Franco Califano e altri intervista Sanremo 1994 Il Gazzettino 1994

Sanremo
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E'già stato definito il Festival dei "diversi", delle diversità in genere, delle acrimonie di vario tipo. Franco Califano, "maglia nera" della classifica (ma in passato toccò anche al Drupi di "Vado via") sfoga rabbie represse, e si produce in un brillante, personalissimo show, ad uso e consumo dei giornalisti. Si definisce subito "uomo vero, con gli attributi", ma, politicamente, precisa di non metterli assolutamente a disposizione della Destra, come qualcuno ha scritto. "Io - sottolinea - sono uno sincero, di borgata... Racconto tante cose perché vado a dormire più tardi degli altri... Leggo, studio, e faccio l'amore; a molti da fastidio".
 Califano ha scritto canzoni bellissime, che hanno fatto la fortuna sua e di interpreti come la  Martini di "Minuetto". "Napoli", però, pecca nel finale troppo ripetitivo. Il cantautore confidenziale, alla ricerca del ritornello d'effetto a tutti i costi, perde di vista il gemellaggio poetico tra Venezia e Napoli, "... Città uniche, unite da questa unicità, in cui il mare, con la sua solidariet, stempera ogni velleità separatista".
 "Sono napoletano; mio nonno era Aniello Califano, autore di "O' surdato innammorato", ma ho vissuto otto anni a Milano, e tifo per l'Inter. Per non parlare di Roma... L'Italia é una, e gli italiani lo sanno bene". "Ma io vivo" è il titolo di un album molto interessante, che contiene "Roma bastarda", un rap ballatissimo in discoteca. "Vedi? Califano fa un rap e funziona subito! Di me, invece, si parla solo per le donne, il carcere, la droga. Nessuno ha mai ricordato che, con Tortora, fui assolto "per non aver commesso il fatto", che ho un figlio grande stupendo, e che, se vado a trovare carcerati o disadattati, non mi porto dietro la tivù!".
 Prendere o lasciare. Il "Califfo" sottolinea la sua unicità: "Ho sempre mandato "affan." il Sistema, anche quello discografico. Forse è per questo che sono ultimo in classifica al Festival. Sarà che non ho la faccia da poeta, oppure che la mia maggiore colpa è quella di non essere ancora morto... I giornalisti, però, poi copiano i titoli delle mie canzoni, come "Tutto il resto è noia", usandoli in mille maniere". Il "dossier Califano" è molto ricco e colorito: "Se Dalla scrive "Merdman" va tutto bene; se io intitolassi una canzone "Str." sarei subito censurato! Forse, la verità è che sento di essere in credito con il mondo della canzone, anche se faccio 15 concerti al mese da 23 anni". E sorride.
 Francesco Salvi si sente un po' vittima, perché la sua "Statento!" non è "new wave" come Faletti, ma la sua solita, simpatica, "mattata": "Mi consolo con un "musichall" che sto organizzando, assieme alla fedele band dei Budini Molli". I Baraonna, invece, guardano al futuro, grazie ad un omonimo album molto bello. Vittime predestinate? "Un po' ce lo aspoettavamo... Ma abbiamo molte speranze nel futuro", commentano. "I nuovi Cetra? Per carita! E poi, noi abbiamo il nostro repertorio. Saremo in concerto dall'8 marzo, all' Alpheus di Roma, ma abbiamo già richieste dalla Spagna e dal Giappone!". Arigato.
B.M.