Giò Di Tonno musical "Jeckyll&Hyde" intervista Il Gazzetino 2008

Milano
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Ci mancava che Giò Di Tonno diventasse un sex symbol. Miracolo sanremese, alla conferenza stampa di "Jeckyll&Hyde", il musica in scena al teatro Ciak-Fabbrica Del Vapore dal 26 marzo, e poi in ripresa da ottobre anche in Triveneto, il vostro cronista era l' unico giornalista di sesso maschile presente. Moscacocchiera fu sì la vittoria con Lola Ponce al Festival, ma anche quella, da molti trascurata, notorietà acquisita con oltre cinquecento repliche di "Notre Dame de Paris". Per inciso, è confermato un tour "d' addio" estivo con repliche all' Arena di Verona, Giò e Lola protagonisti, in data da stabilire.
 Il cantante-attore-autore pescarese si è ributtato anima e corpo nell' esperienza teatrale. "Non vedevo l' ora - confessa - perché questo è il mio mondo. Lo spettacolo è molto bello anche se minimale. In scena ci sono fino a quaranta attori, con individualità molto interessanti dal punto di vista vocale. Io vivo lo sdoppiamento Jekyll-Hyde in maniera schizofrenica e molto coinvolgente. Belle le canzoni, che potrebbero essere tutti "singoli" di successo; bellissimi i costumi e affascinanti luci e movimenti scenici. Dopo Milano però ci fermeremo perché a maggio uscirà il mio nuovo cd" e poi farò un tour di presentazione.
 "Jeckyll&Hyde" è passato a novembre 2007 dal Politeama Rossetti di Trieste, con eccellente riscontro di pubblico e critica. Di Tonno è una certezza assoluta. "Io, una volta in scena, mi trasformo - continua - e divento tutt' uno con il personaggio. La scelta è sempre verso caratteri forti, come Quasimodo e il professore che vuole discernere tra il bene e il male. Faccio ridere se dico che mi piacerebbe fare Jago nell' "Otello"?". Intanto preannuncia "Santa Fe", l' album di undici canzoni, scritte da lui e da un amico, a lungo preparato e, grazie a Sanremo, giunto alfine alla distribuzione discografica".
 E racconta. "Quando andavo a proporlo come cantautore mi rispondevano: "Ma tu non sei quello dei musical?", come se fosse una specie di marchio o come se le canzoni si potessero dividere in due categorie: quelle da musical e le altre. Pochi sanno, per esempio, che "Come sei bella" di Cocciante era in realtà nata per un suo album e non per "Notre Dame". Comunque sia, questo album è una raccolta di canzoni d' amore alternate a testi più impegnati. Parlo per esempio della pazzia quotidiana, quella delle cronache nere, del vicino di casa, della gente che incontri per strada. Il mio genere è pop-rock, partendo dalla musica che mi piace: all' estero Coldplay e Radiohead, in Italia De André e Cocciante. I classici insomma".
 Il titolo, "Santa Fe", desta curiosità. "Niente America - spiega - perchè Santa Fe è il nomignolo dato al quartiere di Pescara dove sono nato, Santa Filomena. Un quartiere degradato, con droga e malavita, da cui non mi sono fatto coinvolgere e da dove sono uscito grazie alla mia famiglia e alla musica. Per il resto sono un uomo di mare, vedi cognome, e di poesia. Fidanzata? Ci stiamo attrezzando". A bocce ferme, Giò ricorda il Festival come un' esperienza un po' schizofrenica: "Ringrazierò sempre Gianna Nannini per l' opportunità. Tra l' altro, andremo a trovarla, io e Lola, all' ultima data del tour. Da una parte ci sono state le interviste, sempre a Lola, e le fotografie, in cui cercavo di entrare dentro... Ho dovuto anche dirle di coprirsi, di non fare come quando fu ospite internazionale, ché ancora si ricordano... ".
 Scherzi a parte, Giò Di Tonno è felice di essersi preso una serie di rivincite: "Quando venni al Festival da ragazzino fui buttato un po' allo sbaraglio. E' come partecipare agli show televisivi tipo "Amici" o "X Factor". Forse se avessi l' età di questi ragazzi ci proverei anch' io, perché non c'è nient' altro per mettersi alla prova. Sulla qualità e sugli esperti... Beh, avete visto cosa è successo a noi a Sanremo con la "giurìa di qualità". E poi, tutti a dire: "Sono bravi per forza: il musical... "".
 "E' vero - conclude - che siamo andati in scena pensando di essere in un teatro e non in uno spettacolo televisivo. Abbiamo guardato vecchie ospitate straniere, come Springsteen e Madonna. Loro facevano spattacolo senza mai guardare nella telecamera. Anche la Stampa, inizialmente, ci ha preso sotto gamba (non noi. Ndr) trascurando proprio quel grande pubblico che poi ci ha votato e fatto vincere. In Francia, per esempio, i protagonisti di Notre Dame sono delle star assolute. Per Lola e per me c'è voluto il festival di Sanremo". Meglio tardi che mai.
Bruno Marzi