Editoriale Sedici Educazione Civica

 Doveva essere un funerale, quello dell’ amico giornalista inviato di guerra Mimmo Càndito. E in effetti lo è stato, nella chiesa dell’ Assunta a Crescentino, il paese di cui la moglie Marinella Venegoni, anch’essa giornalista a La Stampa, è stata per due legislature sindaco. Effettivamente c’erano i vigili, i carabinieri, pure la Protezione civile a dare una mano, vista la gran folla. C’era – purtroppo – la salma, il prete, la liturgia. La banda del paese che ha accolto Mimmo sulle note di “Nuovo Cinema Paradiso” di Morricone. Tutto, insomma. Poi però c’è stato il momento del ricordo, da parte dei colleghi e compagni di tante avventure, ed è successo qualcosa di irripetibile. Il piccolo grande uomo Ettore Mo, 86 anni il primo di aprile, leggendario inviato di guerra del Corriere della Sera, ha aperto le cateratte del cuore, e con le sue parole il funerale, che è pur sempre un funerale mannaggia, si è trasformato in una grande lezione di educazione civica. “Sono contento che ci siano pochi direttori e tanti colleghi”, ha esordito, strappando una risata e un applauso. E poi, rivolto alla “nuova maniera “ di fare giornalismo “dei giovani colleghi”: “Io, d’accordo con il direttore, cercavo sempre di trovare una storia, un’ emozione che spiegasse al lettore… Oggi non vanno più sul campo e dalle stanze d’ albergo scrivono tante stupidaggini”. Lui può dire ciò che vuole, al punto di accettare - essendo appunto "diversamente alto". i Due affiancati facevano l' articolo Il - le battutacce di Mimmo sulla scena di guerra. Alla domanda: "E se ci sparano?" Càndito gli rispondeva: "Non preoccuparti: sparano ad altezza d'uomo... ". Di fronte a tale lucida grandezza, a tale suprema ironia e senso di cameratismo, tutti quei colleghi professionisti per la gran parte già pensionati, mi hanno fatto ricordare cosa sia il vero, grande giornalismo, al quale rarissimamente mi sono avvicinato ovviamente, e quasi scordare (ma solo quasi) le mega pensioni della categoria, in questi casi e per queste persone forse pure meritate. Per strane concause cosmiche, nella chiesa aleggiava l’ombra venefica dei risultati elettorali. Un grande inviato vede la diversità, la sofferenza e la gioia del Mondo. Non ci sono razze, religioni ma solo persone che soffrono. E odia il razzismo, perché sa che la violenza e l’ingiustizia non ha colore. E tutto grazie a tre o quattro minuti di parole forti e chiare di Ettore Mo. Cos’è che non va oggi? E’ il giornalismo prêt-à-porter che va di moda in ogni campo, a partire dalla politica, allo sport, al costume e, ovviamente, alla musica. Quello schierato a prescindere lecchino e ossequioso. Pur di crearsi o mantenere uno status privilegiato da sottolineare sui biglietti da visita. Mimmo Càndito era invece della vecchia scuola, e lo hanno ricordato bene altri grandi professionisti cha ancora oggi girano il mondo rischiando la “ghirba”, cioè la pelle. Come quella volta, hanno ricordato, che tra mille rassicurazioni portò il giovane collega direttamente dall' areoporto di Panama alla battaglia con un auto in affitto per finire poi all’ interno della caserma dei militari Usa che con la Cia preparavano il blitz per spodestare Noriega, riuscendoci. Questo e altro. Cose, appunto, da insegnare a scuola.