Editoriale Quattordici Zucchero: Brighella Blues 2018

 A volte Zucchero ti fa proprio incazzare. Vai al suo show (ieri sera a Torino al PalaAlpitur bello pieno, ma con le sedie in platea) e vedi che il palco è simile a quello di “Black Cat”, solo rimescolato un po’ e con la scritta “Wanted”, dal nome della recente mega raccolta in più atti. Poi lui ti arriva in scena urlando “Partigiano Reggiano”, con il solito cappello alla Gangs of New York, o simile (Di trentadue che lui ne ha… In realtà sono centinaia) e che immancabilmente per via della larga falda mette al buio gli occhi, e così le foto vanno a schifìo… Ma quella è storia vecchia: non rifiuta mai i fotografi ma non si ama quando si vede ritratto. E sbaglia, perché sul palco si trasfigura. Poi leggi la scalette del giorno prima, e la sera dopo è di nuovo cambiata (torna “Ti voglio sposare” come terzo brano, preceduto da “13 buone ragioni”) e poi – ma insomma! – ti fa tre ore tre abbondanti di show, seppur diviso in altrettante parti. E non è che abbia ormai un pubblico di ragazzini. E' gente con certe esigenze... Ah, e poi c’è un chitarrista che ho già visto, ma che non so chi sia, perché anche l’ elenco dei musicisti ha subìto delle piccole varianti. L’ottantenne Brian Auger, però, c’è, e solo lui vale il prezzo del biglietto. Insomma, chi si crede di essere? Forse uno bravo e simpatico, originale nel suo groove “Blues alla mia maniera”, che ormai è conosciuto e fa gente dappertutto? Come si dice dalle sue parti (e un po’ anche dalle mie) un Brighella, insomma. E tu, come un cretino, continui a prendere l’ auto, ti fai l’autostrada, vai e torni per fotografare alla “viva il parroco” tre canzoni tre, solo perché lo conosci da una vita, e non ti stanchi mai di ascoltarlo, cantasse anche l’ elenco del telefono (ma prima o poi ci arriverà… A proposito, esiste ancora?). Zucchero Adelmo Sugar Fornaciari in Vattelapesca è una delle non numerose, vivaddio, croci professionali che mi porto dietro da sempre. Due anni fa, dopo l’ ultima intervista per Playboy (non ancora pagata… ) mi rubarono pure la borsa con le macchine fotografiche. No comment. D’altronde, se a uno – sempre quello lì… - fai la copertina del disco live più venduto, quel “Live at the Kremlin” la cui foto non è stata fatta al Cremlino, e nemmeno in Russia ma a Lignano Sabbiadoro, cosa vuoi pretendere? Fortunatamente ho le spalle robuste, e così non ci penso e mi godo questo Brighella Blues, appunto, che per farlo scendere dal palco devi proprio abbatterlo. Fa di tutto, anche i medley improvvisati, galli funky e abitudini sessuali smanettone di ragazzi poco inclini all’ oratorio. Zucchero insomma. Che dio, o chi per esso, lo benedoca, porca loca.