Editoriale Uno Perche' Sanremo ha Perso

Al massimo, la Città, more solito, ha pareggiato, con un ampio ritorno di denaro, ma il Festival continua ad uscire sconfitto. Premessa. Parlo con cognizione di causa perché di Festival me ne sono fatti ben trentadue, dal 1978 in poi, e ne sono completamente disintossicato. Le frasi che ho sempre sentito da allora? “Questo è il Festival delle canzoni e non della televisione”; “Mai come quest’anno la qualità è alta”; “Una bionda e una mora? Sì, ma non si tratta di semplici vallette” (dillo a Favino che lui è la mora); “Il ritorno della grande orchestra”; “Pensiamo sempre all’Industria discografica italiana”; “Le polemiche? Ma sono il sale del Festival!”. Sono passati Radaelli, Gigante, Salvetti, Ravera, Aragozzini, la Rai, direttori e consulenti da Baudo a Baglioni. Tutto è cambiato affinché nulla cambi. Negli anni Settanta la Rai aveva spento il Festival, per poi tornare timidamente dal ’78 in poi. Oggi non si sa più quante telecamere ci siano… L’unica “sicurezza” era quella delle “maschere” del teatro, e al massimo a litigare erano il mitico addetto stampa Enzo Zanca e l’immancabile “ecologista”: un signore dalla barba alla Giuseppe Verdi. Oggi vedi delle facce da patibolo vestite di nero, e poi fortunatamente la Polizia e i Carabinieri. I pass per la stampa di cartoncino – ero accreditato da Ciao 2001 - ci permettevano di fare entrare gli amici delle radio milanesi (se lo ricordano?) che all’ epoca erano ostracizzati. Oggi per accreditarti devi portare l’ esame del dna. Una balla? Tranquilli, ci arriveremo. La domanda è d’obbligo, e anche se non sorgesse spontanea ci tocca. E la musica? Il problema, caro Claudio Baglioni, è che il Festival non interessa più gli artisti e la volontà di “stupire”, come accadeva proprio in quegli anni con Rino Gaetano, la Oxa punk, Fanigliulo e la rima con “mutande”, la vittoria di Alice con un pezzo di Battiato, gli esordi di Ramazzotti, Pausini, Giorgia, tanto per citare gente che torna da super ospite. Per non parlare del Palarock, della “spallina” di Patsy Kensit, della serata con Paul McCartney da una parte e George Harrison dall’ altra, Madonna, Springsteen, Peter Gabriel che si sfracella con la liana. Il problema è che, date le scarse vendite di cd e download, il potere, anche a Sanremo, è in mano ai manager e agli organizzatori di concerti, vera fonte di lucro. A questi non frega nulla che ci sia una nuova canzone, per esempio, di Baglioni. Perché chi va a sentirlo in tour probabilmente conosce il repertorio fino ad “Avrai”. Nostalgia? Forse eravamo anche più giovani, ma francamente, dopo la “sbandata” durata alcuni anni dei personaggi usciti dai talent, non mi sembra che anche questo Festival esuli da una pessima tradizione. E’ zeppo di facce note, di sessantenni (come me) e di canzoni - mi dicono – mediocri. Capisco Barbarossa, che è bravo e si sarà stufato di non essere considerato cantautore “storico” (troppo giovane) alla pari dei suoi concittadini romani. Non capisco gli Elii, arrivati al non plus ultra ai tempi della “Terra dei cachi” e trovo francamente celebrative le varie versioni dei Pooh, che continuo a stimare – e loro lo sanno – come persone e come artisti. Senza dimenticare che per i discografici è diventata una fatica immane spendere soldi per qualcosa di cui proprio loro saranno gli ultimi a trarre, forse, dei frutti. Per gli addetti ai lavori sarà il solito tran tran. Conferenze di mezzogiorno più quella finale in piena notte di sabato; le mille iniziative gastronomico-sponsorizzate, il tirare la giacchetta ai giornalisti per la qualunque. Il fatto di sentirsi “qualcuno” per esserci, dentro quella sala stampa. Dormire poco o nulla e vantarsene. Le polemiche? Vi annuncio la prima: Salvini e fidanzata, alla faccia della par conditio elettorale Almeno ai tempi del Ritz, il cinemino sotto l’ Ariston prima sala stampa (in realtà la prima era nell’ ammezzato del baretto all’ingresso, dove di solito giocano a carte) si faceva ginnastica andando su e giù venti volte al giorno. Un dejà vu sublime. A proposito, caro Claudio, ho saputo dell’ intenzione di celebrare gli artisti scomparsi e ho letto l’ elenco. Per favore non dimenticarti di Ivan Graziani, Franco Califano e Pino Mango, ma nemmeno di David Zard e Michele Mondella. Per favore.