Editoriale Venticinque La morte improvvisa di Fabrizio Frizzi

 “Ma tu sei Bruno Marzi, quello di Ciao 2001?”. Così, molti anni fa, feci amicizia con Fabrizio Frizzi e l’allora “fidanzata segreta” poi moglie Rita Dalla Chiesa. Facemmo un’ “uscita a quattro” con l’ allora mia fidanzata e poi moglie, con pizza in quel di Colle Val d’Elsa, dove lui presentava un concorso canoro e io facevo le foto per l’ organizzazione (mai pagato… ). Fu una serata molto carina, del tipo passeggiata di due ore noi davanti e le signore dietro. Rita e Fabrizio si nascondevano ancora un po’, ma lei alla mia Adele aveva raccontato praticamente tutto. Era la notizia di gossip del momento, ma non scrissi mai una riga. Lei era la figlia di prime nozze del Generale Carlo Alberto, ucciso circa un anno prima dalla mafia, di qualche anno più anziana di Fabrizio, che all’ epoca cominciava a “decollare” nella simpatia della gente, dopo i primi anni nella tv dei ragazzi in Rai (meritoria istituzione ormai persa nei canali tematici) verso una carriera interrotta solo dalla schifosa malattia. Ora si dirà che forse era rientrato a condurre troppo presto, ma come insegna Baudo, il contatto quotidiano con il pubblico diventa una abitudine di vita anche per chi lo fa di professione. Fabrizio era una persona simpatica veramente, molto colta, appassionato di musica e pianista a sua volta, come il fratello maggiore Fabio, direttore d’orchestra e compositore, con il quale per un certo periodo condivisi la rubrica musicale del settimanale Gioia, allora diretto da Vera Montanari. Dopo quella famosa notte di chiacchiere e confessioni nella dolce Toscana, ci siamo rivisti solo in occasioni professionali, come al Premio Lunezia del 2007, parlando ancora e sempre di musica. Oggi mi permetto di piangerlo anch’io, tra i tanti che lo stanno ricordando. Un ragazzo simpatico, una persona perbene, uno di cui la mancanza in Rai si farà sentire molto. Alla moglie Carlotta, conosciuta mentre presentava Miss Italia, alla figlia di cinque anni e ai suoi parenti il mio sincero cordoglio.