezione per Gianni Morandi con "C' era un ragazzo… " e recentemente "Un mondo d' amore" (dal vivo da Fazio) e gli show con Capossela e molto altro ancora. Nell' immaginario collettivo del mondo non nordamericano, che la conosceva molto bene per il suo impegno politico e umanitario, la Baez "nasce" però a Woodstock (che come tutti sappiamo non si svolse lì ma nella vicina fattoria del buon Max... ) e grazie a una canzone. In quel momento la 28enne ragazza di origine ispanica era incinta di suo marito David Harris, attivista politico in quel momento in prigione. Tutti ricordano le sue parole prima di intonare la classica folk song "Joe Hill", che parlava di un altro celebre attivista del passato morto per le proprie idee. presentando quindi l' addio live italiano della Baez, abbiamo pensato bene di "fermare" con quella canzone e quel momento uno snodo esiziale della sua carriera e della sua notorietà.