Editoriale Ventisei La Kultura (cià cià cià) poi ti Kura (cià cià cià)

 

Il mese scorso avevo fatto un sopralluogo tecnico a Villa Giulia di Verbania, per preparare la mia mostra “Immagini di Musica” che porterò nell’àmbito de' “Le Stanze delle Meraviglie” dal 17 al 22 aprile. Il posto è splendido. L’ ex Villa Branca, in passato buen retiro sul lago di Casa Savoia, non a caso si affaccia sul panorama più spettacolare del Lago Maggiore, e arriva a Stresa, Baveno e all’ Isola Bella. Allora le attività non collegate direttamente alla vita in città erano per così dire “dormienti”. I locali del lungolago, gli alberghi e tutto il resto ancora chiusi. Ieri, al mio ritorno per il vernissage della prima settimana, tutto era in fermento, con i negozi aperti, la gente che si godeva passeggiate e corsette da pseudo atleti. Il bel tempo e la Pasqua si avvicinano. Il turismo e la cultura, insomma. La forza di questo Paese benedetto dalla storia e maledetto da chi la sta facendo adesso. Avevano capito tutto gli Skiantos nel 1978 che nell’ album “Mono Tono” inserirono “Diventa demente”, da cui è tratto il titolo profetico di questo editoriale. Insomma, il messaggio è semplice: l’ Italia si promuove e vende da sola, basta porre attenzione e rispetto. Per brutta e mal governata che sia, ogni città, tra gli ottomila comuni del nostro Paese, possiede una peculiarità culturale o turistica. Negli anni Cinquanta e Sessanta, pur di costruire palazzoni e schifezze varie, si ricoprivano in fretta e furia scavi per le fondamenta che portavano alla luce bellezze dal mondo del passato. Romano, etrusco, greco. A piacer… Nella mia hometown, che già possiede basiliche, musei e quant’altro, e pure un castello in pieno centro che negli anni ha fatto da prigione e tribunale, due archeologhi “dilettanti” (Dilettanti? Ma ci faccia il piacere… ) scoprirono, anzi riscoprirono l’ antico anfiteatro romano, di metri 110 per 90. Una robetta da diecimila posti, e basta solo dissotterrarla, perché pare che la struttura sia intatta. I due fratelli “dilettanti” si chiamano Gaviglio, e uno è venuto a mancare pochi giorni fa, purtroppo. Anarchici convinti, autodidatti, in passato hanno fatto di tutto per “provocare” le Istituzioni e le Belle Arti, con risultati altalenanti. Pensate solo a cosa sarebbe per una cittadina con cinquantamila abitanti scarsi, con gravi problemi di sottoccupazione e inattività per gli ultracinquantenni, riscoprire una arena bimillenaria, in grado, come Taormina per esempio, di portare grandi spettacoli, turismo, ricchezza e lavoro. E si tratta solo di un banalissimo esempio di quello che si potrebbe fare con poca spesa e meno burocrazia. Occorre però che i politici si mettano di buzzo buono. Magari togliendo la terra con le mani. Perché sporcarsele ogni tanto può solo fare bene.

Nella foto: da “Le Stanze delle Meraviglie”, fino al 2 aprile first week, un ex voto immaginario di Angela Barile, da “La stanza officina dei santi”