Emmylou Harris live Parigi Ciao 2001 1978

II Theatre Mogador, a Parigi, è una perla barocca, tutto ori e velluti, situato in prossimità della stazione di St. Lazare, e quasi celato agli sguardi più indiscreti, posto com' è in una viuzza laterale. In effetti Emmylou Harris e forse la rockstar più "riservata" dei palcoscenici mondiali, e bene le si addice di esibirsi nel discreto teatro parigino. UN QUARTO DI LUNA   La storia di Emmylou, della sua camera artistica, è vissuta in un clima a metà stra da tra il fiabesco e il profetico. La Harris gira in lungo e in largo gli States dal 1967. Nativa di Birmingham, Alabama, appena maggiorenne si trasferisce a New York dove, per la Jubilee (un'etichetta discografica ormai estinta) registra il suo primo, pressoché sconosciuto, lavoro, "Gliding Bird". Si tratta, stranamente, dell'album contenente il maggior numero di composizioni firmate da Emmylou: cinque. Dotata di un timbro di voce atipicamente raffinato, di presenza scenica, di notevole versatilita e duttilità interpretativa, Emmylou si impone, nel circuito country, come una piacevole alternativa alle varie Dolly Parton, Tammy Wynette. La Harris approda al mondo della musica in maniera soft, dopo una serena adolescenz' trascorsa a Washington; entra, grazie soprattutto alle sue capacita artistiche, nel “qiro” giusto dei puri del folk, quelli che si ispiravano a gruppi come il duo dei Louvins, o gli ineguagliati Everly Brothers. L'ideale artistico di Emmylou, però, era allora di diventare una specie di Woody Guthrie in gonnella, ammalata com'era di un inguaribile nomadismo. Conosce Paul Siebel e David Bromberg, che la -promuovono sul campo» come folksinger di rango, giustificandole soprattutto le numerose “sortite” elettriche delle sue interpretazioni. Nel 1970 la sua camera artistica subisce una forzata sosta: dà alla luce, infatti, un bambino. Dicono che il matrimonio ostacoli spesso Ie carriere artistiche: non è il caso di Emmylou, che, trovato in un sol colpo marito     e produttore, ha effettuato nel già lontano 1971 il suo vero e proprio decollo artistico. Due nomi su tutti, Gram Parsons e Bob Dylan. Suo marito Brian Ahern, canadese, le fa firmare un contratto con la Reprise (e siamo gia arrivati a cinque LP prodotti). Contemporaneamente Emmylou inizia a collaborare con i Flying Burrito Brothers: la cosa dura poco; infatti dopo alcune settimane il gruppo si scioglie. Gram Parsons, nell'intraprendere una breve quanto luminosa carriera solistica, la vuole con se: la miscela delle loro due voci è capace di creare atmosfere incredibilmente sofisticate:. La musica di New York e g'ià lontanissima, la Jubilee, i musicisti di colore di Harlem... “G.P.” e ”Grevious Angel “ (completato dopo la morte di Parsons) sono Ie due performances che hanno fatto, per anni, di Emmylou Harris, la testimonianza vivente del giovane musicista scomparso, e i giornali specializzati, spesso, usarono toni enfatici "da commemorazione “, nel seguire, all' epoca, la sua evoluzione artistica. E commemorazione, in verità, ci fu (“ Bouder to Birmin gham" dal suo secondo LP,  “Pieces of the Sky”). Emmylou, recentemente, ha partecipato all'epitaffio parsoniano “Sleepless Nights”. La Harris realizza, di seguito, i suoi due capolavori: ”Elite Hotel” e «”Luxury Liner”. I brani che Emmylou interpreta nei suoi LP, spaziando dal country “ortodosso “, al Rock Anni Cinquanta, ai Beatles di “Revolver”, mettono bene in luce le sue capacita, il buongusto e la duttilità della sua voce, accompagnata dall'immancabile chitarra. Ma è partecipando alla realizzazione delI' LP di Bob Dylan “ Desire” e alla successiva “Rolling Thunder Revue” che l’ incredibile voce di “Joey” assurge a notorietà di Pop-Star. E siamo cosi, rapidamente, giunti alla cronaca dei nostri giorni, e al nuovo LP (per la WEA) che e in corso di pubblicazione anche in Italia. “A Quarter Moon in a Ten Cent Town” {questo e il titolo) viene eseguito dalla Harris quasi integralmente nel corso degli spettacoli live: come appunto in quello parigino, che vado, con stile “calcistico”, a commentarvi. UNA COUNTRY BRASS ANN I '80 I manifesti sparsi per Parigi annunciano: “Emmylou Harris & Hot Band”. lo aggiungo: la dolce Emmylou e la miglior band di country elettrico oggi in circolazione. In effetti, sul palco si presentano Albert Lee (il bravissimo chitarrista inglese già   degli incompresi Heads, Hand & Feet, di italiana memoria, Glen D. Hardin al piano (vecchia gloria, già in sala d'inc'sione con Buddy Holly), il bravissimo Hank de Vito alla steel e slide guitar, da sempre nel giro dei Burritos, cosi come John Ware, batteria, e Emory Gordy, basso. Rispetto alla formazione che ha registrato I'ultimo “A Quarter Moon in a Ten Cent Town” manca, nelle esibizioni live, il chitarrista Rodney Croweli, mentre la novità risulta essere la presenza fissa del violinista e mandolinista Ricky Skaggs. Quando le “ostilità” si aprono con " Marillo “, i riflettori scrutano il palco. Emmylou non si fa attendere molto, e giunge puntuale per il “riff”: il tempo di agganciare la tracolla della sua Gibson acustica. Minuta, col viso eternamente iper vitaminizzato del nordamericano medio, vestita da perfetta “country” (cioè malissimo: stivali marrone con tacchi quasi a spillo; vestito a gonna con frange modello “ Buffalo 'Bill”. Malgrado ciò, splendida) Emmylou sembra inventata, tant'è perfetta. Durante I'ora e quaranta minuti abbondanti di spettacolo, la Harris ha proposto praticamente tutto il materiale dei tre ultimi album ("Elite", “ Luxury “, e “A quarter...”) con grande professionalità ma anche creatività da parte dei suoi accompagnatori. Vere e proprie ovazioni da parte del pubblico hanno accolto “Making Believe” (da “Luxury”), terzo brano del concerto, coi primi interventi importanti di Albert Lee e Hank de Vito; poi “Burn that Candle” (dal nuovo LP), un brano di Winfield Scott, uno dei pochi episodi felici del “quarto di luna”. E poi ancora brani come “One of These Days" (“Elite") e “When I Stop Dreaming” (da "Luxury"), che, nell'interpretazione di Emmylou, non dimostra certo i suoi ventitré anni. Ugualmente bene vengono accolte le nuove incisioni, come “Defying Gravity “, il brano di Jesse Winchester che, anche se magistralmente interpretato, non aggiunge certo gloria a quella già giustamente   attribuitale. "Regina" della ballata country, la Harris dimostra in pieno la già citata versatilità in brani come “Leaving Louisiana in the Broad daylight “(della coppia Crowell-Cowart, sempre contenuto nel   nuovo LP), nobilitando un altro brano che va messo un gradino al di sotto della migliore produzione di Emmylou. Migliore il rock & roll successivo (sempre anch'esso da "A Quarter Moon in a Ten Cent Town”), intitolato “ I Ain't Living Long Like This” (di Crowell), brano nel quale Albert Lee, conosciuto e amato dal pubblico francese, ha potuto veramente furoreggiare, unitamente al bravissimo pianista Glen D. Hardin. La successiva ballata fa da tappeto per il gran finale. E’ venuto il momento adatto per brani come «”Tulsa Queen”, e poi di corsa con la parsonia na "Ooh Las Vegas” {uno dei tre brani di Gram contenuti su “Elite Hotel”) oltre .alla voce di Emmylou {splendidamente sorretta dai cori di Lee, Gody e Skaggs), protagonisti sono gli strumenti a corda, con Lee in testa. Un unico, grande bis, oltre a “Las Vegas “. Una sognante introduzione d! violino ci propone “You Never Can Tell”, “C'est la vie” di Chuck Berry. II grande abbraccio della calda voce di Emmylou riesce ad annullare il tempo: Passato e presente, L' inizio e la fine di uno splendido concerto. Bruno Marzi