Eugenio Finardi intervista Eco di Biella 1997

Finardi torna a Biella. Stasera, al teatro Odeon, alle 21 Eugenio presenta il suo circo di sentimenti, tendenti al rock, che lo pone giustamente nel gotha del miglior cantautorato italiano. E’ una propaggine del tour di presentazione dell’ album “Occhi”, che, senza clamore, si sta avvicinando alle 100mila copie vendute, grazie a canzoni come “Uno di noi”, traduzione letterale di “One of Us” di Joan Osborne, e “Sevglia ragazzi” (descritta dallo stesso Eugenio come <La continuazione di “Musica ribelle”>), ma anche come la dolce “Shamandura”.
 Co-autore del disco è Claudio Sanfilippo, detto “Sanfi”, che per l’ amico Finardi ha redatto il bel libro “Allo specchio” (Arcana editrice. Lire 24mila), ricco di spunti e interviste a vecchi amici, tipo “Io lo conoscevio bene”. Presente sul palco al recente “Club Tenco” assieme ad Eugenio, “Sanfi” lascia il posto in tour ai “fedelissimi” Fabrizio Consoli e Francesco Saverio Porciello alle chitarre, Roberto Drovandi degli Stadio al basso, Tiziano Lamberti alle tastiere e Ivan Ciccarelli degli 883 alla batteria.
Quarantaquattro anni, milanese con cromosomi statunitensi, due figli, la rabbia generazionale addolcita dal passare del tempo e dalle disillusioni della politica, Finardi coltiva come bene prezioso un giardino di sentimenti sì legati alla quotidianità ma ancora intrisi di giustizia, senso di solidarietà, rispetto e tolleranza.
<Spesso ricevo lettere di giovanissimi che mi chiedono consigli. Mi assumo così il ruolo di “fratello maggiore” che ha già attraversato quegli stassi momenti, anche se i tempi erano diversi. I ragazzi di oggi assomigliano fisicamente a come eravamo noi negli anni Settanta. Sono gli ideali che non ci sono più. Noi volevamo cambiare il Mondo; i ragazzi di oggi si accontenterebbero di un futuro meno incerto ed oscuro. Spero che abbiano fortuna>.

Bruno Marzi