Editoriale Trentadue Se Questa è una Notizia

 

Potrà sembrare, diciamo, un editoriale a titolo personale. E in parte lo è. Questo vuole essere in primis un appello alla libertà di stampa, e alla dignità delle persone, dei lavoratori. E che faccia riflettere su quello che leggiamo ogni giorno sui giornali, nella fattispecie le piccole notizie locali. Ne ho parlato più volte, della mia vicenda e della mia causa di lavoro con l'editore di un giornale per cui ho scritto per ventiquattro anni. E dell' incompetenza dei giudici che nei due gradi di giudizio non hanno soddisfatto le mie giuste richieste. Oggi il collega in pensione (e che pensioni, i giornalisti professionisti!) Franco Abruzzo, già presidente dell' Ordine della Lombardia, eccetera eccetera, riprende sul suo sito la notizia sui compensi risibili (io prendevo molto di più, ma non bastava) che Il Gazzettino offre ai collaboratori dal primo maggio. Prendere o lasciare. Metteteci assieme anche cifre analoghe per le fotografie, anzi molto meno, e capirete perché l' editoria italiana è diventata quello che è, cioè un copia e incolla terzomondistico. Quello che segue è il documento ufficiale del Comitato di redazione del giornale, che se ne prende le responsabilità. Aggiungo che, all' epoca, nel 2009, per me non si alzò nessuna voce. Buona lettura.

"Care colleghe, cari colleghi, questa mattina ai collaboratori è stata inviata una comunicazione che li informa, prendere o lasciare, che dal  1. Maggio subiranno un taglio unilaterale dei compensi già di per sé esigui. Ovviamente senza preoccuparsi in minima parte che così facendo si va a incidere nella carne viva delle persone, molte delle quali hanno nel Gazzettino l’unica fonte di reddito fornendo la loro prestazione quotidiana in regime di monocommittenza. La giustificazione? Testuale “abbiamo rilevato che il nuovo Gazzettino presenta una sostanziale e significativa variazione dei volumi interni, determinatasi principalmente come conseguenza dell’ampliamento del format e delle modifiche intervenute sulla grafica”. Tradotto: i pezzi imposti dal grafico sono più lunghi, ergo, si scrive di più, ergo risultano più pezzi con rigaggi maggiori e relativi compensi e quindi la spesa cresce. E dove sta l’anomalia? Anche un bambino si rendeva conto fin dall’inizio vista la nuova grafica – che non è stata decisa certo dai collaboratori – avrebbe comportato una “variazione dei volumi interni”. Da che mondo è mondo – per lo meno quello civile e democratico – se uno lavora di più guadagna di più. Non al Gazzettino: non hanno nemmeno avuto il coraggio di firmarla con nome e cognome la lettera!  E nemmeno di riportare nero su bianco i nuovi compensi, che, sia chiaro, non cambiano negli importi ma “solo” nelle griglie. Tradotto: resta lo stesso prezzo ma devi scrivere di più. Eccole le nuove tariffe, sia chiaro a scanso di equivoci “comprensive di ogni spesa eventualmente sostenuta e al lordo delle trattenute contributive e fiscali”: 7-20 righe: euro 4 lordi - 21-43 righe: euro 9,5 lordi - 44-68 righe: euro 15 lordi -dalle 69 righe in su: euro 19 lordi.Una decisione che, da quanto consta al cdr, è stata illustrata dal direttore a tutti i capi delle redazioni in una riunione che si è svolta questa settimana, e che ci fa desumere che lo stesso direttore quindi abbia avvallato. Ma chi di noi farebbe lavorare i propri figli a queste condizioni? Nessuno, ne siamo sicuri. Anzi gli diremmo lascia stare. Ed è quello che noi diciamo ai collaboratori: non firmate. Abbiamo contattato Sindacato e Ordine e stiamo valutando tutte le iniziative da intraprendere dal punto di vista legale, politico, mediatico. CARE COLLEGHE, CARI COLLEGHI, vi chiediamo e ci chiediamo: con che coraggio si può proporre un trattamento economico così umiliante, lesivo della dignità prima ancora umana che professionale; con che coraggio ci si osa incazzare se il “pezzo” non è scritto in maniera tale da essere inserito in pagina senza doverlo “passare”?  Con che coraggio? E poi ci scandalizziamo dello sfruttamento del lavoro sui campi, nelle fabbriche, nei ristoranti: questo in casa nostra come lo vogliamo come lo dobbiamo chiamare? Tagliare: questa è l’unica politica industriale messa in campo dal Gazzettino da anni. Una logica cui il cdr si è sempre opposto, invocando strategie di rilancio concrete e condivise. Solo chi non ha una visione a lungo termine poteva pensare che nuovo formato e nuova grafica, legati alla rotativa a colori, rappresentassero un reale rilancio: si è colmato un colpevole ritardo – come ribadito dal cdr più volte – condizione necessaria ma non sufficiente. Manca un progetto editoriale: da quanto lo diciamo? Manca la qualità e l’agibilità del lavoro: carichi sempre più pesanti, turni compressi, costretti al desk senza il tempo di pensare e pianificare. Tagliare organico, stipendi, servizi: il risultato? Una impressionante emorragia di copie, aspetto che pare preoccupare solo il cdr e i giornalisti. Tagliare solo tagliare:  allora perché non tagliare anche i contratti in essere con i colleghi pensionati e con le grandi firme, così magari si può assumere qualche giovane e  pagare meglio i veri collaboratori . Chi campa grazie al lavoro prestato al Gazzettino siamo noi redattori al pari della gran parte dei collaboratori glebalizzati: ci risultano anche accordi da 100 pezzi all’anno per 10mila euro stipulati con ex colleghi già percettori di pensioni che in media sono più alte dei nostri stipendi medi. Al solito due pesi e due misure: quando fa comodo si invoca la qualità (!) quando fa comodo si invoca la livella sempre in basso… ma quella di Totò ricordiamolo non risparmia nessuno. - Il cdr