Editoriale Quarantaquattro Non lasciate incustoditi quei sentimenti

Oggi l' inserto Economia del Corriere della Sera, che sfoglio non perché abbia sostanze da gestire ma per curiosità e per vedere se ci stanno vieppiù fregando, porta a pagina 50 un interessante articolo di Paolo Manazza che, occupandosi di arte come bene rifugio, parla di una eccellente mostra alla Galleria Monica De Cardenas di Milano (Via Francesco Viganò 4). Tutta una roba di un certo livello, a partire dal titolo ripreso da Louis Malle (è tutto leggibile qui sopra. Fonte citata, riproduzione meno riservata). Si tratta di una serie di artisti che fotograficamente rielaborano vecchie lastre ottocentesche e foto più recenti con una serie di tecniche raffinate e allo stesso tempo banalmente sublimate. Bello, insomma. Quello che mi piace del pezzo e di come è scritto e il senso di rispetto, sincero, verso la fotografia, in tutte le sue forme, come sentimento artistico che lo pervade, come ritorno a una fanciullezza emotiva capace di toccare corde profonde. In realtà, sono cose che chi mi segue ha già sentito, perché si tratta della filosofia che nutre la volontà mia e di alcuni colleghi fotografi di offrire opere d' arte fotografiche che partono da elaborazioni e concetti diversi ma non dissimili: la difficoltà tecnica dello "scatto", la forza espressiva della performance che si ferma in un istante, la traslazione nel rito collettivo che la musica, o la danza o il teatro, Arti povere e sublimi, rappresentano. Tutto ciò poi, toccando il costo delle opere in vendita alla Galleria De Cardenas, ha anche una sublimazione economica (il "bene rifugio") che tocca l' artista/fotografo solo come attestazione sociale, ovviamente. Devo ringraziare il collega Manazza perché la giornata era iniziata male, e il suo pezzo mi è stato di consolazione. Stamattina un giornale locale ha completamente rovinato una mia foto, che avevo regalato a un amico per il suo Facebook e lui, senza colpa e previa mia autorizzazione, aveva girato al mefitico giornale locale per raccontare un evento pubblico. La foto, che aveva un senso e un effetto grafico preciso, è stata tagliata, schiarita senza senso fino a diventare una massa di "rumore" e... firmata! Come per farmi un favore, i meschini. Un disastro, come un certo giornalismo approssimativo e casereccio che pervade ogni situazione informativa. Così oggi mi sono vergognato per loro (e molto arrabbiato) e poi, leggendo il pezzo di cui sopra, rincuorato. Perché, citando non Malle ma Verdone, alla fine "... è sempre il bene che vince e il male che perde"...