Editoriale Ventiquattro Da che Pulpito! Il vescovo di Pavia e una buona occasione persa per tacere

 

Oggi il quotidiano La Stampa, con la collaborazione dell’ ArciGay di Pavia, pubblica nelle pagine online una dichiarazione abbastanza agghiacciante del vescovo di Pavia Corrado Sanguineti; grave in primis perché fatta davanti a un centinaio di studenti di un istituto pubblico della famosa città universitaria, e poi per il contenuto da Savonarola de Noantri. Il link per sentire tutto, con il commento del collega del giornale torinese è http://www.lastampa.it/2018/03/25/multimedia/itali...

La storia è sempre la stessa: se sei cattolico limita i pensieri lubrichi acciocché noi ti si possa perdonare. Scivolo sull’ argomento della non solo omosessualità ma pedofilia tra i sacerdoti, e invece mi soffermo sulla, more solito, assoluta mancanza di rispetto di una certa Chiesa per la laicità delle scuole pubbliche, e la laicità in generale. Insomma, un conto è parlare ex cathedra in chiesa – sei a casa tua e puoi anche spararle grosse – e un conto è in qualche modo cercare di indottrinare un centinaio di studenti della scuola pubblica, i quali fortunatamente vivendo nel mondo reale hanno ben altri problemi da affrontare. Molti anni fa, e avevo abbondantemente l’ età della ragione, il cantautore Marcello Marrocchi (nel 1988 scrisse con Giampiero Artegiani “Perdere l’ amore” per Massimo Ranieri) tenne un concerto per le scuole al teatro Civico di Vercelli. Nel senso che gli alunni di Medie e Superiori cittadine erano stati portati dagli insegnanti a teatro nell’ orario scolastico. Non so chi organizzò la cosa e perché. So solo che Marrocchi, fervente me tanto fervente cattolico, si lanciò in una sperticata difesa della vita e contro l’ aborto, mettendosi ad un certo punto a dialogare con gli studenti più grandicelli che erano perplessi. Si dilungò parlando di feti in maniera alquanto macabra (c’erano anche ragazzini di dieci anni) sbottando più volte con fare autoritario. Uno spettacolo di bassissimo profilo che ricordo benissimo a fronte di una manciata di canzoni che non ricordo più. Diciamo che ero lì anche per curiosità professionale, e forse feci un pezzo per Il Gazzettino, o forse no perché mi fu detto che a Venezia non fregava a nessuno. Controllerò i Sacri File. Sia come sia, uscì da quel matinée ferocemente offeso come cittadino ma in particolare amareggiato per un tentativo di indottrinamento di bassissimo profilo. La storia odierna del vescovo che invita i gay a trattenersi e cambiare abitudini mi ricorda un po’ quelle battute da federazione del Pci d’antàn in cui si parlava dei “compagni che sbagliano”. Fortunatamente, come e perché sbagliassero, invece non me lo ricordo più.