Francesco Guccini intervista a Playboy. Aprile 2016

Qualcosa mancava a Francesco Guccini, prima di poter voltare definitivamente pagina e perseguire, alla ruvida età di settantacinque anni, una nuova dimensione creativa. Una bella festa. Ci hanno pensato i suoi amici del Club Tenco, che a fine ottobre in quel di Sanremo gli hanno dedicato ben tre giorni di dibattiti e serate musicali, parafrasando il titolo di un disco dal vivo del 1984 in “Tra la via Aurelia e il West”. In realtà l’ attività editoriale di Francesco, cioè uno che da due anni ha deciso di non fare più dischi ed esibirsi in pubblico, è a dir poco frenetica. Il nuovo libro di racconti “Un matrimonio, un funerale, per non parlar del gatto” a cui farà seguito una nuova collaborazione con Loriano Macchiavelli, e una super uscita discografica ricca di inediti e rarità per la Universal, “Se io avessi previsto tutto questo”, in doppia versione a 4 o 10 cd. A detta dello stesso Francesco, che cura note a margine e aneddoti, “un’ opera monumentale”. A Sanremo, per festeggiarlo, c’erano i suoi vecchi e sodali musicisti, a partire dal chitarrista Juan Carlos “Flaco” Biondini, dal tastierista e arrangiatore Vince Tempera e con il saluto in musica dell’ “americana di Bologna” Deborah Cooperman. Nomi che forse non diranno tantissimo a chi non vive nella “bolla” gucciniana, ma che per i fan sono la quintessenza del Mito.

C’ era la moglie Raffaella Zuccari, dottoressa di Ricerca in Letteratura italiana all’ Università di Bologna e adesso insegnante a Porretta Terme, a due passi da casa, a Pàvana Pistoiese. Si sono sposati quattro anni fa quasi di nascosto, scoperti perché un giornale locale ha visto le pubblicazioni e ha fatto uno più uno. “Sarà un omonimo… Comunque scrivete quello che volete tanto non vi querelo”, rispondeva ai cronisti il Maestrone. Francesco ha una vita sentimentale che, seguendo i tempi e i costumi, secondo noi gli ha fatto amare e rispettare molto le donne, fermandosi quando la storia era conclusa, e ripartendo coi sentimenti di un ragazzo. E’ quello che pensiamo di queste sue seconde nozze con Raffaella. Le prime, nel ’71, sono con Roberta Baccilieri (“Vedi cara” è la dedica in musica). Dopo sei anni salta tutto e arriva Angela, con la quale non si sposa ma fa una figlia oggi adulta, Teresa, che si laureò con una tesi sui fan del padre e su quelli di Robbie Williams. A lei sono dedicate “Culodiritto” e “Un giorno”. La storia con Angela termina nel ’93 (“Quattro stracci” è la canzone) e tre anni dopo inizia quella con la giovanissima Raffaella (la canzone è “Vorrei”) alla quale lo lega non solo l’ affetto ma un idem sentire sulle cose del Mondo e sulla Letteratura che, come nella teoria della curvatura dell’ universo, tra i Due riduce la differenza di età a zero.

La solare Raffaella, caschetto nero e occhiali troppo grandi come per nascondersi ma solo un po’, a Francesco fa un po’ anche da manager. E così, alla festa del Tenco, c’erano proprio tutti. compresi i tantissimi di ogni età e ceto sociale che per decenni si sono specchiati nei testi, nelle musiche, e in una certa maniera di concepire la vita del Maestrone, come affettuosamente tutti lo chiamano. Senza tralasciare qualche significativo appunto trascritto dalla presentazione sanremese, PLAYBOY voleva saperne di più e così ci siamo recati nella tana del Lupo. Per parlare di quello che ha sempre voluto essere, cioè uno scrittore, del suo più recente libro e di altre avventure ci siamo inerpicati fino alla sua casa di Pàvana. Beh, insomma, la strada è comoda e poi gli Appennini dal quelle parti sono morbidi. E, ne diamo conferma diretta, il cancello della casa e lo stesso uscio sono sempre aperti, come usava una volta tra persone civili. E poi, va detto per la precisione storica, i gatti a casa Guccini sono due, e femmine.

Q1

PLAYBOY Quando trova il tempo e l’ ispirazione per scrivere?

