Editoriale Quarantuno Pino è... col senno del poi

Premessa. Sono quasi totalmente d’accordo con quanto scritto da Daniele Sanzone sul Fatto Quotidiano. Che “Pino è” sarebbe stato una ciofeca era ampiamente prevedibile. Pur scusandomi io con gli amici napoletani e artisti napoletani, molti dei quali cari amici oltre che bravissimi, di fatto messi in un angolo. E giustificando la buona fede dei tanti amici sinceri del musicista napoletano, partendo da Venditti, De Gregori, la Mannoia, Giorgia e altri. Distanza abissale dall’ omaggio all’ Emilia terremotata da parte dei suoi artisti allo stadio Dall’Ara, anni fa. Fu una delle ultime volte live di Guccini, poi anche in duetto con Caterina Caselli. Sopportabile, perché di “stretta appartenenza” anche lo show in Piazza Maggiore per Lucio Dalla, con le sue band, i suoi artisti e basta. La televisiùn non solo ha ‘na forsa da leùn ma, immancabilmente, in questi casi, anche la capacità di fe’ gire’ i cujiùn. (accenti e apostofi a caso). Io sono in attesa che qualcuno faccia un grande omaggio a Ivan Graziani e Mango, per esempio. Ma temo che arrivi Sfera Ebbasta a fare “Lugano addio”… A proposito: queste orribili copie del Festivalbar tipo Wind Music Awards e le pseudo feste in Piasa dal Dòm a Milano, che la Madunina ha i tappi nelle orecchie. E dire che qualcuno si lamentò dei centomila (veri) per Manu Chao… Insomma, terminata la premessa, racconto una storia. Nel 1980 Radio City Vercelli compì cinque anni di attività. Complice la concessionaria di pubblicità Manzoni e l’ aiuto di un grande pasticciere dell’ epoca, che fece un catering mostruoso per ottocento persone, si organizzò una serata al teatro Civico. Riprendeva in rigoroso bianco e nero STP, Studio Televisivo Padano di Casale Monferrato. Le bobine, replicate per anni al posto del monoscopio, ovviamente oggi sono sparite. Io ero tornato da poche ore da Londra, dove avevo fatto Jeff Beck, Iron Maiden, Status Quo e non ricordo più chi altro. Chiesi a Mimmo, il capo della radio, chi presentasse. E lui: “Tu…”. Andai a casa e presi la giacca bianca da gelataio e per cinque ore e mezza restai in scena, tra presentazioni e interviste, e vista la mia carnagione rimediando una semi ustione rossiccio-violetta per alcuni giorni. Alcuni di quelli di allora sono ancora in pista, e ne parlano come di una serata leggendaria. Lo show fu interrotto alle due e mezza di notte per… crollo generale, con ancora almeno dieci artisti che volevano esibirsi. La verità è che tutti desideravano l’omaggio del sacchetto da due chili di riso Carnaroli strettamente Made in Vercelli, che inizialmente distribuivamo agli artisti, ma poi in realtà a tutti. Scivolo sui nomi di cantanti e gruppi, dicendo solo che c’era tutta la Wea Italiana (da Edy Angelillo ai Decibel) e mancava solo Miguel Bosè che era all’ estero, ma era molto dispiaciuto. Altri tempi? Ovviamente. Ma il parallelo con la burinata Rai sul buon Pino, che conoscevo molto ma molto bene, ci sta. Il soggetto non è più la Wea, o Warner che dir si voglia, ma una serie di agenzie di management, una in particolare, che hanno fatto della serata un hamburger record a dieci strati, e senza bibita per digerirlo. Al posto dei due chili di riso la possibilità data agli artisti di promuovere la loro faccia per le tournée estive che si avvicinano. D’ altronde STP non è la Rai, ma cinque ore di diretta con comici e saltimbanchi, come diceva Pozzetto riferendosi ad altro, “non sono mica una postilla!”.

 Fotomontaggio tratto dal Web