Gianluca Grignani intervista Gioia 1998

Gianluca Grignani, il quasi 26enne cantautore milanese di “Destinazione paradiso” (un esordio da un milione di copie, tre anni fa), è pronto a giurare che per lui <... Una canzone è come una fotografia: con mille sfaccettature, che deve rispecchiare quello che si è veramente dentro>. E’ un concetto che ribadisce ad ogni piè sospinto, e che riprende un po’ la visione pittica di Enya, per esempio. Non pago, Gianluca, che ha perso la pettinatura “con la scossa” delle sue ultime apparizioni al Festivalbar ed è di nuovo lungochionato come all’ esordio, ci mostra compiaciuto la copertina del nuovo cd, “Campi di popcorn”. <Vedi che bella grafica? E l’ idea di truccarmi da “Jocker” per riprendere il titolo di una canzone del disco?>, ci spiega fiero. Poi, alla fine, ci confessa che, messo in musica il tormento amoroso (<Sono quasi sempre autobiografico. Ci sono diverse “storie” finite nel disco>), nella realtà la sua nuova ragazza è proprio Francesca Dall’ Olio, la brava fotografa che ha realizzato il “servizio” di copertina del cd.
I conti tornano, adesso. Grignani, che dichiara di avere sempre avuto <la capacità di concentrazione di un insetto>, atteggiamento nei confronti del prossimo che ha fatto scambiare per antipatia un normale istinto di autodifesa (in particolare da un mondo ostile come quello della Discorafia), adesso ha trovato un indubbio equilibrio artistico. Nel nuovo disco, mai così “battistiano” e allo stesso tempo rock, Gianluca offre testi intensi ma essenziali, melodie italiane ma farcite di sonorità internazionali. Un brano in particolare, intitolato proprio “Canzone”, in sette minuti crea una simbiosi quasi perfetta con, appunto, la celeberrima “Canzone del sole” di Lucio Battisti.
Battisti, allora, è una fonte di ispirazione reale?
<Senza dubbio! Ha insegnato come scrivere una canzone a tre quarti dei musicisti “pop” italiani. da lui ho imparato a creare frasi corte, a tagliare i periodi musicali per renderli più originali... >.
Lei dichiara di ispirarsi molto anche a Vasco Rossi...
<Anche questo è vero. Di Vasco ammiro la capacità di mettere il cuore nella musica, di esprimere profondamente se’ stesso senza altre congetture. Di essere sincero, insomma! Io spero di fare altrettanto. Le dodici canzoni di “Campi di popocorn” sono una diversa dall’ altra>.
Perchè lo ha registrato a New York?
<Perchè ho scoperto che in quella città riuscivo a mettere in pratica le mie idee musicali senza compromessi o interventi esterni. E poi mi sono trovato molto bene: un po’ come in quella periferia di Milano, zona Precotto, dove ho vissuto la mia adolescenza, e dove è nata la mia voglia di fare musica>.
Lei è sparito per un po’: cosa ha fatto?
<Ho viaggiato molto, un po’ per svago un po’ per lavoro. Ho vissuto a Londra, New York, Sudamerica, Ungheria., Giamaica... Adesso sono qui perchè ho qualcosa da dire>.
Tra “proposte indecenti” come attore belloccio per far trepidare le ragazzine (ma qualcosa di più serio si sta prospettando) e accuse di essere un “talento irrisolto” della musica leggera italiana, Grignani ha scelto la strada del lavoro serio. “Campi di popcorn” è veramente un bel disco. Lo aspettiamo da marzo in tour. Con curiosità.
BRUNO MARZI