Editoriale Quarantotto Se il Mondo è veramente Piccolo

In queste sere vacanziere, io e la "gentile signora", come si diceva una volta, stiamo rivedendo tutti e cinque i film della saga di Don Camillo e Peppone, quelli veri firmati da Julien Duvivier, Carmine Gallone e Luigi Comencini. Come molti sanno, la saga va dalla fine degli anni Quaranta al 1965 ("Il compagno Don Camillo"). Lo facciamo in una specie di cinemino autoctono con video proiettore sotto il pergolato della nostra casetta. Sono i racconti di Giovannino Guareschi, che esordì anteguerra sulla rivista satirica "Bertoldo" con Cesare Zavattini, per poi dal 1950 pubblicarli per anni sulla rivista "Candido" creata con Giovanni Mosca, e poi in una serie di libri di enorme successo a partire da "Mondo Piccolo". Come Paolo Villaggio, Guareschi è lo scrittore italiano più pubblicato al mondo, con oltre venti milioni di volumi. Suona quasi offensivo raccontare trama e ambientazione, così come l' immensa grandezza dei protagonisti Fernandel e Gino Cervi. Miracoli tra Chiesa e Pci in anni forti del primo Dopoguerra. Il vero miracolo, però, fu la co-produzione italo-francese voluta dalla CineRiz del gruppo Rizzoli. Il tutto a pochi anni dalla fine della guerra. Se vi interessa leggere tutta la storia, compresi i personaggi veri a cui Guareschi si ispirò, andate su questo link: www.giovanninoguareschi.com/archivio-bibliografia/2001-Schiaretti-Inutile-allarmarsi.pdf

Il mio amico Franco Zanetti, direttore di rock online o rockol.it che dir si voglia, è un grandissimo esperto del mondo di Guareschi. Ha svolto indagini, conosce i parenti, e via dicendo. E ovviamente non è il solo. Per noi nati negli anni Cinquanta, insomma, si è trattato di un processo "au contraire": prima i film (alla "quarta visione" diventavano un must delle sale parrocchiali) e poi i libri. Il personaggio Guareschi, poi, è intrigante e difficilmente classificabile. Spirito libero, militare durante tutto il Secondo conflitto, rischiò una volta la fucilazione per aver insultato Mussolini dopo una sbornia (gli avevano detto che il fratello era morto in Russia) e poi ebbe il carcere dai tedeschi per aver rifiutato di aderire alla Repubblica Sociale Italiana dopo l' 8 settembre del '43. I suoi personaggi lo rispecchiano: grande tendenza alla tragicommedia, ma intransigenti sui valori umani e civili (e religiosi per chi crede) che ne fecero veri portabandiera in anni duri, di miseria post bellica, di ottimismo della volontà, di sentimenti non mediati dall' interesse. E' inutile che citi questo o quell' episodio (da bambino impazzivo per il "carrarmato nascosto") o la pletora di attori comprimari poi diventati famosi (un giovanissimo Giorgio Albertazzi prete assistente del vescovo). Una parola su Brescello, set cinematografico ideale e oggi reliquiario, con tanto di museo, di quella generazione. Concludendo, io sono uno di quelli che conosce a memoria tutta una serie di film generazionali (per lavoro anche le musiche) tipo il Bond di Sean Connery, i "biblici" di Cecil B. DeMille con Charlton Heston e ovviamente la fantascienza aa partire dal "Pianeta proibito". Leggevo oggi sul Corriere che le generazioni post 1980 hanno perso completamente il riferimento a questi parametri. Vedrei bene che le scuole (penso alle Medie in particolare) inserissero tra le attività anche la visione collettiva in aula magna di Peppone e Don Camillo. Vedremmo inaspettatamente (?) i ragazzi ridere per quelle scene di sessanta e passa anni fa, farsi domande e farle. Ecco: fare domande. Se non ai genitori sciroccati e consumisti, magari ai nonni.