Editoriale Venti Ministero della Cultura Popolare o Minculpop

  Per caso, controllando su Youtube un certo video che volevo inserire in lista, sono capitato su un filmato (com’è bella questa parola) che peraltro conoscevo già. Risale al dicembre 2015 durante la cerimonia dei “Kennedy Honors”, noti anche come la Medaglia del Presidente, ambitissimo riconoscimento Usa alla cultura, alle arti e allo spettacolo. Tra i premiati di quell’ anno George Lucas, David Letterman e Carole King. Ma nel 2012 anche i Led Zeppelin, che sono pure inglesi. Il tutto sotto il patrocinio dell’ allora Famiglia reale Usa degli Obama. Succede che ad un certo punto sul palco sale Aretha. Potrei anche aggiungere Franklin per fare buon peso. Insomma, una leggenda che non si fa più vedere in giro se non per eventi più che eccezionali. Succede che la Divina si mette pure al pianoforte e attacca la più famosa ballad di Carole King: “(You Make Me Feel like a) Natural Woman”. La King impazzisce dalla gioia, incredula e commossa. E onorata. Michelle canta, Barack ha la lacrimuccia. Nel parterre des rois succede di tutto. Carole si avventa sul vicino più prossimo, George Lucas, in una specie di estasi lisergica. Il tutto dura cinque minuti di pura follia emotiva, di grande emozione, forse anche infantile ma profonda. E dimostra che una grande nazione come gli Stati Uniti, se da una parte ha nazisti di ritorno, lobby delle armi, capitalismo spinto, dall’ altra conserva, preserva e tiene in grande considerazione la cultura popolare, di cui la musica, di ogni tipo, è colonna portante. Perché, come tutti sanno, nelle scuole Usa di ogni ordine e grado lo studio della musica, ma anche del teatro, della letteratura, è pratica ( e sottolineo "pratica") obbligatoria e fondamentale. E se ci scappa un sorriso quando vediamo le band universitarie che marciano a tempo di musica, tutte colorate e con i pennacchi, dovremmo trasformarlo in grido di dolore e vergogna per come la cultura musicale, e non solo, viene (mal)trattata da noi a scuola. Ecco perché, con triste metafora, ho intitolato l’ editoriale Minculpop, cioè l’ acronimo che ai tempi del fascismo indicava il ministero che indottrinava le masse a uso e consumo dei governanti. Giorni fa ho ricordato di come i jazzisti, grazie all’ iniziativa di Paolo Fresu, si siano dati una struttura e una rappresentatività. Ma è il jazz, e Paolo Conte lo ricorda sempre che sono in pochi a capirlo. Ma la musica a scuola? Quanto dovranno aspettare ancora le prossime generazioni? Ricordiamoci bene che chi suona uno strumento, canta o solo ascolta la musica non è un emarginato. E' una persona curiosa, stimolata, che sa scegliere, anche per cose più importanti nella vita. Magari sa scegliersi anche politici migliori. Chi lo sa?