Editoriale Ventuno Generazione di Fenomeni

 

Sabato, nella mia hometown Vercelli, Mimmo Catricalà, anni 81 lussuosissimi, è stato insignito dell’ attestato di “Vercellese dell’ Anno”. E’ una onorificenza tardiva, secondo me, e dovuta. Ma va bene così perché la persona in questione è più che arzilla e, tra le svariate attività, è un atleta master di livello mondiale nella pesistica di alzata dalla panca, specialità mistica che obbliga a sforzi sovraumani. Per gli amici che – ho scoperto - mi seguono dagli Stati Uniti, dal Brasile, eccetera, spiegherò che Domenico”Mimmo” Catricalà è stato uno degli inventori della radio privata, o “libera” che dir si voglia in Italia. Prima ancora batterista con gli Sleeping, ottima band degli anni Sessanta/Settanta che fece da opening act ai Rolling Stones in Italia, poi titolare di un negozio di dischi, un bel dì – come si dice. Era comunque il 23 settembre del 1974 – decise che doveva nascere Televercelli, tivù via cavo. E tivù fu. Il 13 luglio 1975, ma io ricordo l’11, sia come sia nacque Radio City. Mimmo mi telefonò a casa, e mezz’ora dopo ero in trasmissione. Un po’ di dischi presi dal suo negozio e un po’ portati da casa. Chissà perché ricordo sempre “Long Train Running” dei Doobie Brothers. Una forza da leoni. Con un trasmettitore da 10 watt (8 in antenna) ci sentivano a Bologna. Eravamo la quarta radio in Italia, dopo Bra Onderosse di Carlin Petrini (trasmise pochi mesi con attrezzatura militare) Radio Parma con un giovanissimo Mauro Coruzzi e Milano International. Le altre cento arrivarono a fine settembre. Anche se avevo le mie idee, e a fine 1975 ero già a ciao 2001, con Mimmo ho imparato a riprendere qualsiasi cosa in movimento con una videocamera Akai in bianco e nero da un quarto di pollice, e ho poi avuto modo di esprimere le mie qualità precipue con la radio, all’ epoca certamente più professionale e rigorosa dei network di oggi, ricchi di pecunia ma poverissimi di idee e novità. E’ difficile spiegare, e credere, che Radio City Vercelli in quegli anni fosse la migliore radio d’ Italia. E che le Case discografiche, dopo un primo momento di confusione, la tenessero in palmo di mano più che le “milanesi” o le “romane”. Allora, Rai a parte, c’era solo Radio Montecarlo dei Grandi Federico l’Olandese Volante e Awanagana. E poi noi. Con le voci “giuste”, i tempi appunto “radiofonici”, e una serie di personaggi noti a livello locale, ma bravissimi in assoluto. E penso al mio amico venditore di abbigliamento Franco Torchio, l’ “uomo classifica” più bravo di tutta la radiofonia italiana. E gli “stacchetti” fatti da studi professionali, le voci per la pubblicità che erano le stesse utilizzate dalla Rai. E ancora tante ragazze, tutte scelte per la voce e i “tempi”. E ovviamente la cronaca locale e nazionale. Ed erano anni difficili, di lotta e di timore anche in Provincia, e anche tra noi non sono mancate discussioni e litigate di vario tipo. Si trattava però di momenti dialettici per crescere, per capire se la strada era giusta o sbagliata. Perché allora la radio era non solo come si dice un momento di aggregazione, ma anche di rispetto della diversità sociale e culturale, in primis per chi la faceva. Piacevamo a Sinistra e la Destra non ci ha mai dato fastidio. Poi la Rai ci coprì una frequenza (eravamo ancora "fuorilegge") e per un po' si fece fatica anche a farsi sentire in città. Mala tempora. Tempi passati, soffocati dai network. La radio funziona ancora e copre una buona fetta di Nordovest, ma da vent’anni o quasi è nelle mani dei preti e della Curia, perché l' economia di Vercelli non seppe far di meglio. Insomma, quella che si è radunata (con figli e nipoti) sabato scorso a Vercelli a festeggiare Mimmo è stata ed è ancora una vera Generazione di Fenomeni. Vedi foto.