Editoriale Tre Una Scala per le Stelle

Quando Apollo 11 sbarcò sulla Luna avevo 13 anni, e ricordo bene quella notte. Con uno zapping ante litteram molto fisico (nel senso che mi dovevo sempre alzare per cambiare canale. I telecomandi erano ancora in fieri: Guardavo un po’ la televisione italiana e un po’ quella svizzera, che dalle mie parti si vedeva bene. Mentre Tito Stagno diceva “sono atterrati!”, con tutta l’ enfasi della circostanza, Ruggero Orlando da Houston diceva “mancano cinque metri… “. La storia gli ha poi dato ragione, e pare che i metri fossero due. Anche se quel tizio che continua a dire che Elvis è vivo ripete anche che sulla Luna non ci siamo mai stati. Sia come sia, quella notte ero in comunità con tutto il Mondo che, malgrado fosse più piccolo di adesso, era già bello grosso, e il satellite Telestar aveva inventato per noi la Mondovisione solo tre anni prima. C’era stata anche una canzone dei Beatles, “All You Need Is Love”, a suggellare l’ evento. Meno di quarantotto ore fa un’ altra canzone, “Life on Mars?” di David Bowie, ha accompagnato la partenza dalla famosa rampa 39 a Cape Canaveral di un potentissimo razzo, il Falcon 9 Heavy di Space X. Direzione Marte. Meno carismatico dell’ allunaggio e meno coinvolgente in un Mondo molto meno romantico ma altrettanto ingenuo (perché si crede troppo furbo) questo volo rappresenta la vera “scala” che ci porterà alle stelle. Da centinaia di anni si dice che l’ uomo è destinato a lasciare il suo bel pianeta azzurro per cercar fortuna altrove, ma dopo i viaggi da Apollo 11 a 17, con in mezzo la sfiga ben nota di Apollo 13, dal 1973 in poi non è più successo niente. Meglio spendere denaro per le guerre, il petrolio e il potere. E se proprio vogliamo stare un po’ in orbita, dopo il costosissimo programma Space Shuttle possiamo consolarci con l’ efficiente navicella russa Soyuz, nata alla fine degli anni Cinquanta e talmente sicura da essere clonata dai cinesi. E ancora, Compagnie come Virgin e la stessa Space X sono già ora in grado di trasportare passeggeri paganti in brevi ma intensi voli sub-orbitali di un paio d’ore, alla modica cifra di 200mila dollari. Ma la Luna è ancora lì, con le sue risorse in minerali e terre rare, orfana dell’ uomo che ha lasciato solo bandierine e spazzatura. Insomma, passata la stupida “guerra stellare” tra Usa e Urss, sembrava che nessuno in tempi brevi, e malgrado che la tecnologia esista e sia ben collaudata, avesse interesse a tornare nello Spazio. E poi arriva l’ omino di ferro sudafricano naturalizzato Usa. Si chiama Elon Musk e, essendo poco più che quarantenne, si è fissato di volere andare su Marte di persona. Musk si è fatto i soldi con Paypal, e poi ha messo in piedi Tesla, che, lento pede ma sicuro, con le sue auto elettriche sta cambiando il Mondo. Non pago, inventa Space X, per dimostrare alla Nasa che certe cose si possono fare, e a costo relativamente contenuto. Il suo razzo Falcon 9, infatti, porta in orbita cose e satelliti vari, ma poi non fa spazzatura spaziale e nemmeno rottami, ma rientra a terra come nei b-movie degli anni Cinquanta o se volete come in “Si vive solo due volte”: in verticale e sulle sue zampette. Per non annoiarsi, Musk ha comprato Solar City, cioè la prima Società Usa di pannelli solari e accumulatori; ha inventato un treno a levitazione magnetica che corre sottoterra dentro un tubo e che Dubai gli ha già comprato, un “ascensore stradale” per portare il traffico su più livelli e, recentemente, ha creato la Neuralink, che entro cinque anni collegherà direttamente il cervello umano ai computer. Non so cosa si sia inventato ieri notte, ma ce lo farà sapere. Il grande razzo che sta andando verso Marte, tanto per provare carichi e rotte, ha come zavorra un’ auto elettrica Tesla Roadster, guidata da un manichino in tuta spaziale. Le immagini in diretta del “viaggio” sono visibili online. Sono i primi, affascinanti gradini della scala.