Guccini – Mentre aspetto mia moglie che si prepara per uscire… In realtà è difficile spiegare quella che è la scelta di una vita. Non che pensassi di essere bravo. Un po’ mi sono tranquillizzato dopo che a Varese mi hanno dato il Premio Chiara. E’ un po’ come chiedere la storia della mia vita. Citando un famoso scrittore potrei cavarmela con “Sono nato il 14 luglio del ’40 e sono ancora vivo. Basta!”. E poi però capisco che bisogna dire di più, tipo: “Una legge iniqua e barbara ci impedisce di fumare nei locali pubblici… “. Mi limiterò invece a citare mio padre Ferruccio: “Vuole fare lo scrittore e a scrivere è un cane”. Peraltro lui non è mai venuto a un mio concerto. Mia mamma Ester una volta nell’84 a Bologna, in Piazza Maggiore.

Q2

PLAYBOY Cosa ha fatto per fargli cambiare idea?

Guccini – Per due anni ho fatto il giornalista alla cronaca giudiziaria della Gazzetta dell’ Emilia di Modena. Il primo pezzo fu su un tale Eustachio Maria Pedroso… Sette righe che mi hanno fatto rifare tre volte… Così ho mollato il giornale per un complesso che cercava un cantante-chitarrista, come si diceva allora. Abbiamo “battuto” la campagne modenesi spingendoci anche all’ estero: San Giovanni in Persiceto, Bologna… Una volta anche in Svizzera, ma fu proprio un’ avventura.

Q3

PLAYBOY Eravate in pieno “beat”, e poi arrivarono i Nomadi, per i quali scrisse la monumentale “Dio è morto”. Aveva finalmente un mestiere?

Guccini - All’ inizio consideravo la musica un ripiego, e allo stesso tempo ho sempre avuto la paura di scrivere veramente. Le canzoni, quelle mi venivano abbastanza facilmente. Alternavo la musica agli studi. Non mi sono mai laureato pur facendo tutti gli esami, e ho fatto anche il maestro per tre giorni, perché all’ epoca ti facevano comunque prendere il diploma magistrale “perché non si sa mai”. Poi ho cominciato con le canzoni e non mi sono più fermato.

Q4

PLAYBOY Diciamo che da subito ha avuto la “mano” felice come autore.

Guccini - Mi è sempre piaciuto scrivere canzoni, ma ho anche sempre scritto racconti, cose diverse. Una pagina, due pagine, un capitolo. Ricordi, storie tramandate, fantasmi che accompagnavano la mia infanzia, la storia della mia famiglia. Avevo impegni serrati con i concerti, le registrazioni, e tutto il resto, e quindi rimaneva ben poco per lo scrivere. Ma mi sono sempre ritagliato dei momenti per buttare giù idee sulla carta.

Q5

PLAYBOY Quando sono cambiate le cose?

Guccini - All’ inizio degli anni Ottanta stavo scrivendo l’ album “Metropolis” e allo stesso tempo ho avuto l’ idea di redigere un volumetto, un vocabolario italiano-pavanese, per tramandare una lingua localissima che non si parlava più già allora. Fu pubblicato molti anni dopo, credo nel ‘98. In contemporanea ci fu la scoperta dei primi computer grazie a un amico che si occupava di queste cose – “Ci penso io!”, mi disse - mentre io non ne sapevo niente. Nei comprai uno, che credo fosse olandese. La scoperta del “copia e incolla” fu decisiva. E il fatto di conservare i testi in cartelline, senza dover battere a macchina e magari sbagliare il lato della carta carbone… Può sembrare una banalità, ma per la mia pigrizia nello scrivere a mano fu un toccasana.

Q6

PLAYBOY E si arriva finalmente al primo libro ufficiale.

Alla fine nell’ 89 scrivo “Cronache Epafaniche” e, proprio in quel periodo, un pomeriggio, incontro Loriano Macchiavelli, che era già famoso per “Sarti Antonio brigadiere” (in tv il bravissimo Gianni Cavina. Ndr) Anche lui viene dalla montagna bolognese, e quindi ci siamo trovati in sintonia su molte cose e sulla maniera contadina e montanara di vederle. A Bologna, durante la presentazione di un suo libro, mi fa conoscere quelli della Mondadori, persone con cui ho lavorato molti anni. Le storie da raccontare, ovviamente, erano lì che aspettavano il momento buono.

Q7

PLAYBOY Già nel primo libro personaggi e argomenti sono bene delineati, e in un certo senso anche scabrosi come la storia di un prete morto misteriosamente.

