Festivalbar a Padova Prato della Valle Il Gazzettino 1999

Padova
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Britney Spears è la giovanissima superstar del pop mondiale, quella che nel famoso video balla sensualmente assieme alle compagne di scuola ma poi torna diligentemente, e disillusa, in aula. Anche lei è in Prato della Valle con "Baby one more time". Se non fosse par la corpulenta body guard nera che l' accompagna, potrebbe benissimo stare dall' altra parte delle transenne, confusa tra le tante anime accaldate che l' applaudono quando sale in scena. Nel baretto d' angolo tra via Cavazzana e la piazza, diventato suo malgrado crocevia strategico del retropalco, anela a un bel "gelatone" nel bicchiere; stessa cosa per le ballerine che l' accompagnano, a mò di gita scolastica. Tenera, la bimba d' oro.
 Anche per gli artisti stranieri, forse con l' eccezione degli svedesi Cardigans, la cui cantante gioca a fare la rocksat ombrosa, tanto per non tradire il clichè "estremo" del video di "Erase/Rewind", partecipare al Festivalbar denota una maggiore disponibilità a vivere un appuntamento promozionale alla stragua di una serata con gli amici. Così si comporta la bella, e applauditissima, Anggun, che sorride sempre a tutti e alla vita, non comprendendo bene la ragione di un successo repentino, anche se un po' tardivo, avuto grazie alla nota pubblicità a cui fa da colonna sonora "Show on the Sahara". Premio simpatia; esteso ai suoi discografici, che intelligentemente non le fanno credere di essere già una diva.
 Al contrario, Geri Halliwell, la Spice sfiorita, forte di un bel video per "Look at me" e una sontuosa produzione discografica, sparisce nel mezzo delle tante persone che la circondano; minuscola, i capelli biondi sulle spalle e una maglietta rosa che sembra comprata al mercatino. Quando la indichiamo a Zucchero, accanto a lei nei camerini, il sàtrapo della via Emilia, gran provocatore quando si parla di donne, fatica a inquadrarla. "Cosa se deve fà ppè campà...", se ci è consentito il commento
 Immarcescibili i Roxette, che "sono sempre loro" come gli amici Pooh, eterni e impermeabili a qualsivoglia critica. "Provano" alle cinque del pomeriggio che, come insegnava Garcia Llorca, è il momento più "caliente". Almeno 34 gradi all' ombra; ma l' ombra non c'è. "Wish I could fly" è il loro "suono" di sempre. Lei sempre carina, con i capelli corti; lui solo un po' ingrassato. Pazienza. Trionfo annunciato per Skunk Anansie, in predicato per il grande concerto di Imola e ormai mitici nel nostro Paese, addirittura più che all' estero. D' altronde, è un fatto che la band guidata dall' androgina cantante Skin prediliga l' Italia, sin dai tempi dei primi tour di due anni fa.
 Per loro la piazza, per così dire, si infiamma. "Secretly" è uno dei brani più efficaci del recente cd, e la presenta del quartetto d' archi (a Imola si porteranno dietro mezza orchestra), fose solo per un playback televisivo, la dice lunga sulla professionalità della band, e sul rispetto nei confronti del pubblico. Indubbiamente, il cast straniero voluto da Pippo Abbà e Andrea Salvetti, seppur limitato a sei presenze, si è fatto notare per il mix ad alto livello di talento e, diciamo così, produttività commerciale. Perchè, come dice Vittorio Salvetti, "... Noi siamo qui per far vendere i dischi!",
Bruno Marzi