Editoriale Trenta Mario De Luigi si è stancato

 

Ha tolto il disturbo - che tale non era, anzi - a soli 74 anni. Mario De Luigi (pseudonimo di famiglia caro anche al padre) ha lasciato la direzione "a vita" di Musica e Dischi per... sfinimento. Poi spiego. Non pensiate che sia sfacciato nel rendere in maniera poco aulica e convenzionale la morte di una persona che stimavo e che credo mi fosse amico. Lui avrebbe apprezzato lo stile e la battuta. Così come Michele Mondella due mesi fa, anche la "fuga" di Mario potrebbe non lasciare traccia tra i fan della musica di oggi, che ovviamente non sanno chi sia. Basti dire che di buon diritto la famiglia De Luigi, dal 1945 con la nascita di M&D, bollettino ufficiale della Discografia (per gli amici La Bibbia) ha reso possibile che la canzone diventasse adulta, popolare e "artistica". Alla stessa stregua, non ha sopportato, devo presumere anche "fisicamente", quello che invece è diventato il mondo della sottocultura musicale di oggi. Mai stato un fan dei talent, al contrario De Luigi ha svolto un ruolo di divulgatore allo stesso tempo dotto e popolare attraverso le iniziative del Club Tenco: i dibattiti, i libri, i concerti. Musica e Dischi è stata palestra per tanti bravi colleghi competenti. Fin quando è stato possibile. Io stesso fui chiamato per riempire alcune pagine con foto e recensioni di concerti, interviste e anteprime. Con la contrazione del mercato musicale classico e il "braccino" dei discografici sul versante della pubblicità al giornale, Mario aveva capito che sarebbero stati, e già erano, i promoter dei concerti il nuovo potentato economico e "culturale" (con molte virgolette) della musica popolare. La risposta in termini economici fu a dir poco deludente, e aggiungo ingrata. Così Mario spostò il giornale online, per poi farlo diventare un sito di ricerca a pagamento, visto l' immenso archivio di testi e immagini. Si stancò insomma, così come chi scrive fu deluso da un giornale a cui dette ventiquattro anni di sangue e lacrime (il sudore è aggratis). Parlavamo spesso dell' ingratitudine umana, nelle lunghe telefonate. Se ne andato un uomo tanto riservato quanto fondamentale, senza il quale forse oggi molti degli aspetti che i giovani considerano "normali" nella fruizione della musica non esisterebbero. Sicuro di avere il supporto di tanti amici, invito il Governo, il ministro Franceschini, o chi verrà, a considerare l' archivio di Musica e Dischi Patrimonio Culturale Nazionale, e come tale tutelarlo e proteggerlo in ogni forma.