Editoriale Ventidue L'età della ragione

 

Non so se Carolina Kostner vincerà una medaglia ai Mondiali di Pattinaggio di Milano. Scrivo queste banalità dopo averla ammirata nel cosmico “obbligatorio” che l’ha vista primeggiare su tutte. Che non l’ ha vista titubante sui salti, ma perfetta e leggera. La “Mean Machine” della quindicenne russa priva di brufoli potrebbe anche trionfare in un’estasi di Axel doppi e tripli, Toeloop e quant’altro. Ma noi speriamo per il meglio. La trentunenne Carolina non vuole, appunto, entrare nell’ età della ragione. Si rifiuta. Ha convinto se stessa e il suo corpo che non è vero, che non ne ha più di venti. E il suo corpo, peraltro molto grazioso, ha deciso di fare finta di niente ed assecondarla. E così i tendini resistono e lottano insieme a lei. Non vuole mollare perché gente cattiva, che si attacca sempre a regolamenti e a una presunta illibatezza di giudizio, l’ha fermata nel momento migliore della carriera. Lo sapete: la storia del doping di Schwazer. Lei, la sua ragazza, doveva sapere, doveva denunciare, eccetera. Diciotto mesi di fermo, se non ricordo male, il ranking annullato e l’armonia del corpo da ricostruire. Per non parlare ovviamente della vita privata. Io li conosco bene, gli atleti professionisti. Da, diciamo, dilettante sono arrivato a competere con quelli che andavano alle Olimpiadi. Nella scherma, specialità spada. Berna, Losanna, Parigi, Poitiers, e l’ultima gara di coppa del mondo il 20 aprile del 2000 ad Heidenheim. Quel giorno compivo 46 anni. Per una serie di motivi pratici, del lavoro, della vita privata, non ho mai saputo come e dove sarei potuto arrivare. E, pensate, adesso che di anni ne sto per compiere 64 avrei ancora voglia di rimettermi alla prova. Piano piano; prima perdendo una quindicina di chili. Poi, si vedrà. Perché ad un certo punto la vita professionale ti delude, hai “già dato” e non sei stato ricompensato per la qualità, la serietà e la dedizione di quello che hai fatto e che potresti ancora fare. E’ il Mondo che è andato a puttane, e non possiamo farci niente. Non siamo influencer; non ci sono milioni di followers che andranno di corpo solo come e quando lo diremo noi. E via dicendo. Ci siamo capiti, insomma. E’ per questo che gli atleti professionisti (del calcio parliamo un’altra volta, per favore) per me continuano ad essere un meraviglioso mistero della fede. Spesso si accoppiano tra di loro (stessa disciplina o da quelle parti) perché non hanno veramente tempo e modo, appunto, di “ragionarci” troppo. Si allenano la mattina, il pomeriggio, e la sera giocano alla Playstation. La vita sessuale è abbastanza casuale, magari in giro, tra una gara e l’ altra. Esercizi, tabelle di marcia, lezioni da prendere, nuove tecniche da imparare. Poi un gruppo sportivo militare si impietosisce, e il nostro atleta professionista, di uno sport “minore” (“minore”?) ovviamente, riesce anche a sbarcare il lunario. Perché, a parte una manciata di specialità dove i soldi girano eccome, non è certo il denaro la molla che li fa andare avanti. Credeteci o no, ma lo fanno per la medaglia, per la vittoria, per quel tesserino del Coni che ti definisce tra gli “Atleti Azzurri d’Italia”. Avete visto le ragazze del rugby vincere con la Scozia sotto il diluvio e in un mare di fango? Tra loro ci sono pediatre, insegnanti, operaie e, ovviamente, disoccupate. Tutte bellissime. Giorni fa ho accennato ad Alex Schwazer, e alla possibilità che venga scagionato in tempi relativamente brevi, dopo lo scandaloso “affaire” del Dna “presunto” taroccato. Pensate che, magari a 36 o 37 anni, non ci proverebbe di nuovo a vincere “quella” medaglia? Che, sebbene con moglie e figli, non farebbe sacrifici enormi per togliersi quel mattone che gli leva il respiro? Visto che ci siamo, domani diamo una mano a Carolina, idealmente “solleviamola” tutti verso un’ apoteosi di Axel e Toeloop. Senza malizia, però. Non provate a toccarle il sedere: è una brava ragazza.

Sappiamo come è finita: emozione, caduta e quarto posto...

Nella foto: Carolina con le Winx on Ice