Guccini - In “Macaroni” effettivamente racconto di un prete ucciso vicino al mulino. Storie che si sentivano ai tempi, che ho letto nei giornali locali. La cosa aveva fatto scalpore, ovviamente. Non si è mai capito se fosse scivolato o colpito da qualcuno. La prima parte del libro era un puro racconto, senza una vera teoria al riguardo. Non ero un giallista, allora. Solo nella seconda parte del libro nasce una storia di fantasia su presupposti storici.

Q8

PLAYBOY Da li non vi siete più fermati.

Guccini - E’ nata una collaborazione che ha portato nel tempo a cinque libri gialli sul maresciallo Santovito e due sull’ ispettore della Forestale Marco Gherardini detto “Poiana”. Sto già scrivendo il terzo. Non è che mi allontani di molti chilometri dai posti che conosco bene, però le storie sono meno localistiche per certi versi. A un certo punto ho deciso di cambiare il personaggio, anche perché i vari libri partono dagli anni Trenta fino ad oggi, e i personaggi invecchiano e le storie vivono di attualità. A un certo punto il maresciallo va in pensione, insomma…

Q9

PLAYBOY Ha seguito un metodo preciso di stesura dei racconti?

Guccini – Ripeto, per scrivere ho sempre trovato un po’ di tempo, ritagliandomelo anche a fatica. Lavoro meglio da quando ho deciso di lasciare la musica e trasferirmi definitivamente a Pàvana. Faccio quello che voglio nei tempi che preferisco. Peraltro, anche se meno spesso di prima, per motivi pratici spesso scendo a Bologna e ho ancora la famosa casa (via Paolo Fabbri 43. Ndr) dove però se mi cercano non mi trovano mai.

Q10

PLAYBOY Con “se mi cercano” si riferisce ai fan di tutte le età?

Guccini – Beh, sa, mi sento circondato veramente da molto affetto. Ci sono persone belle e gentili che vogliono solo salutarmi, fare una foto o stringermi la mano. Come si fa a dire di no? Magari hanno fatto molta strada, e per un motivo o per l’ altro sono legati a me tramite le canzoni. Poi io frequento sempre gli stessi posti, gli stessi amici e lo stesso ristorante. Magari non osano disturbare e stanno in un angolo. Allora li chiamo io. D’ altronde, non è difficile trovarmi se sono a Pàvana.

Q11

PLAYBOY Lei è storicamente un libero pensatore. Cosa mi dice di Papa Francesco?

Guccini - Ha dato un’ impulso nuovo. Ha una visione realmente evangelica anche se viene preso per marxista perché dice cose importanti sulla sofferenza. Parla da sacerdote. Certi racconti di Pavese parlano di una cultura molto simile a quella da cui proviene questo Papa. Il tipo di lavoro, il cibo povero però tirato sempre con sapienza antica. E’ un tratto che ha Bergoglio. Lo dimostrano i suoi comportamenti: la semplicità, il rifiuto di atteggiamenti esteriori, la lotta ai privilegi.

Q12

PLAYBOY Lei ha chiuso il primo matrimonio dopo sei anni, e poi il rapporto con la sua compagna Angela con la canzone “Quattro stracci”. Ha dedicato canzoni a sua figlia e a sua moglie Raffaella. Se la vita personale ha sempre trovato un civile sfogo nella musica, è corretto dire che il secondo matrimonio ha coinciso con nuove scelte di vita?

Guccini – In parte sì. Siamo tornati a Pàvana nel 2001 perché Raffaella insegna a Porretta. E’ di ruolo, ovviamente. Abbiamo avuto, naturalmente in tempi diversi, lo stesso professore all’ Università: il grande Raimondi (è anche il nome del capo di Sarti Antonio nei romanzi di Macchiavelli. Ndr). Sperava in un trasferimento vicino a casa. Quando è arrivato è stata felice anche perché aveva trovato qui una sede comoda e che le piace molto.

Q13

PLAYBOY Da Bologna a Pàvana, stabilmente, nella storica casa di famiglia, è un bel passo.

Guccini - Una scelta fatta forse tardi. E, se posso parlare anche per Raffaella, un miglioramento netto per molti motivi. Anche se raramente, ci capita di andare a Bologna, e da Casalecchio a casa mia in auto passa sempre più di mezz’ ora. Uno spreco di tempo. Qui è tutto a cinque minuti, e poi se serve si va a Porretta, che è un po’ il “capoluogo” di zona. Se uno ci pensa, è appunto impensabile buttare via in macchina tanto tempo per niente.

Q14

PLAYBOY Non le manca la città, la vita notturna a cui era abituato?

Guccini – A Bologna uscivamo tutte le sere, mentre qui abbiamo ritmi diversi. Giocavo a carte fino alle tre del mattino, magari a scopone o tresette, ma era diventata una routine. Mettiamoci anche l’ età – la mia - e il piacere di stare in casa e… ci meravigliamo anche noi! Intendiamoci, mi piace sempre giocare a carte con i soliti amici, ma non tutte le sere come una volta, come se si fosse in un certo senso obbligati. Un vantaggio dell’ età è di non dover rendere troppo conto di quello che fai. Il mio amico De Maria dice che sono diventato “vecchio senza passare da anziano”.

Q15

PLAYBOY Come vede l’ Italia e gli italiani di questi anni? I ragazzini rubano la carta di credito ai genitori per giocare d’ azzardo online e pochi si scandalizzano.

Guccini – Non ho mai avuto una carta di credito, e anche se l’ avessi avuta… Il mondo è cambiato tantissimo. La Seconda Guerra Mondiale ha cambiato tante cose. Venendo ad anni più recenti, la televisione è certamente più presente, e poi tutti hanno il computer. Siamo un po’ tutti condizionati da internet, facebook eccetera. Anche qui a Pàvana abbiamo problemi se salta la “connessione”. Quest’inverno è saltata tre giorni ed è stato un piccolo dramma.

Q16

PLAYBOY Per non parlare della recente evoluzione del telefonino in smartphone

Guccini – E’ un cambiamento culturale grosso e che può sembrare invadente, e forse lo è. Sempre reperibili, a qualunque ora. Se ci pensa, una volta, con la linea fissa era raro e difficile riceve più di un paio di telefonate al giorno e dopo una certa ora, diciamo le nove di sera, era impensabile e anche poco civile. Adesso sembra che la reperibilità sia indispensabile. Forse è giusto così. Mah…

Q17

PLAYBOY Però, d’ accordo che lei ha smesso con i concerti, ma tutti quei telefonini che si alzano e la gente che pensa più a quello che alla musica…

Guccini – E’ cambiato tutto. Forse mi fermerei a metà. Io sono fortunato e ho sempre avuto un pubblico attento e civile. Ovviamente i telefonini li vedevo anch’io. Diciamo che in caso di bisogno una telefonata è utilissima. Come quella volta che dissero che ero morto, e la Caselli era preoccupatissima, e dovetti chiamarla subito col telefonino per rassicurarla. La cosa che mi intristì però fu che l’ Ansa scrisse “tale Francesco Puccini… “.

Q18

PLAYBOY Ultimamente i cantautori producono pochino e in maniera poco originale. E’ d’ accordo?

Guccini – Può darsi. Io stesso ho fatto fatica con gli ultimi dischi, e tra uno e l’ altro sono passati anche cinque anni. In certi periodi di fermento scrivevo canzoni tutti i giorni. Tanta gente forse – non voglio fare nomi – fa ancora canzoni per mestiere. Forse non c’è più l’ energia e la voglia, e credo che sia un peccato. Ma se non si ha niente da dire forse è meglio tacere.

Q19

PLAYBOY Domanda obbligata. Visto che, da Aznavour in giù, molti grandi artisti tengono alla grande la scena, malgrado l’ età molto maggiore rispetto alla sua, è possibile che lei ci ripensi?

Guccini – Adesso che posso scrivere in santa pace? Ci sono i miei “Musici”, Flaco con Vince Tempera e gli altri, che vanno in giro a fare il nostro repertorio con successo. Diciamo che ho dato parecchio e non ho assolutamente rimpianti. Sinceramente, il palco non mi manca.

Q20

PLAYBOY Va bene, abbiamo capito. In qualche maniera si deve concludere. Ci parla per piacere dei suoi famosi gatti?

Guccini – Quella storica, nera col pelo lungo, è Paurina. Poi ce n’è un’ altra che si è presentata tempo fa alla porta e non è più andata via. E’ quella che prima le era saltata in grembo senza fare una piega. I gatti sono sinonimi di libertà e anarchia. Fanno quello che vogliono e se ti danno affetto lo fanno perché lo desiderano. Meglio di così…

Bruno Marzi